Da quando non abito più con i miei, riscopro angoli della mia cameretta, che prima davo per scontato e in cui ho accumulato vita.
A pranzo mi diverto spesso a frugare per quelle quattro mura e a ritrovare oggetti che mi riportano indietro nel tempo.
Così è stato qualche settimana fa, quando ho ritrovato dei regalini che Elena mi aveva portato da Fuerteventura (i regalini delle vacanze..), e quello che io ho comprato a lei chissà quando che mai le avevo consegnato, così anche se un po’ in ritardo ho portato a termine il compito.
Oggi mi sono avventurata di nuovo. E così eccomi in mezzo ai miei dizionari, tutte le varie lingue, quello dei sinonimi in inglese che aveva voluto la prof, l’enciclopedia della letteratura, il libro di arte, quello di filosofia sul metodo di Cartesio. Li apro, sono tutti sottolineati, con le note a margine anche a penna. E’ così che distinguevo i libri che non volevo vendere. Quelli che in qualche modo significavano un qualcosa in più.
Nella mensola sopra, in bella vista un walkman e una serie di cassette.
Quel walkman era un regalo di Emanuele, per un anniversario. Era il 96. Ricordo che ci ho fatto viaggi infiniti in autobus ascoltando cassette e leggendo libri, uno dei pochi regali utili che mi abbia mai fatto, una delle pochissime cose che non sono riuscita a rovinare con la mia distrazione atavica. Lo prendo, mi chiedo se si accende ancora. Ebbene sì le pile non si sa come funzionano. Butto l’occhio a quelle cassette.
Una serie di compilation di Elena con titoli come “buona pasqua 96”, “canzoni per te”, “per la mia Luna”, e poi quella cassetta. La prendo. E’ un album dei REM. La cassetta si intitola “for your ears only”, e sull’etichetta leggo OGGI SONO VIVO DA DUE MESE, TI AMO.
Come mai non è finita nella scatola con tutte le sue cose? I primi pensieri che ti vengono in mente sono sempre i più stupidi, ci avete mai fatto caso?
Penso a persone che non si sono mai sentiti dire frasi così eclatanti, penso a chi si sente dire molto meno e per un bisogno disperato d’amore legge quello che desidera. Io per molto tempo ho pensato di aver travisato, ma quelle parole mi hanno confermato, per l’ennesima volta, che non è stato così.
Ecco. Anche per questo l’ho amato tanto. Perché per il nostro tempo, quelle non sono state solo parole, ma eravamo in quel periodo della vita in cui tutto è assolutamente eccessivo. Tutto è fuoco o ghiaccio. E quel fuoco col tempo ci ha bruciato. Non siamo stati capaci di crescere insieme. Lui ha avuto paura del cambiamento che stava provando dentro di sé e invece di parlarmene ha aspettato che si fermasse, che tornasse indietro da solo lasciando tutto come prima. A 20anni, e nella prima esperienza sentimentale può succedere. Io ignara continuavo a pensare che tutto fosse risolvibile, che in amore tutto ci sta. Mamma mia quanto ci ho messo per perdonarlo davvero, tutto per questa testa dura e orgogliosa che mi ritrovo.
Eravamo giovani, inesperti e convinti che saremmo rimasti amici, che nessuno avrebbe impedito che l’uno rimanesse nella vita dell’altro. Io non so se sono ancora nella sua, e davvero poco mi interessa, lui è rimasto, quella cassetta lo testimonia.
In ogni caso ne ho scelta un’altra da ascoltare. Vada per l’Amarcord, mi piace fare salti nel passato e vedere cos’ero, ricordare situazioni, perché sono quella di adesso anche grazie a quei momenti lì, ma niente di più caro F., e credo che ti troverei concorde.
Così con la colonna sonora di “Evita” sono tornata ad un Santo Stefano in cui lui non c’era ancora, ma io, Elena, Stefy ed Emy sì, ed eravamo in prima fila al cinema per vedere un film in lingua originale, ed essere le poche ad essere contente che i sottotitoli fossero in lingua.
Alla radio stanno passando “every breath you take”, oggi l’amarcord non mi abbandona, ma questa canzone è un’altra storia, vero Harry?
Sempre a proposito di gente che è rimasta nel tempo, nel bene e nel male.

Io ho tanta di quella merda addosso, dentro e intorno, che voglio, assolutissimamente voglio, sulla luce che filtra dal buio. Non me ne vogliate, ma di razionalizzare e scrivere di angoscia non ho bisogno, ho bisogno di focalizzarmi su quanto di buono ho, almeno per il tempo di un post.
L’altra sera tornando in macchina avevo le lacrime agli occhi e pensavo “quanti saranno felici come me adesso??”, ho pensato a sua madre e le ho scritto “hai ragione saggia Luna..”, diceva parte del messaggio di risposta.
Io non lo so se avete mai avuto una totale fiducia nei mezzi di qualcuno. Sapete quando pensate ARRIVERA’ IL SUO MOMENTO, NON E’ SOLO QUESTIONE DI AFFETTO, LEI E’ DAVVERO LA PERSONA PIU’ MERITEVOLE CHE CONOSCA. Beh io sì.
Ero arrivata anche a pensare per un attimo che, forse l’amore che provavo per lei offuscasse la mia capacità di essere obbiettiva. Giusto un attimo, poi la sentivo parlare, la vedevo lottare contro i mulini a vento, la vedevo spaccarsi la schiena per nuove mete, per ragazzi che sarebbero diventati negli anni i suoi ragazzi, e mi rendevo conto che no, a lei quella porta dei sogni prima o poi si sarebbe aperta.
L’altra sera è uscita dalla macchina e ci siamo corse incontro stringendoci in un abbraccio fortissimo. Proprio come due innamorati. E sti cazzi della gente che ci guardava, era tutto vero, come i suoi occhi lucidi, come la mia faccia ebete, come noi due, stranamente senza parole.
Lei è una persona dalle tonalità forti, come testimoniano le pareti di casa sua.
Lei sa essere completamente disperata e il giorno dopo al settimo cielo. Proprio come i bimbi.
Lei è la stessa persona che aveva dei dubbi su ciò che era solo la settimana scorsa, dubbi veri e a me ostrusi, e oggi ha la convinzione che il suo valore è alto, altrimenti lì, e dico proprio lìììì, non l’avrebbero presa.
Lei senza calci nel culo, senza essersi abbassata le mutande, senza aver svilito il suo essere donna intelligente è riuscita ad entrare a lavorare dove una persona su un migliaio (e voglio stare stretta) entra. Preparandosi, studiando, facendo concorsi e studiando ancora.
“non mi chiameranno mai May”…
“Cazzo hai capito ieri con decorrenza domani che volevi entrare, e ti aspetti che di punto in bianco si facciano sentire? Non è che un attore dopo un film si aspetti l’Oscar! Non hai mica chiesto di entrare in un posto qualunque, e allora prenditi la responsabilità di aspettare”, lo ha fatto, ed è stata premiata.
Scrivo questo in un periodo in cui mi è difficile farlo. Mi è difficile sorride in modo leggero, mi è difficile pensare che “i sogni son desideri chiusi in fondo al cuor”, mi viene molto più facile cantare “l’avvelenata”.
Eppure l’altra sera ero felice, di una felicità completa, appagata, difficilmente spiegabile.
Come se tutto l’orgoglio che ho per lei mi stesse uscendo fuori da ogni poro della pelle, finalmente contento che gli si fosse data giustizia.
E allora ho capito meglio quando lei mi diceva “May l’organizzazione del tuo matrimonio è l’unica cosa positiva, se non ci fosse non saprei a cosa aggrapparmi”, lei si aggrappava al mio sogno realizzato per sorridere, io adesso mi aggrappo al suo.
Come una macchina ben oliata, come fanno il Sole e la Luna, come facciamo da 18 anni e faremo ancora e ancora.

Otto anni.
Otto anni di mazzi di fiori ogni santo mese, partendo da quelli più semplici, fino ai cavolfiori, alle ananas minuscole, al cesto che mi lasciò praticamente paralizzata.
Otto anni in cui ci è successo di tutto e nonostante tutto sappiamo ci dovrà succedere ancora molto.
Otto anni fatti di paura, di pianti a dirotto, di risate fino ad avere mal di pancia, di passeggiate mano nella mano, che a me il braccio sulla spalla dopo un po’ da fastidio, con la stessa andatura, con lo stesso piede, altrimenti ci si scontra.
Otto anni fatti di litigate, di far pace, di distacco, di preoccupazioni, di positività, Amore, Vita.
Otto anni che hanno portato ad un matrimonio, alla nostra casa, al saldo in banca che non ci pare vero e all’imparare ad alternare il riderci su con la preoccupazione reale.
Otto anni fa era un lunedì. L’appuntamento era davanti al locale che sarebbe stato protagonista quanto noi negli a venire. Mi vestivo e pensavo E’ TIMIDO SE NON MI BACIA LO FACCIO IO? Mi aveva già mandato quel messaggio in cui mi definiva “il suo sogno più bello”, ma non c’era stato niente di più. Arrivavo un po’ in anticipo (cosa assai rara), con i crampi allo stomaco che mi ricordavano che io non sono brava ad aspettare, e lui era già lì.
Si è avvicinato e mi ha baciata. Come se lo avessimo già fatto milioni di volte.
DOVE ANDIAMO? Ti va un gelato in centro anche se non fa proprio caldissimo? AH ME IL GELATO VA SEMPRE E COMUNQUE! Bene, mi sa che andremo d’accordo PER COSI’ POCO??? Si inizia sempre da poco.
E se voi doveste chiedermi, com’è stato il primo bacio che vi siete dati? Io riuscirei a rispondere solo: naturale. Tutto il contesto ci imbarazzava anche un po’ magari, ma il contatto tra noi è stato assolutamente come se non ci fosse altro modo di stare insieme. Uniti.
Ieri sera guardavamo un film sul divano. Lui seduto all’angolo, io sdraiata con le gambe sulle sue in modo che potesse scaldarmi i piedi con le sue mani. I due protagonisti del film si baciano per la prima volta e sono imbarazzati.
ERI IMBARAZZATO QUANDO MI HAI BACIATA LA PRIMA VOLTA?
No. Ero nervoso prima che arrivassi, poi ti ho vista e mi sono rilassato di colpo.
IO ERO ANCHE IN ANTICIPO!!
Eh già hai barato per bene va!
OHHHHHH SAI CHE NOIA SE AVESSI SCOPERTO TUTTE LE CARTE FIN DA SUBITO!
Otto anni di cambiamenti profondi in noi, che hanno mantenuto la nostra voglia di “ridere dei guai” intatta.
Non me ne voglia il 28 giugno, ma niente sostituirà in noi quel meraviglioso 14 Ottobre.

Parole in libertà, ma neanche tanto.
Scelgo di non parlare della mia terra. Perché è troppo personale, perché quello che provo ogni sera di fronte a quelle immagini non riesco neanche a spiegarlo. Quella terra pulsa e io la sento dentro di me.
Ieri sera mia sorella mi aggiorna che il Lodo Alfano non è passato.
Rimango incredula. Questa Italia riesce a sorprendermi ancora e mi piace. Mi piace che il mio essere scettica venga messo alla porta di fronte alla realtà dei fatti.
Salgo in macchina, e alla radio sento che NostroSignorePresidenteDelConsiglio informa già il popolo italiano che la sua attenzione nei suoi confronti, per un po’ di tempo, sarà ridotta a causa dei due processi che dovrà affrontare. Carino da parte sua. Mi chiedo se ce ne accorgeremo. Non credo. Il giornalista anticipa già che i processi saranno un tira e molla continui, un rimandare date a causa dell’impossibilità di presenziare da parte del Nostro caro, “insomma”, dice il giornalista, ”niente a cui non si sia già assistito”. In televisione comunque chiunque continuerà a parlare di lui. Persino l’opposizione (e continuo a chiamarla così solo perché non mi viene in mente un’alternativa che renda bene l’idea) continuerà a parlare di lui, piuttosto che di quello che intende fare per mandarlo in pensione, nelle sue ville miliardarie, circondato da quel puttanaio che si può permettere perché lui non è diventato ricco dopo che è entrato in politica, lo era già prima. Mah.
Voi, dico a VOI, che cosa cavolo avete in mente di fare? Perché siete coscienti del fatto che non si può solo dire che non vi sta bene niente, ma ad un certo punto dovrete anche proporre qualcosa vero? No, perché qui si parla di manifestazione in piazza a favore di NostroSignorePresidenteDelConsiglio, messo al centro di un complotto. Qui si parla di gente che scenderà in piazza per lui per ripagarlo di quanto ha fatto per loro, per fargli sentire che non è solo in questa valle di lacrime (altrui, aggiungo io).
Nel frattempo lui è in tivvù, cioè a casa sua, è affranto ma va avanti perché deve dare l’esempio. Io guardo le sue interviste, la sua convinzione in quello che dice, e mi immagino tutti quelli che l’hanno scelto che si sentono perseguitati dalla giustizia. Loro.
Nel frattempo oggi mi sento dire che “dare il coprifuoco forse è un po’ eccessivo, però almeno si mettono al sicuro i figli da possibili vie sbagliate”.
Pensiamo che la politica sia una cosa lontana, pensiamo a fare petizioni, firmare proteste, incatenarci, fare scioperi della fame, quando poi crediamo ancora che il coprifuoco sia utile.
Quando poi crediamo che una canna e l’eroina siano la stessa cosa. Quando poi pensiamo che quella se l’è cercata, perché guarda com’era vestita.
Molto più facile che dare delle regole al proprio ragazzo. La regola del “va guadagnato tutto quello che desideri”. La regola del dialogo. Del parlare, dell’ascoltarsi. Perché ascoltando un giovane di adesso, ci si renderebbe conto che farlo tornare a mezzanotte equivale a non farlo uscire di casa. Però magari c’è una via di mezzo tra la mezzanotte e le 7 del mattino e, sempre magari, lui potrebbe apprezzarla. Io ho lottato con tutte le mie forze con mio padre all’epoca del E’ FEMMINA, PER LEI E’ PIU’ PERICOLOSO. Io gli ho dimostrato coi fatti che si sbagliava. Ma un telefonino l’ho avuto quando ho potuto comprarmelo, così come la patente che non ho avuto ai 18anni per regalo, così come la mia prima macchina, che non era nuova di pacca, ma una Y10 scassata che ho adorato. Non me l’hanno dovuto neanche spiegare il perché. Era chiaro. E come me tanti, lo so, li vivo, li vedo per strada, si riconoscono le persone che si guadagnano il pane onestamente. Per tutta risposta, noi (parlo di generazione eh?) genitori degli ultimi dieci anni, crediamo che la soluzione sia dare tutto a prescindere. Non deve sentirsi da meno mio figlio rispetto agli altri. Quante volte l’avrò sentito? Stiamo creando una generazione di persone che credono che tutto gli sia dovuto, che non hanno valori, che partecipano alle riunioni della “giovine Italia” (avevo i brividi mentre leggevo l’articolo su Repubblica) dove il Nostro caro è l’ospite d’onore, e inneggiano cori per il loro idolo. Giovani che credono che se non hai una bottarella (in tutti i sensi), non vai da nessuna parte. E loro non hanno colpe, gliel’abbiamo detto noi che il mondo “va così”.
Allora la parte più critica di me pensa che ci meritiamo chi ci sta governando, semplicemente.
Ecco perché sono capace di commuovermi nel vedere un padre orgoglioso di sua figlia alla recita di fine anno, una madre che aiuta il suo bambino a fare i compiti o che lo accompagna in tutti i suoi svaghi nonostante sia a pezzi, un ragazzino col walk-man che lascia il posto sul pullman ad un anziano o aiuta una carrozzina a salire un gradino ostico.
Passo per quella cinica, per quella coi piedi ben piantati per terra, per quella che deve sempre fare l’avvocato del Diavolo. Presente! Se questo vuol dire che non regalo la mia fiducia alla carta stampata (che tanto non ci vuole molto a capire chi ne tira le fila evvè?), né a quei personaggini che fanno pessimo teatrino in tv, è assolutamente vero.
Se si parla di altro io sfodero uno dei miei sorrisi migliori, e chi ha occhi per vedere veda, agli altri una pacca sulla spalla è sufficiente.
La mia professoressa di diritto mi diceva che la politica è scegliere, che ognuno di noi fa politica, perché ogni nostra scelta in qualche modo condiziona le scelte di altri, in una catena infinita. Mi piaceva quella donna e mi piaceva come arrivava il suo essere parte di qualcosa.
Voglio essere parte di qualcosa che fa, non blatera, fa sul serio giorno per giorno, partendo dalle piccole cose.
Vivo per le eccezioni, per la fiducia che riescono a instillarmi, per come riescono a sorprendermi. Come veder spuntare l’arcobaleno da un cielo nero e inquietante (ditemi che non sorridete come degli ebeti tutte le volte..).
Somewhere over the rainbow bluebirds fly, birds fly over the rainbow, why then, oh why can’t I?
