Come dice mia sorella eccovi un bel muro di parole, ma sono stata via tanto e sono logorroica, non potevate realmente aspettarvi niente di meno.
Sono stata via tre settimane per sentirmi dire che in realtà sono stati tre mesi. Ennò non ci sto, giuro che sono state tre settimane. Certo sono state come le volevo, come le ho desiderate, come me le sono meritate dopo un anno a dir poco intenso.
Ho scelto Valencia e non me ne pento minimamente. Per gli altri era indifferente la meta, a parte Barcellona non avevano visto altro, io avevo voglia di esplorare qualcosa di sconosciuto. Voglio poter conoscere la terra di mio nipote, che è ormai a tutti gli effetti anche mia.
Mi hanno lasciato il compito di scegliere anche la sistemazione, con la scusa che di solito ci prendo in queste cose. MariValtur ha avuto fortuna anche stavolta e la casa è ben oltre quello che tutti ci aspettavamo!
Tre settimane che poi sono stati 18 gg e ci tengo a dirlo in cui ho maturato delle piccole certezze:
A Valencia c’è il fuso orario e il nostro spirito di adattamento è ai massimi livelli. Non si spiega altrimenti come ci sentissimo assolutamente a nostro agio andando al mare verso la mezza dopo una colazione a dir poco internazionale, tornare dalla spiaggia alle otto, cenare non prima delle dieci, uscire di casa per mezzanotte, a dormire non prima delle 4 della mattina, e pensare CAZZO QUESTA SI CHE E’ VITA!
Valencia è una città che vale la pena di essere visitata come si deve, ma non ad agosto. Nossignore. A meno che voi non riusciate a conservare una temperatura corporea nonostante i 40 gradi continui e costanti. Noi non ce l’abbiamo fatta. Ci abbiamo provato un paio di volte, senza scegliere le ore più calde e nonostante tutto abbiamo pensato non fosse il caso ripetere l’esperienza, visto che uno tosto come lo Zio è stato male un bel po’ per insolazione (e fidatevi lo Zio il caldo lo regge eccome).
Valencia è una città per tutti. Per chi vuole fare mare, per chi vuole la città da esplorare, per chi ama la vita notturna, per chi ama il buon cibo. Astenersi persone che non amano le spiagge di sabbia (una a caso…), che non amano il caldo, che non amano la confusione.
Ci sono pareri discordanti sull’Agua de Valencia e sull’Horchata. Allora la prima c’è chi la definisce semplice aranciata (gli ometti), per noi è un buon aperitivo, che poi l’aperitivo si prenda alle 2 di notte è un’altra cosa. L’Horchata invece è una bevanda fresca che vendono ad ogni angolo della città, fatta con mandorle e qualcos’altro. Eravamo in 5 e il punteggio è 3-2 per i sì.
Valencia è dimenticare la mia Moleskine a casa e andare alla ricerca di fogli per poter scrivere quello che ho in testa, gli strani meccanismi ormonali che spingono due persone a fare sesso, ma a non saperlo gestire. Eppure mica è complicato, o forse lo è diventato col tempo. Boh.
Valencia è Johnny Maracas, il locale che troviamo la prima sera girovagando per il Barrio del Carmen, musica, teatrini e daiquiri alla fragola che decidiamo di non prendere più. Oribbbile!
Noi siamo un gruppo ben collaudato. Non perfettamente omogeneo, anzi. La vediamo in modo diverso su tante cose e io più volte sono sbottata durante questi giorni insieme, ma sappiamo come prenderci. Loro sanno che una volta che dico cosa mi sta andando sul gozzo per me è finita. Io so che Nicoletta mangerà insalata per sempre altrimenti prende un etto, so che Cri scasserà i cabbasisi finché non si trovano degli ombrelloni e che se Ale non parla è perché non sa come dirmi qualcosa che gli gira in testa. Non ci dobbiamo scoprire, ci siamo accettati così come siamo. Siamo gli stessi però che quando è ora di scatenarsi lo fanno senza essere molesti, ma coinvolgono un locale intero, alla fine mi ritrovo sotto braccio ad uno sconosciuto che vuole offrire poi da bere allo Zio. E’ MIO MARITO! Mari hai detto marito e non sei ancora ubriaca HAI DETTO BENE ANCORA NO!
Lo zio ride come un matto io mi giro e gli dico SEI FORTUNATO ANCHE TU EH? TI POTEVA CAPITARE UNA DI UNA NOIA MORTALE! Lui mi prende e ci facciamo un giro di pista!
Su di lui non dico altro, lo Zio è ogni giorno una conferma.
Valencia è un mare caldo, ma caldo, tanto da non dare refrigerio a volte. Acqua bassa e pulita. Peccato che le meduse ogni tanto venissero a trovarci, ma io ho vissuto un’infanzia a far bagni nel mar Adriatico e non ne ero sconvolta per niente. Ho sguazzato in quell’acqua per ore. Mentre c’era chi si metteva sotto l’ombrellone nelle ore più calde, io mi sdraiavo a riva e giocavo col mare.
Quasi sempre Ale mi raggiungeva (pure lui pesciolino mica da ridere) e si cominciava a ridere senza un perché.
Quando le mani diventavano con le grinze, allora prendevo il mio libro e attaccavo a leggere. Tre libri anche quest’anno, quanto mi piace essere così riposata da riuscire a leggere senza che mi si appannino gli occhi dopo una decina di pagine.
Dopo due settimane invece di tornare indietro, noi ci spariamo altri 600 km a sud della spagna, direzione profonda Andalusia, Torremolinos, direzione “pezzo di cuore di Mari”.
E qui mi ritrovo a guardare il monitor e non saper cosa scrivere. Cosa che non ho già scritto su di lui, intendo.
Mi abbraccia forte, mi vuole per giocare con lui, mi imbocca dopo che io ho imboccato lui, è un piccolo pappagallo che ripete ogni cosa, imitando le facce e le mosse.
Io sono completamente, irrimediabilmente e perdutamente innamorata di lui.
E’ un piccolo conquistatore di cuori lui. Tutti che mi dicono che è un tesoro, che metterebbero la firma per avere un bambino così, io penso che mio fratello si è riscattato. Non importa che tipo di persona è stata e continua ad essere (picchì come disse mia nonna cu nasce tunnu nun pù moriri quatratu), è un buon padre e mio nipote è quello che è anche per merito suo.
Rimane impressa nella mia mente la prima sera a Torremolinos. Tutti al ONE per festeggiare Cice e i suoi amici. Mi rimane impressa per quello che ci si riesce a dire quando si è assolutamente ubriachi. Non so se lui si ricorda, ma io sì, come sempre. E rimangono cose nostre per una volta. Non le saprà nessun altro per una volta. Vediamo se almeno questo riusciamo a non farcelo rovinare, e a non rovinarlo noi per primi.
Ci proviamo. C’è un piccolo uomo di tre anni che ci corre incontro e ce lo chiede. Per lui vale la pena ogni cosa.

Non ho un’esperienza trentennale di lavoro, ma con i miei 12 anni credo di poter dire ad alta voce e senza possibilità di smentita, che la settimana della chiusura lavorativa, le forze energetiche convergono, si scontrano o che so io, e succede sempre qualcosa. Qualcosa che non ti aspetti ovviamente.
Non ci si aspetta di entrare il lunedì al lavoro e trovare un ragazzo con un occhio bendato perché gli è entrata una scheggia; non ci si aspetta che nel pomeriggio si chieda MA ROCCO NON C’E’? e ti venga risposto che è andato a casa perché ha la febbre e la sera scopri che è un principio di polmonite. No dico, la polmonite ad Agosto.
Non ci si aspetta neanche di trovare mamma con la bronchite, perché noi non ci vogliamo far mancare nulla mai. E così tra un po’ vado alla ricerca di una farmacia aperta e di tanta buona volontà. Sì perché mamma si rifiuta di star male. E lo so non fate quelle facce, lo so. Lo sciroppo no, non riesce a buttarlo giù, no le pastiglie no fanno male allo stomaco. Allora le faccio lo sguardo da possibile matricida, lei si calma e compra quello che deve.
Non ci si aspetta di trovare un amico di mio fratello a cena a casa dei miei. In un attimo ho la sensazione che DAVVERO manchi solo lui, così lo si chiama e ovviamente il calcio entra prepotentemente nei discorsi e si fa cagnara.
Non ci si aspetta di avere lo stomaco che si ribella alla pizza della mamma dello Zio. No dico LA PIZZA DELLA MAMMA DELLO ZIO. Sarà stata la quantità ingerita. Eppure faceva caldo e si sa col caldo si mangia di meno. Mah. Gli altri forse. Non io. A me manco il caldo mi fa passare quella voglia di roba buona. Soprattutto se la roba buona si chiama pizza.
Non ci si aspetta che l’officina di punto in bianco si movimenti (anche se in realtà ci si sorprende ogni anno quindi, una sorpresa non dovrebbe più essere), proprio adesso che siamo con un organico carente e sembriamo tutte palline impazzite.
Non ci si aspetta che una canzoncina di quelle leggere leggere mi entri in testa e parli di me. Chi l’ ascolta non l’assocerebbe mai a me, eppure io sì e sorrido, sempre nello stesso punto sorrido.
Quello che invece capita ogni anno è l’arrivare alle vacanze a tocchi. E’ da ieri che mi sembra venerdì. No dico, capito come??? Non mi aiuto per niente, ma è così.
Sarà che il caldo ce la sta mettendo tutta a mettermi KO. Proprio tutta. La settimana scorsa ho avuto la netta sensazione che “un’altra settimana così io non la posso affrontare”, qualcuno ci ha messo una pezza ed ha deciso di rinfrescare l’aria. Avere la pressione con la massima ad 85 condiziona un tantino la giornata. Non svengo, ma lo stare in piedi non mi fa, in ogni caso, sembrare un fiore. E nel frattempo compleanni, feste, cene di saluto, che io dopo un paio di sere a vegetare a letto ho già il senso di claustrofobia.
Valencia ci attende e non vedo l’ora di scoprirla, di mangiarla, di berla. Io, lo Zio e tre amici. Gruppo collaudato.
Mio nipote mi attende. Ero un po’ titubante nel proporre agli altri di allungare il viaggio di 600 km, ma loro mi hanno risposto all’unisono MA CERTO COSI’ FINALMENTE LO VEDIAMO ANCHE NOI. Una volta comunicato a papà poi non vi dico. E così non sarà più un giorno, ma qualche giorno, non tanti ma comunque abbastanza per fare il pieno di quella Vita che mi regala ogni volta il mio piccolo cuore spagnolo.
Sono solo 3 giorni Mari, SOLO tre giorni, adesso te lo ripeti e magari te ne convinci anche.
