chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

links

 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

hanno visitato a passo di danza *loading* volte





lunedì, giugno 29, 2009

28 GIUGNO 2009 - LERICI
 
Sembriamo due adolescenti che attendono i fuochi di ferragosto.
Seduti sugli scogli, la vista sul golfo dei poeti, io che mi chiudo nel suo abbraccio, il cielo che diventa sempre più scuro, lo spicchio di luna sulle nostre teste.
Ma non è agosto, è giugno. Ed è un giorno preciso di giugno. Il NOSTRO.
Un anno e non sentirlo, un anno e avere di fronte il film di quel giorno, preciso e dettagliato. Siamo stati sommersi d’amore, sorrisi e reale felicità da ogni dove.
Dev’essere così che si invecchia insieme, come in quest’anno che è volato, senza accorgersene, “solo” Vivendo. Me lo sono sempre chiesta vedendo quei vecchietti che camminano per strada tenendosi per mano. O quando penso ai miei genitori, che si danno il bacio del buongiorno, che si chiamano “Amò” e che non smettono di esserci l’uno per l’altra. Non lo so. So che guardo il mio anulare sinistro e sorrido, che la carta di identità mi dice che non sono più adolescente da un pezzo e che penso Meglio Così.
Adesso la vita ha un sapore che mi piace decisamente di più, adesso ho il mio posto nel mondo e il migliore dei compagni di viaggio.

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venerdì, giugno 26, 2009

“non hai mai scritto di un nostro incontro..”. E’ vero. Pensavo di averlo fatto e invece no. Mentre tornavo a casa e le saette mi mettevano in uno stato di ansia che molti conosco, ho provato a capire il perché. Non so se la conclusione è quella giusta, ma potrebbe.
Non è facile scrivere di lei. Le prime volte che leggevo il suo blog pensavo “e poi danno a me della criptica”! Però tornavo. Tornavo sempre a leggere e in qualche modo riuscivo a commentare anche quello che non capivo. Frequenze, direbbe un grande Amico, ed ha ragione.
Lei appartiene a quelle persone riservate, ma espansive, fisiche, che ti lasciano spiazzate. Una persona che non gira per mille blog in cerca di nuove amicizie, ma che ha bisogno di un posto per scrivere, semplicemente scrivere, come sfogo, come liberazione, nel modo che più le piace senza pensare se si capisce o meno, se è meglio uno stile piuttosto che un altro. A pelle mi è piaciuta.
Ci abbiamo messo un po’ prima di avere un incontro pur abitando nella stessa città. Forse la paura di avere delle aspettative deluse, forse la semplice volontà di “conoscersi” prima, senza snaturare come ci eravamo incontrate, nelle righe delle nostre pagine.
Così mi piacciono i rapporti. Non credo all’amicizia che si sviluppa in tempo zero (non dico che non esiste eh? Solo non ci credo…), non credo ai complimenti di chi neanche sa chi sono, che poi sono gli stessi che ti giudicano appena sveli a loro che sei imperfetta anche tu. Anzi, mi svalutano la persona.
Io ho bisogno di tempo, ho bisogno di non forzare la mano, solo così posso essere quella che leggete su queste pagine. E lei è come me.
La prima volta che ci siamo viste mi ha abbracciato così forte che pensavo di perdere il fiato. Non me l’aspettavo. Quest’esserino così minuto davvero riesce a stringere così? Ebbene sì.
E sono state subito chiacchiere, e sono state subito risate e racconti. Intesa. La stessa che mi ha permesso di chiederle di cantare al mio matrimonio (e ancora rosico per quel prete che non gliel’ha permesso..va beh va beh..la sentirò cantare prima o poi..).
Ieri, sedute in quella birreria, abbiamo fatto un passo avanti, un passo verso la conoscenza vera, quella fatta di ricordi dolorosi, di valige emozionali pesanti, di sollievo nella condivisione.
E mi ritrovo a dirle qualcosa che fino a qualche tempo fa mai avrei creduto di fare, io che non dimentico nulla, io così restia al perdono e che..che…
“se decidi di dare una seconda possibilità lo fai senza SE e senza Ma, lasci il fardello che ti porti dietro e ricominci da capo, altrimenti è inutile. Tu hai già deciso, adesso ci vuole solo un po’ di coraggio”.
“sì ci vuole coraggio…”
“oh ma tu ce l’hai eccome ragazza mia, sei donna! Mia mamma me lo ripete ogni volta..”
E quegli occhi azzurri brillavano solo all’idea.
Mentre i lampi squarciavano il cielo e la pioggia non diminuiva sorridevo ricordando quelle parole. Me le ha insegnate Qualcuno che poteva lasciar perdere e invece è rimasto.
Me le hanno insegnate quelle persone coraggiose che fanno parte della mia vita e che sono motivo di orgoglio continuo per me.
“non lasciamo passare di nuovo tanto tempo Mari!”
“hai ragione cazzo, colpa mia che sembro sempre super impegnata! La prossima volta a casina promesso!”.
E via con l’abbraccio stritolante, a cui non saprei più rinunciare, che da oggi chiamerò Abbraccio alla Gina!

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martedì, giugno 23, 2009

Sabato sera è avvenuto l’evento.
Sono sicura che molti non lo troverebbero tale e invece fidatevi che lo è.
Io sono una bestiola complicata. Non amo i branchi. Non ne ho mai avuto uno mio prima di entrare nel mondo del ballo. Quindi in quell’età in cui ci si riuniva in 15/20 persone al bar sotto casa, io uscivo con le mie due/tre amiche. Quando si andava in discoteca io stavo a casa. Ero capace di essere l’anima della festa con quelle poche persone selezionate, come essere il puzzle mancante al quadro attaccato alla parete più nascosta, in una festa mondana.
A disagio, fuori luogo. Avere come migliore amica, chi riesce a sentirsi a casa sua a casa degli Elkhan come a casa del mercataro più mercataro non è stata cosa semplice. Se dauna parte la invidiavo, dall’altra dovevo dividerla con un sacco di gente. Ebbene sì dividerla. Portarmi ad una festa? Sì ma solo se si era disposti a farmi da balia. E dato che riconoscevo di essere un gatto attaccato ai maroni ero la prima a declinare con scuse a volte anche poco credibili. Inutile dire che il branco difficilmente vede il singolo, ma è altrettanto vero che se il singolo non da motivazioni per essere visto, non può che puntare il dito contro se stesso.
L’insicurezza era alla base di quel disagio.
Poi è successa una cosa. Ho scoperto che qualcosa avevo da dirla anch’io, ed ho cominciato a farlo.
Non è facile entrare in gruppi già collaudati. Non è facile soprattutto per chi, da quando ha scoperto che ha da dire qualcosa, la dice come le pare senza troppi mezzi termini, come se dovesse riprendersi una rivincita verso il mondo. Non so quando è successo ma ad un certo punto è scattato qualcosa ed ho capito. Dovevo ammorbidirmi. Non cedere su atteggiamenti di chiusura, non comprendere per forza, no. Solo ammorbidirmi, e avrei vissuto delle serate che neanche mi sarei immaginata.
Così è stato.
Insomma sabato sono andata ad una festa di addio al nubilato. Non era una mia amica. E’ un’amica di Lele, c’erano tutte amiche di Lele e io sono stata bene. Bene davvero. Ci siamo sedute di fronte a tavola, come due fidanzati, ho prestato un mio vestito alla futura sposa per la serata, cantato con la Vice, un nubifragio ci ha inondato nel percorso dalla macchina al locale facendoci diventare l’attrazione della serata. Ho ballato sulle sedie e intonato cori!
La sposa è una donna cha ama la natura. Lei vive in campagna e zappa la terra, semina, pianta fiori, una donna senza troppi fronzoli che al pensiero di una festa ha mandato una mail con su scritto NON VOGLIO UOMINI NUDI CHE ESCONO DALLA TORTA EH? Tranquilla susy non avrai cazzetti in pasta di sale ad aspettarti, nessuno di noi è capace a farli!
Lei è così. Una donna che a pelle mi è sempre piaciuta. Una di quelle che non capisce perché debba farsi la pulizia del viso, ma che messa sotto torchio da Elena, ovviamente l’ha fatta. Così abbiamo pensato ad un regalo che fosse adatto a lei: sottoveste di seta?? Seeeee addio ci fa gli addobbi per la serra. Manette col pelo? Ma ceeeeerto e poi ce le stringe intorno al collo.
Poi la lampadina. Ama la natura no? E allora doniamole per qualche minuto un regalo che madre natura ha fatto al mondo. E come tutti i regali ha un nome. Marco.
Userò una frase di una donna che è un po’ il mio mito “anni di studi, emancipazione sociale, vittorie in ambito lavorativo e università che vengono spazzati via da un pezzo di carne. Un gran bel pezzo di carne però!”. Ecco.
Ci tengo a precisarlo. Marco ci ha colpito per la sua simpatia (certo), per la sua dialettica (sì dopo ci ha raggiunto fuori per fare due chiacchiere…), per la sua istruzione (è laureato, e comunque per quel che ne sa lui potrei esserlo anche io, ma va beh dettagli..), non come potete pensare voi, per quella serie di muscoli modellati perfettamente, ma va! Ma per chi ci avete preso?
A quel tavolo c’era chi neanche voleva venire, che queste manifestazioni di donne urlanti danno fastidio; c’è chi ieri ha aperto lo studio ed ha elencato i benefici di una vita sana e regolare, alimentazione e bere inclusi; c’è chi in sella al suo motorino ha raggiunto un ospedale, vestita in modo impeccabile e con quel suo fare molto bon ton; chi si sarà svegliata razziando il futuro marito, buttando anche qualche anatema di quelli spessi e di fronte al capo che alza la cresta, gliela abbassa in due secondi; e c’è chi per tutta la vita ha creduto che mai avrebbe assistito a una roba del genere e invece non solo l’ha fatto ma si è anche divertita. Nessuna volgarità, nessuna si è strappata le mutande, nessuno gli ha messo soldi sempre nelle mutande (forse dovrei togliermi l’immagine di Marco dalla testa scusate..). Volevamo solo sorprendere Susy, volevamo che lei partecipasse a qualcosa di irripetibile e ci siamo riuscite.
Quindi adesso potete scrivermi di quanto e moralmente basso tutto ciò oppure no, siete liberi. Così come mi sono sentita io sabato, in mezzo a quel branco collaudato da anni. Libera di essere. Proprio una bella sensazione.

Gozado para LeMieMari a 11:22 commenti (47)

venerdì, giugno 19, 2009

Mentre si apriva il sipario e il palco diventava nero, ma di quel nero che non fa paura, sapevo esattamente cosa mi sarebbe mancato di lì a poco, anzi pochissimo.
Mi sarebbero mancate loro, le bad girls. Il nostro appuntamento abituale del lunedì e mercoledì, l’arrivare a scuola senza voglia, con mille problemi accumulati durante il giorno, con la pressione a terra, con poche ore di sonno addosso, eppure aprire la porta dello spogliatoio, trovarle tutte lì e sentirsi già meglio. Le persone si stupiscono nello scoprire che ci siamo conosciute a danza e abbiamo legato tra quelle mura. Magari fuori di lì non ci saremmo mai neanche sfiorate, magari ci saremmo state antipatiche, che ne so, ma lì, tra quelle mura in fin dei conti ci siamo spinte per un motivo comune.
Nelle ultime settimane non uscivo mai di casa al mattino senza sembrare un mulo da soma, le prove erano diventate estenuanti, quella sala che assomigliava all’anticamera dell’inferno dal caldo che faceva (e c’è da dire che lei in veste di Lucifero ce la vedo bene…), mercoledì sera mi sono ritrovata a dire ad un Amico GUARDA CHE SI APRA STO SIPARIO E SI BALLI, CHE NON NE POSSO PIU’ DI PROVE SU PROVE E IMMAGINARE LE QUINTE, IO LE VOGLIO LE QUINTE ADESSO!
Poi però c’è il pranzo prima dello spettacolo, l’anno scorso a casa dei miei, quest’anno a casa dei genitori di Lele, giocare con la nuova arrivata che fa già mille feste, stare con quella famiglia che adoro per una serie di validi motivi, le prove in garage che si sta più freschi (?!?!?!), l’arrivo in teatro, l’essere stipate come al macello in un camerino minuscolo per tutte le ragazze di afro. Lele corrompe qualcuno che ci dice che in realtà al terzo piano ci sarebbe uno stanzino libero, e più veloci della luce le bad girls prendono il loro armamentario e vanno a prendere posto.
Qualcuno ha bisogno di forbici? Jade ne ha sempre un paio dietro? Ago e filo? Idem, trucchi a profusione, scelti dopo aver approvato il trucco di scena trovato in rete da Esmeralda, ovviamente Amazzone ed Emsy hanno truccato tutte, Borboleta ha pensato bene di truccare solo se stessa, pazza che è! Mulata ha pensato al ron. Fin dal primo anno è tradizione il ron miel che i miei mi portano direttamente dalla Spagna. Quelle dell’avanzato non bevono, per carità, gli si bloccano le gambe, e ce lo dicono mentre noi tracanniamo direttamente dalla bottiglia e pensiamo FATE BENE ALMENO QUALCUNO E’ GIUSTO CHE RIMANGA SOBRIO. Sono “professioniste” loro, gente “seria” loro. Noi rabbrividiamo al pensiero che qualcuno possa definirci “serie”, sempre che ci sia un pazzo che possa farlo.
Il problema sono sempre le quinte. Un conto è provare in sala, immaginandole, ma avendo comunque una visuale d’insieme con punti di riferimento chiari. Un conto è farlo a teatro, dove entriamo da quinte separate e quel telo scuro ci divide.
A scanso di equivoci. Non è solo questione di ricordare la coreografia. Ci sono un sacco di cose da fare nel frattempo. Mantenere le posizioni, ballare grande, che in teoria anche l’ultimo in fondo alla platea dovrebbe vedere i tuoi movimenti, sorridere quando è ora e incattivirsi subito dopo, essere preciso nei movimenti, tutto questo seguendo una musica suonata dal vivo. Quindi se i musicisti decidono all’improvviso che invece che a velocità 50 hanno voglia di suonare a velocità 100, tu non puoi far altro che seguirli. Ma nessuno lo sa finché non si entra in scena. E conoscendo i nostri musicisti non c’è da stare allegri, sono bravi quanto imprevedibili.
Tutti non facevano altro che ripassare continuamente, bad girls comprese. Io no. Ad un certo punto ho detto basta. Mi conosco provare fino all’ultimo mi innervosisce, è come se dessi per scontato che non ricordo qualcosa, insomma porta sfortuna. Io cammino per il palco come in trance, Lele lo nota e arriva. Mi prende sotto braccio e mi racconta aneddoti del suo passato BROWN ci dice COSA FATE VI DATE CONFORTO? Certo è una vita che lo facciamo se è per questo.
Amo tutto quello che precede quei venti minuti. E’ quella la vera danza. Mentre si passa da uno spogliatoio all’altro e ci si aiuta per la minima cosa, mentre si ripassano mentalmente i passi, o ad alta voce con le altre, cantarsi il ritmo e quel segnale che non si sente bene, scattare foto ad muzzum perché tutto è da immortalare, perché sappiamo che QUESTO ci mancherà.
Quei venti minuti volano. Sul palco e tra le quinte. Volano semplicemente. Io ho fatto pace col palco. Ieri sera pensavo che forse il segreto è temerlo. Non darlo per scontato che lui è un egocentrico ed ha voglia di sentirsi importante. L’anno scorso non era il mio primo pensiero e mi ha punita. Quest’anno no. Non è stata una danza esente da errori, ma questo poco importa. Io sono una perfezionista del cazzo solo su me stessa, agli concedo tutte le attenuanti del caso, che comunque se rileggete sopra non sono poche (questo intendevo Lele mentre ieri sera mi guardavi con gli occhi semiliquidi..)
Ma abbiamo ancora la forza di intonare canti all’unisono nei camerini mentre ci strucchiamo, tutte in mutande o, come direbbe Borboleta, PATAUE, con microfoni immaginari e movimenti da censura. Lo credo che poi c’è chi fa capolino sulla porta e ci dice “io mi candido ufficialmente per entrare a far parte delle bad girls il prossimo anno!”.
Lo zio comunica alle bad girls di trovarsi tutte all’uscita principale e il dubbio si insinua nella mente mia e di Lele. Un dubbio che sappiamo essere certezza. Ha comprato un fiore per ognuna di noi, com’è da tradizione per le ballerine. Un girasole per me, delle rose per loro. Lui è così, mi dico orgogliosa, già lui è così.
Una volta arrivata a casa, sono a pezzi, ma quel brusio che riusciamo a fare solo noi già mi manca, quella danza solo nostra, fatta da cinque personaggi assolutamente diversi tra loro in superficie, ma che in fondo hanno molti più punti in comune di quanto ammetterebbero mai, è perfetta così.
Mando loro un messaggio e mi addormento sorridendo leggendo le loro risposte, altro che BAD, ma questo rimane un segreto tra noi.

Gozado para LeMieMari a 09:42 commenti (26)

lunedì, giugno 15, 2009

Ricordo perfettamente la prima volta che ho pensato che fosse un uomo eccezionale. Era entrato in ufficio e avvicinandosi a me aveva detto TU DI SPOSARTI NON HAI INTENZIONE VERO? Io ho ancora tutta la vita davanti per pensarci sono giovanissima! MA GUARDA CHE LA TUA VITA MICA FINISCE, INIZIA UN’ALTRA VOLTA. In questo scambio di battute con quest’uomo dagli occhi azzurrissimi, quello che non mi aveva lasciato mai era la sensazione di energia che emanava. Ed erano i suoi occhi a mandarla. Un’omone alto, con la barba grigia, di quel grigio che non sa di vecchio, ma di vissuto sì. Quella barba aveva resistito al caldo dell’Africa, dove si è trasferito per un po’ di tempo nelle missioni per aiutare le comunità più povere, e da dove poi è dovuto scappare. La sua emancipazione non era gradita. Lui si batteva per l’alfabetizzazione di tutti, lui aveva fatto un tale rumore che era stato rispedito al mittente con un biglietto in cui gli si diceva che doveva ringraziare il suo Dio, se in fin dei conti era simpatico a gente importante ed era ancora in vita.
Per tutta risposta si fece trasferire a Londra dove continuò a fare rumore, non mollando, ormai bandito da quell’Africa che tanto ha amato.
Questo ho letto in quegli occhi quel giorno in ufficio, e nelle altre rare occasioni in cui ci vedemmo, la sua forza e l’amore per la vita.
Ricordo perfettamente il matrimonio che ha celebrato ormai 9 anni fa. Lo ricordo per più di un motivo. Io e F. ci eravamo lasciati da pochissimo, io ero una corda tesa, triste nell’animo e con poca voglia di partecipare a quella che doveva essere una festa, ma che in realtà, per me, era solo un fare presenza al matrimonio di una collega.
Ricordo che durante la funzione piansi come una bambina e decisi che avrei voluto lui come prete al mio di matrimonio, se mai ne avessi avuto uno. Nessuna predica, nessun sermone su un Dio che detta le regole e noi miseri peccatori non siamo degni di lui, nessun insegnamento da chi non ha nulla da insegnare sulla vita di coppia, solo tanto amore per quella nipote che aveva deciso di intraprendere una nuova vita. Prese una candela e la diede in mano a lei, poi ne prese un’altra e la diede allo sposo. Insieme accesero una terza candela. E quelle parole: “non sono le vostre vite che si fondono in una, questo non va bene, è pericoloso, ma siete voi due, individui singoli e liberi che scegliete di iniziare una vita insieme”. Piansi tutte le lacrime che avevo trattenuto per settimane, piangevo per me, per quello che avrei voluto saper dire, per quello che mi avevano appena spezzato, piangevo perché qualcuno in quel momento mi aveva detto che non avevo sbagliato a puntare i piedi sulla mia vita.
L’anno scorso la notizia della sua malattia, mi hanno riferito che quando gli hanno comunicato che “finalmente” mi sposavo lui ha risposto NON HA MAI DETTO CHE NON L’AVREBBE FATTO, QUANDO DICEVA CHE VOLEVA TEMPO PERO’ NON MENTIVA e si è fatto una bella risata. Quella risata corposa che tanto mi piace in un uomo, che sono sicura gli abbia fatto brillare gli occhi di un azzurro impareggiabile. Questo era lui, umano con chi aveva bisogno e spietato con gli ingiusti, alternava risate commosse a quelle amare. Come l’ultima volta che è andato a trovarlo mio padre, in quella stanza piena di bigliettini di pronta guarigione che arrivavano da tutto il mondo attaccati alle pareti, e con quel suo mezzo ghigno guardando in alto gli disse “Certo che vuole sempre avere l’ultima parola, io ho provato a tenergli testa ma non c’è niente da fare, almeno non qui” e gli aveva strizzato l’occhio. Di fronte alla grandezza di certe persone non c’è molto da dire.
E’ così che me lo voglio ricordare oggi, oggi che ho saputo che il suo Dio lo ha reclamato, oggi che non riesco a togliermi dalla mente quello sguardo e quelle parole. Oggi che sono sicura, nella sua Africa più di una persona sentirà irrimediabilmente la sua mancanza. Oggi che ho la consapevolezza che non bisogna frequentare una persona tutti i giorni, perché questa possa lasciare il segno nella tua vita. 
A te lascio lascio Jeff Buckley e il suo Alleluia, sono sicura che fosse nelle tue corde.

Gozado para LeMieMari a 16:45 commenti (25)

mercoledì, giugno 10, 2009

Proprio non ce la fai a starne fuori eh?” mi dice Lele sogghignando. Ebbene no. Durante una serata danzante veniamo bloccati dal nostro ex insegnante HO DUE ESIBIZIONI DA FARE E MI MANCA UNA COPPIA ma noi non la sappiamo la tua coreografia MA L’HANNO IMPARATA I MIEI ALLIEVI FIGURIAMOCI SE VOI NON CI RIUSCITE!
 
E’ così che ci ritroviamo ad uscire dalle prove di afro per raggiungere l’altro gruppo e memorizzare la coreografia di rueda. E’ così che si esce dalla modalità tamburi, costumi, quinte di entrata e di uscita, movimenti grandi che in teatro si devono vedere bene, e si entra in modalità memorizzare una sequenza, che persone hanno imparato in un anno, in tre settimane.
Detto questo, l’insegnante ha ragione, di riuscirci ci riusciamo, certo che arrivo a casa e lo Zio mi scorta direttamente a letto. Poi lo sento trafficare di la, che lui non rinuncia al cibo mai, neanche se a pezzi, ma è giusto un secondo prima di crollare.
 
D’altra parte il tour de force si concluderà con lo spettacolo di afro giovedì prossimo.
Ci siamo. C’è già tutto. Coreografia, musiche collaudate, le prove generali di questo week-end, la stanchezza e il caldo. Isteria generale per i costumi compresa.
L’altra sera ero ad un passo dal mettere le mani addosso ad una mia amica. Mica per farle male. Giusto per riportarla con i piedi per terra. Nel mondo reale. Vive un po’ troppo nel suo mondo bello fatto da leggi ad hoc per lei (a pensarci bene mi ricorda qualcuno, spe spe il presidente del..mah non mi viene il nome..).
Quando dico che capisco perfettamente cosa si prova a ballare con costumi che non ti convincono, non lo faccio per essere condiscendente, ma perché LO SO davvero. Ricordo un campionato in cui indossavo un cavolo di vestitino pagliettato grigio con dei leggins sotto. IO con un vestitino pagliettato. Devo aggiungere altro?? Eppure la maggioranza vince e Mari ha fatto pippa. In fin dei conti se i giudici si soffermano sul vestito è perché sto ballando male ed ho fallito l’obbiettivo, cioè fargli pensare AMMAPPA CHE MOVIMENTO QUELLA! Per non parlare del costume dello spettacolo dell’anno scorso che mi ha visto in fuseau senza nulla che mi coprisse fino a metà coscia. Forse solo alle elementari ho osato tanto, eppure dopo un primo momento di gelo nel cuore, mi sono ricordata che ero lì per ballare.
In una scuola di danza non c’è democrazia sui costumi dello spettacolo. Anche per questo non tutti lo fanno. Noi abbiamo già la Favolosa che ci chiede quali sono le nostre esigenze, in linea di massima, certo che poi ci va un po’ di spirito di adattamento, anche di sacrificio. Alla fine quando si abbassano le luci in platea e si accendono quelle sul palco, i tamburi danno il segnale e si esce dalle quinte, cosa cavolo importa cosa si ha addosso?? Certo sarebbe meglio non cadere inciampando nei gonnelloni, ma se alla fine tutte le altre cadono e si improvvisa, non è forse più bello?
Sì lo è. ASSOLUTAMENTE lo è.
Credo lo abbia capito. Ieri sera era già meno acida, sempre scontenta, ma più contenuta. Forse sarà l’idea delle spillette col logo delle bad girls che ci siamo fatte fare o quella delle magliette che sfoggeremo a lezione.
Siamo le bad girls anche per la capacità di fare spallucce e ironizzare fino all’eccesso per strappare un sorriso. Siamo le bad girls perché alla fine quel palco ce lo mangiamo. Ci tremeranno le mani, sentiremo lo stomaco girarsi al contrario, non garantiamo l’assenza di errori, ma nessuno avrà dubbi sul fatto che lì, su quel palco, siamo nel nostro elemento.
Tutto sta ad arrivarci al gran giorno: oggi lezione + prove, giovedì lezione, venerdì se diovuole nulla, sabato prove a partire dalle ore 17.00 (non c’è l’orario di fine, come quando non c’è il prezzo per le scarpe..), domenica a partire dalle ore 17.00, lunedì lezione, martedì lezione, mercoledì nulla “così vi riposate”.. ma graaaaaaazie… a favolo’ ma vedi d’anna’!
 

Gozado para LeMieMari a 09:35 commenti (30)

giovedì, giugno 04, 2009

Immaginatevi un bambino che non vedete da 4 mesi e appena incrocia il tuo sguardo si illumina e ti da un bel bacio sulla guancia.
E’ lo stesso che ti parla in spagnolo ma capisce perfettamente l’italiano e che mi porta in una realtà in cui mi ritrovo a parlargli spagnolo, non uno spagnolo perfetto che io l'ho studiato poco, ma mi si scioglei la lingua in un attimo con lui. E’ lo stesso che mi dice ‘AMO PLAYA ZIA ‘AMO PLAYA ya vale vamos querido!
E’ lo stesso che una volta in spiaggia tutto quello di cui ha bisogno è un secchiello, una paletta e qualcuno che vada a prendergli l’acqua VEN CONMIGO? No puedo zia quema, poi gli apro le braccia, lui capisce e si fionda. Lo stesso che dopo poco gioca con una bambina inglese, Gabriella gli parla lui non capisce, ma sa perfettamente che non deve mettere la sabbia asciutta altrimenti la torta non viene bene. Gabriella non so come capisce e prende l’altra, i bambini hanno molto da insegnarci.
E’ lo stesso bambino con cui mi sono rotolata nella sabbia (sì io che non l'ho mai fatto neanche da bambina mi sono rotolata nella sabbia), lo stesso che faceva le buche con lo zio, nascondeva i piedi dentro e poi tutti cercavamo i suoi piedi per la spiaggia. La sua risata mi rimbomba ancora nelle orecchie.
Immaginatevi un bambino che quando è ora di mangiare si siede a tavola come los hombres, che guarda il braccialetto arancione dei campionati dello Zio (sì sì lo abbiamo ancora al polso entrambi..) e mi dice ZIA ESO NO ES DE HOMBRE QUITALO! E non si può rimanere seri neanche volendolo! E’ lo stesso che mi porta i libri di fiabe che gli ho regalato e mi chiede di leggergli los cuentos. Quando prova a leggergliele mia mamma, lui le toglie il libro dalle mani e le dice NO ZIA MARI, e io penso che tutto quello che si può desiderare da un bambino lo stanno vedendo i miei occhi.
E lo stesso bambino con cui mi sono seduta in riva al mare aspettando le onde, non ha mica paura del mare lui, se non lo tieni per mano va come un treno, e quando un’onda lo prende in pieno strabuzza gli occhi, scuote la testa e mi guarda. Io gli dico di leccarsi le labbra, lui lo fa COMO ES? BUENA? No zia salada! Il mare non è mai freddo, neanche è la pelle d’oca a tradirlo, lui continua a dire che sta bene e io devo fare uno sforzo per dirgli DAI CHE HAI FREDDO ADESSO USCIAMO E DOPO TORNIAMO, perché io al suo posto avrei fatto lo stesso. Anzi a pensarci bene faccio la stessa cosa ancora oggi!
E’ il bambino a cui ho fatto il bagnetto cantandogli canzoni in italiano e lui che mi interrompeva dicendomi che non erano così e me le cantava nel suo spagnolo! Lo stesso che ho fatto addormentare solo l’altra sera. Sì è sdraiato affianco a me, io gli ho fatto i grattini sulla schiena e lui pian piano è crollato. Si addormenta sempre nella stessa posizione, parte su un fianco, poi si gira e incrocia le mani dietro la testa. Io starei lì a guardare tanta perfezione per sempre, ne ho la certezza tutte le volte.
Quanto abbiamo chiacchierato. Lui non si stanca mai di ascoltare. Sta lì e memorizza parole nuove, ti interrompe per dire la sua, ha l’ansia di dire che hanno i bambini intelligenti. Tanto che mi fa morire dal ridere quando dice mezze parole una sull’altra e io lì a dirgli AMORE PIANO, UNA PAROLA PER VOLTA, PIANO PIANO e lui ci prova.
Questa volta è stato tutto diverso. Nessuna titubanza, non ho dovuto aspettarlo in disparte, non sono dovuta entrare in punta di piedi. Mi ha vista e si è fidato e il cuore in un attimo mi si è gonfiato d’amore. E’ bastato un attimo giuro non di più.
Quel bambino è un miracolo. Il miracolo che ha permesso a due fratelli di fare il bagno insieme dopo non so quanto tempo. Nessun discorso serio, bada bene, solo cazzate, solo risate, che poi entrambi sappiamo che viviamo la vita in modo opposto e che sarà così sempre. Entrambi sappiamo che noi due non ci possiamo raccontare cazzate. Le possiamo dire agli altri, ma a noi due no. Faremmo finta di niente ma avremmo il chiaro quadro della situazione immediatamente. Guardo lo Zio e gli dico in modo sereno MI DICI PERCHE’ LUI PENSA DI POTERMI PARLARE DI CERTE COSE IN QUESTO MODO? COSA GLI FA CREDERE CHE LO VOGLIA SAPERE? Mari lui non ti conosce, tutto qui, non ti conosce GIA’ VORREI POTER DIRE LO STESSO.
Quel bambino è il miracolo che ha portato mio fratello a svegliarmi con lui in braccio ZIA ZIA buenas dias mi chico que pasa? ‘AMO PLAYA!! seguro que vamos!
Quello che adoro di lui è la sua capacità di fare gesti meravigliosi senza accorgersene.
E’ il miracolo che ha preso per mano lo Zio ed hanno camminato per non so quanto parlando di chissà cosa. Un gigante che teneva per mano un cucciolo, io li guardavo e pensavo “perché no Mari?”. Sì l’ho pensato davvero.
E’ lo stesso che vedendomi uscire dal bagno vestita e truccata, dopo un po’ guarda lo Zio e gli dice ZIA BONITA e io penso Guarda che paraculo tutto il padre!
Lui è un pezzo di cuore così grande che guardo già il calendario in previsione di ritornare a trovarlo. E mi rimane attaccato alla pelle come un tatuaggio quell’abbraccio forte, quello dei grandi, che mi ha dato prima di ritornare dagli altri nonni. ADIO’ ZIA adio’ mi amor, hasta pronto!
Aveva il broncio di chi sa, ma non ha pianto, così ho deciso di ricacciarle indietro anch’io le lacrime.
A presto amore mio, zia torna prIma che può. Promesso.

Gozado para LeMieMari a 15:51 commenti (29)