chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

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 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

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lunedì, luglio 27, 2009

Ok proverò ad andare per punti.
 
- I Linea77 continuano a non essere il mio genere, ma mi sono ritrovata a cantare pezzi delle loro canzoni venerdì sera e dicendolo allo Zio lui mi dice MA LO SAI CHE E’ LA TUA FORMA DI AUTISMO VERSO I TESTI DELLE CANZONI.
- Vedere un adolescente che non riesce ad addormentarsi perché ha il nuovo cd dei suoi idoli, autografato dai componenti della band, da la sua porca soddisfazione.
- Quando ho accettato di andare al Concerto delle Chitarre non pensavo sarebbe stato tanto coinvolgente. Bello essere sorpresi. Maurizio Solieri è un pazzo. Non poteva essere diverso il compagno di viaggio di una vita di Vasco. Il mio portafoglio ha un cimelio in più da custodire adesso. E sabato notte, a distanza di 24 ore precise, ero io la bambina che non riusciva a dormire per una firma su un pezzo di carta.
- La giusta compagnia di una serata può cambiare le sorti di ciò che vivi. Ridere di cuore è rigenerante, è come se le lancette dell’orologio biologico tornassero indietro, a quando non tutto era pesante e problematico, ma la cosa più impegnativa era ricordarsi di telefonare a Lele per dirle per l’ennesima volta di portare il libro di Arte, anche se era pesante (con conseguente sua dimenticanza). Ci sono serate inaspettate che ti regalano una spensieratezza che ti fa bene e che respiri a polmoni pieni.
Sono le sere in cui ti ritrovi a cantare, nel ritorno a casa, canzoni ad occhi chiusi. Senti di nuovo le voci di allora, i piatti da lavare da giorni nella casa degli universitari del Poli, quel friccicorìo nello stomaco, quella voglia di trasgredire, quei racconti che adesso ci fanno sorridere e allora erano così presi sul serio.
- Il mio uomo è uno a cui posso chiedere all’ultimo momento di andare al mare e come risposta ho OK BASTA CHE NON CI SVEGLIAMO ALL’ALBA.
- Il mio uomo va a prendere la macchina al parcheggio, vede che il parchimetro ha qualcosa che non va e c’è una signora che non capisce cosa succede, così la raggiunge e le passa il suo ticket che scade dopo due ore. La signora lo guarda come se fosse arrivato da Marte, solo chi non lo conosce si può stupire. Io sorrido.
- Il mio uomo quando gli dico SAI CHE C’E’? lui in realtà lo sa già. Banale direte voi. Perché voi non sapete quante cose mi passano nella testa contemporaneamente. Riuscire a beccare proprio quella giusta non è facile per niente. E’ CHE ESSERE IN SPAGNA E NON PASSARE DA LUI sì.. CIOE’ SONO QUASI 700KM LO SO, E’ UNA SFACCHINATA LO SO vuoi andare dal piccolo? E’ CHE L’ULTIMA VOLTA… va beh ma che problema c’è? Lo abbiamo già fatto SI MA NON IN GIORNATA. Ma alla fine chi sono io per contrastare lo zio?
- Il resto è una giornata al mare. E’ la nostra giornata al mare, con i nostri ritmi, il nostro relax, il mio non voler uscire dall’acqua, il suo leggere il Dylan Dog, il nostro esultare per la caduta di Lorenzo (e lo sapevo che non avrei dovuto, ma è stato più forte), la nostra cena luculliana, il tuo guidare fino a casa e il mio darti la buonanotte prima del casello così puoi ascoltare la musica che non mi piace.
 
E io che pensavo che la quotidianità fosse sinonimo di noia, io che avevo paura del gran passo perché non sapevo se sarei stata in grado di cambiare abitudini, mi do quasi della stupida. Quasi. Perché poi mi dico che la quotidianità, così come il famoso “passo”, possono essere qualcosa che ti limita, che ti blocca, davvero. Basta che mi guardi in giro per averne conferma. Solo che io al mio fianco non ho il resto del mondo. Ho Lui.
GUARDA CHE NON E’ MICA UN CASO lo saprò bene io che non è un caso, visto che ti ho tampinato un anno prima che decidessi di calcolarmi.
Già. L’ho sempre detto che la perseveranza in qualche modo va premiata!

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mercoledì, luglio 22, 2009

Stasera quando arriverò a casa accenderò tre candele profumate. Proprio come il giorno in cui sei nato. Da giorni stazionavamo vicino al telefono aspettando notizie. Tu non hai voluto aspettare oltre, di stare lì dentro ancora un mese non ne volevi sapere e sei venuto a dare luce nuova alle nostre vite. Era un sabato pomeriggio, e sono stata la prima nella nostra famiglia a vederti solo qualche settimana dopo. Eri un ranocchietto. Ti guardavo e pensavo E’ il mio ranocchietto grinzoso. Tre anni fa.
Quelle candele non sono quelle che avrai sulla torta, ma non importa.
Ho chiesto al tuo papà di cantarti la canzone di Buon Compleanno anche da parte mia e di darti uno di quei baci grandi che tanto ti piacciono. Rimani immobile e ti fai baciare sornione, poi tiri fuori uno di quei sorrisi enormi che mi sciolgono il cuore.
Sai che c’è tesoro? E’ che io con te rivivo i tuoi anni con la consapevolezza dei miei. Fai bene a non capire, molto probabilmente non ha senso, ma riesco a dirlo solo così.
Ogni volta che mi raccontano di qualcosa che hai fatto, io mi immagino il contesto, io so esattamente con che tono di voce lo hai detto, le facce che hai fatto e cosa ti ha spinto.
Non ho bisogno di vederti con gli occhi per sapere come sei, io ti vedo col cuore.
Esempio?
Tu che insisti con la abuela per far chiamare papà, papà vede quel numero e pensa E’ SUCCESSO QUALCOSA A GIOVANNINO, così risponde tutto trafelato (papà non sa cosa vuol dire, ma tu lo saprai, non ne ho dubbi..) e dall’altra parte sente la tua vocina che gli dici che fa caldo. Papà non capisce subito, finché tu non gli dici che ti mancano gli occhiali da sole che ha lui a casa e devi assolutamente riprenderli. Me lo immagino il sorriso dall’altra parte di mio fratello, che riconosce la tattica.
Mamma mia quanto sangue nostro ti scorre lì dentro! Mica gli hai telefonato piangendo e facendolo sentire in colpa. Mica la abuela disperata l’ha dovuto chiamare perché tu continui a lagnarti. No. Non sei quel tipo di bambino tu. Papà lavora, ti avranno detto in questi giorni che non riesce a passare spesso come prima, e allora tu aggiri l’ostacolo con qualcosa di assolutamente necessario in queste giornate di sole. Gli occhiali. Glielo chiedi con quella vocina lì, quella che potrebbe chiedermi qualsiasi cosa. Così oggi papà ti regalerà un paio di occhiali da sole da grande, come i suoi e tu andrai a dire a tutti quelli che incontrerai COMO PAPA’ allargando il petto orgoglioso.
 
Io voglio che tu sappia che Zia avrebbe preso il primo aereo per venire da te oggi e ripartire domani se solo questi maledettissimi soldi non le condizionassero la vita più del dovuto, ultimamente.
Io voglio che tu sappia che lo farò prima o poi. Che faccio sempre pazzie per le persone che amo con tutta me stessa, e tu, piccolo grande uomo, sei sicuramente uno degli amori più forti che abbia mai provato. Non potevi essere altrimenti visto che hai scelto questo giorno per venire al mondo.
 
La delegazione italiana della famiglia sta per arrivare, ancora poche settimane di pazienza, ti manderò tante di quelle foto che non riuscirai a dimenticarmi neanche volendolo! Per i libri di fiabe dovrai aspettare, quelli te li porto io e li leggiamo insieme.
Buon compleanno corazón!

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lunedì, luglio 20, 2009

Come sempre accade quando ho troppe cose da dire sto zitta. Da piccola era il contrario, provocandomi quella balbuzie tipica di chi vuole dire tutto insieme, senza sapere la priorità da dare, senza distinguere l’importante dal superfluo. O molto probabilmente da piccoli è tutto tremendamente importante.
Non è che non abbia niente da dire, è che sto cambiando la mia vita. Di nuovo, e io non sono un tipo coraggioso. Io sono incosciente, ma non coraggiosa. Io ho bisogno, un bisogno vero, di quei due, tre punti fermi nella mia vita, per poter andare avanti. Io non sarei la parte più bella di me senza di loro, e sinceramente non riesco neanche ad immaginarmi.
Non sono come mio padre che ha lasciato la sua famiglia a duemila chilometri di distanza perché non c’erano soldi per mangiare.
Non sono come mia madre che rimanendo orfana della mamma, per non impazzire lascia parte della sua famiglia e si trasferisce al freddo e lontano dal mare che le ha fatto compagnia tutta la vita.
Non sono come mio fratello che quando gli ho detto MA COME PARTI?? Mi ha risposto “io qui non ho nulla che mi trattiene”, io lo guardavo e non capivo come potesse dire una cosa del genere.
Ancora adesso non lo capisco. Lo ringrazio per essersene andato (eccezion fatta per mio nipote), ma non lo capisco.
Io non sono una che molla. Non è nel mio carattere. Io combatto, piuttosto mi faccio male, ma so che ne vale la pena perché non la sto dando vinta. Perché non mi faccio dire da qualcun altro cosa sono. Questa volta ho dovuto dire basta.
Rimanevo in questo posto solo per amore per mio padre. Mi sono fatta in quattro, non ho ceduto alla gastrite, alle bolle sul corpo, al prurito agli occhi, a tutti quei responsi psicosomatici. Mi sono fatta trattare come a nessuno ho mai concesso fuori da queste mura, ho ingoiato bocconi amari, ho percepito uno stipendio che sottolineava tutti i mesi quanto poco valessi e contassi fino al punto in cui ci ho creduto. Inutile guardarsi in giro fuori di qui chi potrebbe volere me? Io sono solo una segretaria. Non permettevo a nessuno di pensarlo neanche minimamente, chiunque mi vedesse aveva di me tutt’altra immagine, ma in cuor mio vivevo così. Dieci anni., poi mi sono detta Vuoi diventare una donna arrabbiata col mondo? Vuoi diventare uno di quelle che si additano e a cui si dice Ma scopa di più! Vuoi arrivare ad essere così anche fuori? Non riuscire a sorridere, non riuscire a ridere dei guai, come invece hai imparato a fare? E mi sono risposta un secco NO.
Dieci anni. Non uno. Non due, dieci. E mi sembrano sufficienti.
Quando poi, dopo aver fatto il tappabuchi per 5 anni mi viene detto che “due in ufficio siamo troppe”, e lo si dice solo a me, beh allora penso che sia davvero troppo. Nessuno pretende una statua, nessuno pretende degli elogi scritti, ma porca puttana questo è stato davvero troppo.
Io non mollo, anche per questo venerdì sera avevo l’adrenalina a mille e piangevo a dirotto pensando a mio papà. Al fatto che lui è contento solo a metà, al fatto che una parte di me è dispiaciuta di non aver saputo reggere oltre. Di non aver il carattere che è necessario per stare a contatto tutti i giorni con certi escrementi.
Per quell’uomo io farei qualsiasi cosa e lui neanche lo sa.
Vado via solo a metà, io non mollo. Un piede rimane qui, a difendere, quello che mio padre si è costruito in 40anni di lavoro che ama profondamente, dagli sciacalli. Almeno per i primi tempi. Glielo dimostro così il mio affetto. Nella nostra famiglia le smancerie non ci sono mai state. Non sarò l’unica sulla faccia della terra a fare due lavori. Io non scappo, non mi è mai piaciuto correre, la stessa energia mi piace impiegarla in mille altri modi diversi. Mi viene in mente che stasera ho un’esibizione di rueda di fronte a persone con cui ho conti in sospeso e non vedo l’ora.

Gozado para LeMieMari a 10:41 commenti (22)

lunedì, luglio 13, 2009

La mia famiglia ogni volta che si riunisce è una festa. Bastano un paio di zii che arrivano da fuori, e la tavola sembra un banchetto nuziale, le risate si propagano per ore all’interno del palazzo e si tira tardi senza accorgersene.
Quando arrivano Zio Giuseppe e Zia Adele poi, si fa un salto indietro nel tempo, almeno io lo faccio. Un salto in una Sicilia che non ho vissuto, ma che in loro è radicata profondamente.
Zio Giuseppe è il più grande dei fratelli di papà, lui è rimasto giù in Sicilia, ha lavorato per anni nelle miniere di zolfo, è uno a cui piace la terra e tutto ciò che produce. Per dirvene una, ha raccolto un cardellino che per qualche motivo, è finito nel loro cortile appena nato e l’ha cresciuto. Lui chiama Titty e lei arriva. Gli si posa sulla spalla e rimane lì. Se non l’avessi vista con i miei occhi non ci crederei. Lei gli tira i peli dalle orecchie e se lui le dice BASTA CHE ADESSO FAI MALE lei si sposta sull’altra spalla.
Zio ti sa dire in base all’andamento delle nuvole, se domani farà bello o è meglio che prendi l’ombrello. E non si sbaglia.
Ci sono delle regole ben precise all’interno della famiglia C., una di queste è che non si contraddice mai Zio Giuseppe. Io ovviamente, con le buone, provo ogni volta a fargli capire che magari ogni tanto, chissà, casualmente, potrebbe sbagliarsi. Niente da fare. Zio Giuseppe se lo contraddici dopo un po’ non ti da più retta. Mi fa sorridere questo codice di rispetto che si ha verso il più grande. Mi fa sorridere come a lui gli si conceda tutto. Perché nel farlo, loro non sono invidiosi, non lo patiscono, per loro è semplicemente naturale. E’ semplicemente segno di rispetto. Un rispetto che comunque quest’Uomo si è guadagnato negli anni, ma che in ogni caso avrebbe ricevuto, per quel codice di cui vi parlavo all’inizio. Mio papà giù ha anche un altro fratello, ma non c’è neanche da discutere su chi lo ospiterà una volta messo piede sull’isola.
Si continua a svegliare all’alba e sveglia mia zia se per caso dorme. E non c’è verso di fargli capire
che essendo tutte e due in pensione non c’è motivo di cominciare la giornata alle 6.30, soprattutto se mia zia vorrebbe dormire almeno un’oretta. Niente. Tanto fa che la sveglia e si fa colazione insieme. Mi ammazzo dal ridere tutte le volte che ci raccontano queste scene, perché lui DAVVERO non capisce come si possa dormire fino a tardi.
Mio zio è un uomo semplice dal rimedio immediato.
Hai la pressione bassa? E’ perché non mangi. NO ZIO GUARDA CHE IO MANGIO minghiate tu la pasta non la mangi MA NON E’ VERO LA MANGIO SOLO NON TUTTI I GIORNI visto?? È
picchì nun mangi.
Sìi animica? Bevi tecchia di vinu russu ai pasti ZIO MA A ME IL VINO PIACE IN COMPAGNIA ALTRIMENTI NON NE VADO MATTA e che minghia e minghia si bivi tutti i iorna alla fine ti piàce…. Che gli vuoi dire??
Mariagà (giuro mi chiama così e ancora non ho capito perché) ma dimmi na cosa DIMMI ZIO a proposito di carusi SI… quann’è che n’accatti uno? Uno a 30anni deve fare i figli ZIO IO NE HO GIA’ 32 QUINDI MI SA CHE PRENDO IL TRENO DEI 40 ORMAI! No no 40 è assai AMABBIDIRI ZI’!
Zia Adele invece è riconosciuta in tutto il mondo come la donna dalla voce improbabile. La sua voce riesce ad avere sfumature così vicine ai fischietti per cani, che non potete immaginarvi.
Assolutamente succube della figlia ormai 40enne, che vive ancora con i genitori perché sfortunata (non mi fate dire cose piffavuri…), è però grande cuoca e donna di gran cuore.
Il suo arrivo trasforma casa dei miei in una cucina di un ristorante. Perenne odore di cibo squisito a cui non si può dire di no. Nel vero senso della parola. Zia Adele non accetta né la parola “poco”, né tutte quelle che assomigliano ad un “no grazie sono pieno”. Per fortuna lì vedo poco altrimenti avrei lo stomaco sfondato, da roba buonissima per carità, ma pur sempre sfondato.
E’ quella che in qualsiasi posto vada deve comprare qualcosa alla figlia, picchì mischina è rimasta dassutta a travagghiari..(io tutte le volte guardo mia madre come per dire BEH? LAVORA! MICA HA VENDUTO UN RENE PERCHE’ NON RIUSCIVA A PAGARE L’AFFITTO..).
Loro tirano fuori la sicula che è in me. Adoro vedere come mi venga naturale capire certe parole, addirittura parlare con loro sbiascicando qualche frase, in loro presenza e mi piace. Mi piace che qualcuno mi ricordi di cosa sono fatta. Che qualcuno mi ricordi da dove arriva la mia testardaggine, la mia malizia, il mio essere fiera, orgogliosa da matti, la mia capacità di essere netta quando è il momento, ma col cuore di burro se toccato nel modo giusto. Proprio come loro.
Li ringrazio soprattutto perché tutte le volte diventano metro di paragone per quando do a papà del terronazzo chiuso con cui non di può parlare…in confronto a zio Giuseppe è la modernità fatta persona!!

Gozado para LeMieMari a 10:28 commenti (34)

lunedì, luglio 06, 2009

Se dovessi incontrare tutte le persone che VORREI incontrare tutte le volte che scendo nella capitale, avrei bisogno di una settimana almeno, altro che due giorni.
Questo penso, mentre sono sul treno direzione Torino, con il cellulare che si illumina e il cuore che fa fatica ad inquadrarsi su quelle rotaie.
Ho una tessera della biblioteca nazionale nel portafoglio. Adesso so cosa potrebbe fare un bibliotecario per me, e porca zozza va oltre, molto oltre quello che potevo immaginare MA SCUSA COSA PENSAVI FACESSE UN BIBLIOTECARIO? Beh sinceramente io non me lo sono mai chiesta, ma mica ho mai frequentato biblioteche così io! Adesso so che il mio peso (quello attuale intendo, non quello di 6 mesi fa..) me lo tengo così, perché se volessi DAVVERO cambiarlo dovrei rinunciare a tante di quelle cose, che porca zozza il sorriso sulle labbra me lo dovrei imporre tra una galletta di riso e una verdura grigliata! OPPURE DOVRESTI FARE PIU’ ATTIVITA’ AEROBICA di più?? EH SI’… Tutto questo mentre il caldo era prepotente e io cominciavo a pensare seriamente ad un gelato doppia panna. Sono un caso disperato.
Adesso so che posso rimanere sola in una stazione metropolitana ed aspettare che arrivi chi di dovere, senza andare in panico. Senza cominciare a pensare a tutte le motivazioni di un possibile ritardo, controllare il cellulare, notare che non prende e pensare che allora potrei spostarmi, ma se mi sposto e arriva non mi trova… E questo dipende esclusivamente da chi aspetti. Non deve essere necessariamente una persona che conosci da una vita, basta che ispiri fiducia. E detto da me è tutto un dire. Attendo la gita da Duranti, ma mi piace sapere che lascio qualcosa da fare per il mio ritorno, come un post it attaccato sul frigo.
E amico mio non ho avuto tempo di dirti nulla, troppo poco il tempo, troppe cose intorno, ma i tuoi occhi li ho guardati, bisogna remare forte e seguire il Vento. Lui non mente, sembra che ci porti verso la burrasca, ma se lo fa c’è un motivo e il motivo lo si capisce una volta dall’altra parte. Non prima. Ah! Cos’avrò mai da insegnare io a te poi non lo so, perdonami, ma sentivo di farlo.
Non parlerò di noi due. Neanche qui. E’ una scelta ormai. Non sei più argomento di discussione, sei una questione mia, personale e indiscutibile. L’ho deciso man mano, strada facendo (guarda te che citazione ti faccio..), quando mi sono resa conto che troppe cose sarebbero cambiate e che in pochi avrebbero capito il perché. Quando ho smesso di starci male ed ho razionalizzato che non per forza doveva essere un male. I rapporti crescono con le persone, e lo fanno spinti dagli eventi, tragici o meno che siano. Rimanere ancorati a quello che si era ci avrebbe allontanato, noi abbiamo deciso di esserci ancora invece.
Ed è vero che concedo a te cose che non permetterei ad altri, ma ho i miei motivi, mi ritengo una persona intelligente e per nulla masochista, non lo sono mai stata, e quello che mi dai tu in cambio lo so solo io.
Rimanere sveglie nel lettone tutte e tre a raccontarci storie di famiglia color seppia, che sembrano successe ieri, ridere fino alle lacrime per una telefonata o per l’ennesimo guasto in casa, camminare per negozi e tornare a casa con qualcosa che avrei potuto comprare solo con voi due!
Mangiare schifezze improponibili col sorriso sulle labbra, guardare film fino a farsi venire gli occhi rossi e decidere che il fritto non era sufficiente, così ci si tuffa a bomba nella vaschetta di gelato.
Ridurre all’osso un vasetto di nutella, senza spalmarne una goccia sul pane, solo cucchiaino, estasi e golosità senza fine di due sorelle mentre lei ci guarda con faccia schifata e sorseggia la sua birra.
L’abbraccio della mia sorellina che non mi molla mi riporta ad una realtà che ignoro fino alla fine. Il viaggio in tram, si scende a piazzale Flaminio, poi la metro direzione termini, poi scale mobili, e ancora scale mobili e sono di nuovo in stazione.
I messaggi iniziano ad arrivare e sorrido. Si ritorna a casina, sento le lacrime che fanno capolino, ma ho dentro di me quella nuova sensazione respirata tra quelle mura: si lotta di nuovo a testa alta e per quei punti fermi che non si muoveranno di lì.

Gozado para LeMieMari a 11:50 commenti (39)