chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

links

 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

hanno visitato a passo di danza *loading* volte





martedì, aprile 28, 2009

Sono come i bambini. Tutto di me lo dimostra. Il mio inciampare e cadere senza proteggermi con le mani ad esempio, è solo l’ultima conferma. CRESCENDO IMPARERAI VEDRAI, mi dicevano da piccola. Bugia. Io non ho mai imparato, il panico mi prende e mi lascio andare, cercando di limitare i danni. Lei è tra le prime persone che avverto. Come se potesse raggiungermi al pronto. Come se avesse senso raggiungermi al pronto per un taglietto, tra l’altro.
Sì è sorelle anche per questo.
Deve essere una cosa tipo marchio, questa del taglio sotto il mento, dico. È capitato pure a mio fratello. Ce l ho ancora davanti agli occhi, perché io l ho vista la scivolata che ha fatto sull’asfalto. E si è tagliato il mento pure lui. Ma di punti lui ne ha presi sette. Però piangevo io, così per solidarietà.
Ieri invece mi sono venuti i sudori freddi. Ho pensato a te sui tacchi che ruzzolavi.
Sarei arrivata volando.
Quando si è legate ha senso tutto.
E’ anche per questo che non mi sembrano passati…già quanti mesi sono passati dalla nostra giornata insieme sorè? 6? 5?Era forse la settimana scorsa? Boh! Noi si sta insieme nei modi più disparati, e non è un modo di dire, senza contare i discorsi che riusciamo ad intraprendere così dal nulla, quanto ci metterà il premier prima di censurare anche quelli?? Assaggiamo il nostro essere unite ogni giorno e allo stesso tempo patiamo questi maledettissimi chilometri.
Così è un attimo. SORE’ PRENDI IL CALENDARIO CHE SCEGLIAMO UN WEEK-END.
Noi si è state insieme pure venerdì, che io guardavo i Cesaroni e tu stavi a zonzo per un compleanno ma mi immaginavo le facce avresti fatto guardando magari l ultima scena. Escludo che il premier possa censurare i discorsi delle comari. Sarebbe la volta buona che gli metto le mani addosso. E io non amo la violenza, ma per dindirindina, quel tizio mi stimola le papille delle mani e una valanga di ceffoni mi viene voglia di regalargliela ogni volta che lo vedo. Ecco.
EEEEEhhh… che poi si fa presto a dire prendi il calendario e scegliamo un w.e. devo incastrarmi tra i tuoi innumerevoli impegni! Sembri una trottolina amorosa mai ferma. Ad ogni modo il I maggio mi pare un gran bel ponte, no?
Effettivamente quei tre giorni lì sul calendario sembrano proprio chiamarci. Che poi adesso sono due le case di cui possiamo usufruire. C’è un divano letto comodissimo in sala, arancione tra l’altro, che mi sembra essere un colore di tuo gradimento, in una Torino da cui manchi da troppo tempo e che ha voglia di vederti passeggiare sotto i suoi portici con tua sorella; c’è una casina accogliente e tirata a lucido, piena di foto, libri, cd e post it ovunque (e non mi sono stupita per niente quando l’ho vista la prima volta) che mi attende nuovamente tra quelle mura, in una città vista di sfuggita una volta, ma che devo assolutamente conoscere. Insomma è casa di mia sorella!
E per questa volta Torino mi deve aspettare che io sono impegnata a fare la cat sitter. Sai che stanotte mi chiedevo “ma non è che mi si spaventa se la Melly le piomba sul letto di notte?” che casa mia non ha porte (a parte quella del bagno) e mica saprei dove chiuderla. Intanto azzardo a pensare un minimo di programma per le cose che vorrei farti vedere. Tempo infame permettendo. E sempre sperando che la tua opera autodistruttiva di questi giorni si concluda senza fare altri danni!
Beh visto che non me la racconti proprio come un fuscello, sicuramente la sentirò zompare sul letto, ma non ho paura dei gatti, tutt’altro, la mia mi si appollaiava addosso d’inverno e d’estate!
Al tempo infame faremo spallucce, più che altro devo “solo” sopravvivere a questi altri 2 giorni. Non sarà complicato no? Ehm ok, tu ricordati di liberami un’anta dell’armadio, ma mica per i vestiti..sorpresaaaaaaaaaa!
Sorpresaaaaaa???? Al Paradiso delle Sorprese ti ci devo portare ! E’ la tappa fondamentale, altro che Piazza dei Signori e Caffè Pedrocchi! Tzè. Ecco, magari Prato della Valle sì…, una delle piazze più grandi di Europa invasa dal mercato. Hai presente?
 E se questo non bastasse (rullo di tamburi e squilli di trombe) :
VENERDì SERA I CESARONI INSIEMEEEEE! Con tanto di pop corn…
Dobbiamo aggiungere altro????
Non devi aggiungere nient’altro!!! Ommmmmaaaròòòò!! Piuttosto…quando cacchio arriva sto treno????

Gozado para LeMieMari a 15:31 commenti (45)

giovedì, aprile 23, 2009

La primavera arriva e per molti è il momento della rinascita. Io da sempre accuso i colpi ricevuti per tutto l’inverno. Come un pugile che arriva all’ultimo round e non sa se lasciarsi cadere o stare in piedi. Che poi se arrivi fino all’ultimo non cadi e aspetti il gong. Al massimo si va ai punti. Non sempre ho vinto, ma almeno non ho lasciato.
Le belle giornate mi ricordano che le vacanze si avvicinano e la voglia di venire a lavoro, sempre e comunque scarsa, diminuisce a vista d’occhio.
Mi sveglio al mattino e sono stanca. Non dovrebbe essere così ne sono certa. Uno dovrebbe svegliarsi, stiracchiarsi, e dopo un primo momento di smarrimento in cui non ricorda come arrivare fino in cucina, sorridere al nuovo giorno. Io ho bisogno di sapere che c’è qualcuno che lo fa. Ho bisogno di sapere che è possibile che mi accada un giorno, anche lontano, ma che accada.
Perché io sorrido quando esco da qui. La mia vita comincia una volta fuori da questo ufficio e mi sembra di sprecare il mio tempo nel frattempo.
Vedete cosa fa la stanchezza? Solo qualche tempo fa affermando che la mia vita prendeva forma dopo le 18, sorridevo e ne ero felice, c’è chi non ha neanche questo, adesso invece non riesco neanche ad avere una voce che non sia un minimo acida tra queste mura. Me ne rendo conto, ma non riesco a porvi rimedio.
Sono così stanca che inizio a fare pensieri strani. Pensieri che ho paura di dire ad alta voce, che quando decido di esternare allo Zio, lui mi guarda preoccupato.
Pensieri meschini di cui voglio mettere al corrente anche voi, che mostrarvi solo la parte bella di me, mi sembra tanto come se mi imbottissi il reggiseno di ovatta per un inverno intero e poi mi vedeste al mare in bikini.
Sono così abbattuta da questa routine, dal dover fare cose che non mi competono, essere responsabile di tutto senza esserlo davvero, dover ricordare tutto perché gli altri non lo fanno e si incazzano come belve se poi io ammetto di “non ricordare”, perché io sono qui per questo. Io sembro essere qui per un sacco di cose non ben precisate. Facciamo che arrotondiamo per eccesso suvvia e diciamo pure che sono qui per tutto e vengo pagata come se facessi niente. Che uno non ne fa una questione puramente monetaria. Che se facessi la centralinista che smista le telefonate (e quanto vorrei farlo), ma non sa nulla se non gli interni perché non sono di sua competenza (quanto adoro questa frase), allora il mio stipendio mi andrebbe benissimo. Ma non è così. Lo dimostra il fatto che sto preparando la qualità, sto fatturando, faccio i bonifici e controllo le ricevute bancarie in scadenza. E se fosse solo questo mi andrebbe pure bene. Solo che: squilla il telefono e non un cane che mi vede sommersa e decide di rispondere al posto mio, compreso il cane che mi siede affianco. C’è da fare un preventivo ed è urgente, c’è da fare un ordine ed è urgente, c’è da comunicare un prezzo ed è urgente. Così lascia quello che stai facendo e riprendilo, lascialo di nuovo e riprendilo. In più mi si rinfaccia di non fare abbastanza, e questo no, questo non lo accetto, questi sono i motivi per cui sbotto e litigo con la dirigenza. Ah questo termine Berlusconiano quanto lo renderebbe orgoglione! Io non dico di essere l’unica, dico solo che forse c’è qualcuno a cui sta bene, io qui dentro da sola con lui mi sento in gabbia.
Allora mi sono detta che pur di non alzarmi tutte le mattine e venire qui dentro sarei disposta a rimanere incinta e mettermi in pre maternità. Dopo aver subito (sì perché io le ho subite) le tre maternità consecutive della mia collega chi proverebbe a dirmi qualcosa? Mi farei 7 mesi a casa, poi ci sono i 6 mesi post nascita, poi l’allattamento fino all’anno del bambino in cui lavorerei a 6 ore. Le uscite per i vaccini, le visite, le coliche… Sarei mamma e tutto mi sarebbe concesso. Avrei un figlio, nessuno potrebbe più dirmi nulla.
Poi ho scosso forte la testa, poi più forte, facendo finta di non sentire il dolore alle tempie. E mi sono vergognata. Tanto. Ma cosa cavolo mi viene in mente? Io, proprio io, che mi sono sposata quando ho voluto, e non quando avrebbero voluto gli altri. Io, proprio io, che non capisco com’è che c’è crisi, non si parla d’altro, non ci si lamenta d’altro, però in giro è pieno di pance e neonati (come se fossero gratis), e con la situazione in cui siamo penso a questo? Io, proprio io, che come unica motivazione dell’avere un bambino, accetto che sia l’amore incondizionato verso il proprio compagno, mi faccio deviare dalla piccolezza di alcune persone e mi abbasso al loro livello?
LO SO CHE UN FIGLIO SI DEVE VOLERE PER ALTRO, LO SO, TE L’HO DETTO SOLO PER FARTI CAPIRE CHE SONO SATURA, CHE HO BISOGNO DI ARIA.
Allora a lezione mi impegno il triplo, per ricordarmi cosa sono, una che non molla neanche quando il fiato non c’è più. Una che è cosciente che la danza che stanno preparando per lo spettacolo di giugno è lunghissima, la musica veloce e lei a metà sente mancare le forze, glielo annuncia quel formicolio in tutto il corpo che sente, ma sta cercando di capire i punti in cui può rifiatare meglio, i punti in cui non è necessario dare tutto, per poi lasciarsi andare in quelli che richiedono forza, energia, passione. Tengo ben a mente quel passo che non mi viene. E’ un maledetto saltello con spostamento del peso da una gamba all’altra. E’ banale. Eppure mi inceppo sempre lì.
Così ieri sera mentre provavano gli altri gruppi mi sono messa in un angolo e l’ho fatto non so quante volte MI DEVE VENIRE MI DEVE VENIRE. E forse voi penserete che io sia stupida nel sorridere nel ricordarmi la Madre Superiora che esclama COSI’ MULATA COSI’ ERA GIUSTO! Io ho un continuo bisogno di conferme, la danza me le da, è un passo, è qualcosa, qualcosa di grande.

Gozado para LeMieMari a 11:22 commenti (43)

lunedì, aprile 20, 2009

Proverò ad essere sintetica:

 

-         Molto da fare poca voglia di farlo

-         Confidavo nei tempi che stringevano per velocizzarmi con la qualità, ma niente da fare

-         Dovrebbe venirmi il panico visto il punto precedente e invece ancora nulla

-         Sono preoccupata per i due punti precedenti, ma neanche poi tanto (e naaaa cateeeeeena ormaiiiiii…)

-         Nel frattempo ovviamente ho anche tutto il resto che cerco di smaltire, ricordandomi che la bava intorno alla bocca mi dona poco

-         Per la prima volta in 7 anni non ho, almeno, assistito ai campionati Regionali.

-         Dicono sia l’inizio della fine, rispondo in modo non proprio fine che non sto qui a dire e vi lascio liberi con la fantasia

-         Io su quella pista ci torno. L’ho già detto lo so, però è quello che sento.

-         E’ da quando sono piccola che noto che quando c’è un pensiero che mi turba sembra che tutto intorno a me giri intorno a quello e parli di quello. Capita solo a me?

-         Il colore dei miei capelli tende ogni mese di più al viola. E sono molto Shiseido. Qualsiasi cosa questo voglia dire insomma.

-         Sabato ho ballato fino a svenire, ho bevuto un Cuba e mi girava la testa. Questa è la parte più odiosa delle diete. Disintossicano, ti rendono pulita. Io un po’ sporca mi piaccio, lo dimostrano i fatti.

-         Finito il teatrino della Comunione di ieri, si apre quello del battesimo di domenica. Rispetto ai circhi dell’anno scorso una bazzecola, epperò basta!

-         Mi squillano due linee, devo rispondere ad una mail e sono circondata da faldoni di moduli e programmi da riempire. Forse è meglio che vada.

-         Ovviamente torno, i miei minuti di respiro li difendo con le unghie!

Gozado para LeMieMari a 11:16 commenti (33)

martedì, aprile 14, 2009

“E le mie gambe han camminato tanto
E la mia faccia ha preso tanto vento
E coi miei occhi ho visto tanta vita
E le mie orecchie tanta ne han sentita
E le mie mani hanno applaudito il mondo
Perché il mondo è il posto dove ho visto te”
 
 
Parlare di questi giorni non è semplice, me ne sto rendendo conto di fronte a questa pagina bianca. Non so da dove cominciare, sono piena di Londra. Era molto più facile mentre ero lì, prendevo la mia Moleskine rosso fuoco e cominciavo a scrivere. Sul pullman mentre tornavo a casa, in una caffetteria mentre aspettavo il the con la tortina alla frutta, seduta sulla panchina di fronte al Marble Arch con davanti il Corner Speak e i suoi dibattiti, che solo a pensarlo un posto così, nella realtà dico, è meraviglia. Ispirata, ecco sì, Londra mi ha fatto sentire ispirata.
Non so quanto abbiamo camminato, riso e vissuto. Sono stati 3 giorni intensi come non ne trascorrevo da tempo. In questa realtà fatta di sveglie che squillano, orologi che ti dettano il tempo per qualsiasi cosa, colazione, pranzo, cena, dopo cena, andare a dormire, persino andare in bagno sembra avere i minuti contati, il lavoro, il lavoro, il lavoro.. In questa realtà dicevo, ci sta il dire basta per tre giorni.
Pensare a Londra e riferirsi a Buckingam Palace, il cambio della guardia (che per la precisione non ho visto), Westminster o il Big Ben è quanto di più riduttivo si possa fare. Tutto questo c’è, e sicuramente ha il suo peso, ma per me Londra è altro. E' trovarsi in Trafalgar Square e venire inondati da autobus in tutte le direzioni che ti vengono in mente. E' Piccadilly con il suo mondo di persone ovunque. E’ entrare in un negozio e non trovare un tipico inglese neanche a pagarlo. Sapete, quei tipini slavati, anche un po’ bruttini, con la puzza sotto il naso che parlano alla velocità della luce? Ecco niente. Hai la giapponese che ti parla nel suo inglese, l’indiano che ti parla nel suo inglese, il ragazzo che fa l’Erasmus che ti porta il panino e ti parla col suo inglese. E capisci cosa voglia dire città aperta. Capisci cosa si intenda per città multirazziale. Noi non eravamo alloggiati in centro. Troppo caro, abbiamo trovato l’ albergo a Peckham, Sud West di Londra, scoprendo poi, una volta lì, che era un quartiere principalmente di persone dal colore giusto (la mia predilezione per le persone di colore non è un mistero per nessuno). Sul pullman che ci portava a “casa” da un certo punto in poi, gli unici visi pallidi presenti eravamo noi due e qualche altro ospite dell’albergo. Questo ci è piaciuto un bel po’. Che noi due siamo popolari, lo sfarzo ci imbarazza, i modi affettati ci irrigidiscono e diventiamo due manichini buffi. Poco conta se non eravamo a due passi dal centro. Prendevamo il nostro 12 direzione Oxford Circus e dopo 40 minuti avevamo la città nelle nostre mani. Minuti in cui comunque dal finestrino scorreva una Londra che dalla tube mica puoi vedere. Ci è piaciuto camminare per Peckham e sentirsi al sicuro, perché non c’è quella tensione razziale che si sente invece qui da noi in cui si ha paura di qualsiasi cosa e ti senti stupida mentre la provi, oltre che ingiusta. Il pakistano da cui compravamo i biglietti della metro il primo giorno ci ha spiegato che era inutile prenderlo per tutte le zone, lui ci ha rimesso dei soldi, ma la verità è che non ci ha neanche pensato. Ha detto solo la cosa giusta. Il turista per quei 3 giorni è cittadino di Londra.
Forse sarà il senso di civiltà che si respira per quelle strade. Il vedere la signora col Burberry, come l’ultimo dei punk, raccogliere la cacca del proprio cane, (vi sfido a trovarne una..). Il lasciare davvero il posto vuoto ai disabili sul pullman, l’avere il posto preciso e dedicato all’interno della metro per poter suonare.
Mi ero dimenticata quanto sia bello viaggiare con lui. Con lui che è il perfetto compagno di viaggio per me. Quello a cui posso dire tutto quello che mi passa per la testa perché so che non mi riterrà mai ridicola. E allora si va al National Gallery e si sta davanti ai quadri impressionisti un’infinità di tempo, e lui magari non prova sulla sua pelle l’emozione che provo io di fronte a quei girasoli che mi raccontano una storia da sempre, ma è lì e mi aspetta. Lui che di fronte al piano per queste giornate rimane sconvolto da tanta organizzazione NON FARE QUELLA FACCIA NON LO SO QUANDO CI TORNEREMO QUI E VOGLIO VEDERE IL PIU’ POSSIBILE, e così abbiamo fatto. Lui che se c’è da camminare non si tira indietro, anzi (e a dirla tutta regge molto meglio di me), però si rende conto dalla stretta della mia mano, o dal mio andamento che i reni cominciano a fare i capricci SEI STANCA EH? No no DAI CI FERMIAMO UN ATTIMO COSI’ TI RIPOSI ok…
Lui che mi accompagna per le bancarelle di Portobello e si compra la tanto desiderata bombetta, ma rimane incantato come me da Camden Town e la sua storia, le sue vie, il suo mercato senza fine, la sua anima punk/rock o qualsiasi genere fosse, che io coi generi non ci capisco mai niente, per me è sempre musica (eh lo so lo so che qualcuno di voi rabbrividirà ma è un mio limite!). I suoi negozi che ci hanno trasportato in una dimensione a noi completamente estranea, ma ne siamo usciti piacevolmente colpiti.
Lui che abbraccio nella folla e sentendo la musica arrivare dalle bancarelle, senza metterci d’accordo, cominciamo a camminare a ritmo, per poi scoppiare a ridere come due scemi.
Lui che non si tira indietro di fronte alla mia voglia di acquisti, al mio impazzire per la scarpe (ma non ne ho comprate, volevo qualcosa di carino e tipico che qui non potessi trovare, io non l’ho trovato ecco), il mio voler portare un pensiero a tutti che lo ha contagiato in questi anni, prima neanche mandava la cartolina!
Lui che a Covent Garden sa perché ho ricacciato indietro le lacrime, gli stringo la mano più forte e gli dico ADESSO CAPISCO PERCHE’ ZIA GINA HA CHIAMATO COSI’ IL SUO NEGOZIO, ADESSO SO PERCHE’ AMAVA TANTO LONDRA. E’ come lei Londra, energica, eccessiva, kitch e irresistibile.
Lui che non si ricordava il numero preciso della casa di Dylan Dog così abbiamo percorso tutta Craven Road, per poi finire ad Hyde Park e camminare, camminare, camminare senza una meta precisa, ma quando senza saperlo in lontananza vedi Marble Arch ti ritorna in mente quella canzone e il modo struggente in cui la canta Jeff (spero mi permetta la confidenza..).
Lui, che mi vede raggiante quando, durante il tragitto del ritorno a “casa” la sera, intravedo i monumenti illuminati e divento raggiante incollata al vetro del pullman. Così l’ultimo giorno, si trova una panchina sotto la London Eye, vista sul Big Ben, e si aspetta che Londra si metta il vestito della festa scintillante. Quando lo fa, posso permettermi di commuovermi, che tanto lui al massimo mi abbraccia dicendo qualche battuta stupida per farmi ridere, è un copione che mi piace conoscere a memoria.
NON PARTIAMO DAI RIMANIAMO QUI!
E lasciamo casina da sola dopo averla fatta a nostra immagine?
MHMHMHMHM
La lasciamo nelle mani della banca?
NO NELLE MANI DELLA BANCA MAI E POI MAI!
Visto dobbiamo tornare allora…
MA PORTARLA QUI? EH? EH? PORTARE CASINA QUI?
 
Lui ride di gusto, scoppia a ridere come accade tutte le volte che sa che troverò la genialata e non gli lascerò scampo! Si ritarda il ritorno in stanza finché possiamo, si cammina fino a stare male e quando finalmente riesco a sedermi sul 12 direzione Dulwich Library, con gli occhi umidi e la mia mano stretta alla sua, mi dico che Londra mi è entrata nel cuore anche perché mi ha ricordato che ogni posto è “casa” con lo zio.
 
“E c'è una parte della luna
Che assomiglia a te
Quella dove si specchia il sole
Che ispira musica e parole…
… E c'è una parte della vita mia
Che assomiglia a te
Quella che supera la logica
Quella che aspetta un'onda anomala..”

Gozado para LeMieMari a 15:03 commenti (42)

giovedì, aprile 09, 2009

La terra continua a tremare. Ho avuto giorni difficili. Giorni in cui sorridere non è stato semplice. Giorni in cui lasciarsi andare ai singhiozzi ricevendo certe notizie sembrava l’unica cosa possibile.
Poi mi sono calmata ed ho pensato che ci stavo cascando di nuovo. Mi stavo facendo risucchiare dal nero e non riuscivo a vedere la luce che comunque c’è.
Mi stavo facendo condizionare dalla gara degli ascolti, dalle “informazioni” strappacuore, che il cuore te lo strappano davvero, ma che non ti informano, ma violano il diritto insindacabile ad essere lasciati in pace, violano il rispetto verso il prossimo.
Non me ne frega niente dello PsicoNano Nostrosignorepresidentedelconsiglio è ridicolo, si commenta da solo, credo fermamente che Fede debba essere risucchiato da un buco nero, ma casa sua probabilmente è fatta con materiale antisismico. La sua sì. Ma trovo altrettanto scandaloso il minuto e mezzo auto celebrativo del TG1, che fa l’elenco degli ascolti record di rai1 in occasione del Terremoto. Nessuno e ripeto Nessuno che abbia fatto un accenno a quelle case di cartapesta crollate completamente. Nessuno che abbia analizzato questo aspetto, però ci si focalizza su Giuliani che aveva previsto e si è beccato la denuncia. Mi chiedo cosa sarebbe successo se avessero detto a migliaia di persone che dovevano lasciare casa loro senza uno straccio di prova del terremoto, se non la parola di uno sconosciuto. Che gli italiani la loro casa non la lasciano facilmente. Non li si convince mica così. Spesso vogliamo le prove. Non lo so. So però che quella è una zona sismica e l’ospedale è stato costruito praticamente sulla sabbia. E non un TG che abbia parlato di questo aspetto manco per sbaglio. Mi dico se voglio davvero stare al loro gioco e mi rispondo di no e cambio canale.
Non è nascondere la testa sotto la sabbia è non stare al gioco sporco di chi ci vuole tutti nella melma.
Mi sono detta che c’è stato il momento per piangere ed era ora di rimboccarsi le maniche. Io sono lontana non posso scavare con loro, non sono neanche sicura che me l’avrebbero lasciato fare, ma ho vestiti in abbondanza che non uso, non prendo mai il caffè al bar, e il mio euro giornaliero lo do in questo modo, conosco persone che hanno bar e stanno facendo spese da poter recapitare
giù tramite la protezione civile, mi sono messa a disposizione. E non mi fido di Bertolaso (soprattutto dopo aver letto Travaglio), ma voglio fidarmi di tutte quelle persone che sono nella protezione civile, volontari, e non si arrendono. Quelli che sono lì senza secondi fini, quelli che si sono mobilitati da tutta Italia e fanno coi fatti, non predicano da un pulpito, non fanno comizi pre elettorali. Li riconosci dagli occhi pieni di Vita e Speranza. Li riconosci dai sorrisi veri dopo aver estratto qualcuno ancora vivo dalle macerie e dal cuore spezzato di fronte all’ennesima vittima. Ma sono ancora lì. Mica si sono arresi.
Le persone di tutti quei paesi stanno vivendo in tendopoli, tremano ancora, in concomitanza con la terra, sono sempre allerta, ma sono sicura che dietro quella paura fottuta di non arrivare a domani, c’è una gran voglia di vivere ancora e ancora e ancora. Di preservare comunque la vita. Chi siamo noi, fortunati a non essere stati lì anche solo per una gita da parenti magari, per stare seduti sui nostri culi e non rispettare la prima regola fondamentale dello stare al mondo, cioè VIVERE??
E non credo alle coincidenze, non credo sia stato un caso scattare così proprio l’altro giorno e il mio modo di rivolgermi a lui, esausta, satura, in preda ad una crisi che gli sbatteva in faccia il mio malessere di mesi. Sentirmi dire quella frase e il senso di liberazione subito dopo..
Che io non lo so dove andrò ma nel frattempo comincio a camminare e poi vediamo.
Domani ci saranno i funerali di Stato. Io parto stasera. Sarò in un posto dove alla tv non mi trasmetteranno tutte le angolazioni possibili e immaginabili del dolore. Questo non mi impedirà di pensare a loro, questo non mi impedirà di abbracciare forte una città, non ho bisogno di essere in diretta per soffrire, non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno.
Io una scelta ce l’ho e parto, con un po’ di pesantezza nel cuore, ma parto.
Che hai sogni che si realizzano non so dire di no, io non la prendo a  calci alla Vita.

Gozado para LeMieMari a 10:36 commenti (8)

lunedì, aprile 06, 2009

In questa giornata in cui il tremare della Terra, il pulsare di vita di molte famiglie è stato modificato dal volere di Madre Natura (perché non posso credere che un Dio possa volere tutto questo, non VOGLIO crederci), ho provato a scrivere qualcosa, ma non ci riesco, quello che ne esce fuori non mi piace. Qui non c’è bisogno di chiudersi a riccio nella paura, c’è bisogno di aprirsi e aiutare. Aiutare davvero, fare qualcosa. Ascolto la radio e sento di persone che mettono a disposizione le proprie case, di gente che ha preso ferie e si è messa a disposizione della protezione civile e mi commuovo. Non importa che ci riescano o meno, non importa che si dica di non mettersi in marcia verso quei posti, loro hanno avuto il pensiero di lasciare tutto e mettersi a disposizione di chi ha bisogno. C’è ancora questo al mondo, ci sono davvero ancora persone così, che non parlano e basta, che agiscono. C’è speranza, e lo sconforto che mi ha preso durante la notizia, l’impotenza di fronte a qualcosa che non puoi prevedere (forse..) e non puoi gestire (forse..), un po’ si è affievolito. Poco lo ammetto. La radio è accesa, e non la spengo. Oggi no.
C’è questa canzone che mi ronza in testa e in qualche modo sento che c’entra, in qualche modo dice quello che non riesco a dire.
 
La Disciplina della Terra
 
La disciplina della Terra
sono i padri e i figli
i cani che guidano le pecore
tutti quei nomi dimenticati
sotto la mano sinistra del suonatore.


Solo l'amore non va così
a me pagano il giusto in questa vita mi pare
anche per vedere bene
per inseguire e per ascoltare.

Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.

Tu sei più bella di ieri vita
che a tutti ci fai battere il cuore
ed è proprio questo che mi piace tanto
ma non so scrivere e non so dire
non so chinare la testa
che non si china la testa
e non si regala l'intelligenza e la compagnia
e non è il caso di aspettare
non è il caso di aspettare
mai più.

Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.

Me ne stavo qui con gli occhiali al soffitto
a innamorarmi dei colori delle cose
ma desiderare non basta
da così lontano non basta.

Ora ho un contratto con gli angeli
e ti ritrovo di sicuro vita
in qualche mese d'agosto accecante
o in un tempo meno illuso
che vuoi tu.


Perché la vita non va così
è la disciplina della Terra.

Gozado para LeMieMari a 09:59 commenti (39)

venerdì, aprile 03, 2009

Ho voglia di frivolezza, di risate leggere, di battute cretine a raffica, di sparare a zero su tutto e poi farmi una bella risata. Ho voglia di leggerezza. Per cui scusatemi se non parlerò di ciò che comunque io miei occhi vedono ogni giorno e le mie orecchie ascoltano continuamente.
Ve l’ho detto che ci provo, anche questo è un modo.
 
Passa Natale e ci rimpinzano di pubblicità su come tornare in linea.
C’è la pillola per la scultura degli addominali (i cosa scusa??), quella che prendi prima dei pasti, quella per bruciare i grassi se l’assumi subito dopo i pasti, quella da prendere prima di andare a dormire così dreni mentre dormi (ma com’è che allora non ho le lenzuola fradice al mattino? Dreno dentro??). Perdi una carrettata di chili in un mese e ti prepari in un attimo per la prova costume, ovviamente devi tenere un regime calorico controllato. Quindi devo fare una dieta e prendere le pastiglie e se dimagrisco è merito loro, non mio che non mi ingozzo di nutella. Capisco. Tra l’altro mi devo ricordare di prenderla a luglio, altrimenti ho tutto il tempo di riprenderli e triplicarli! Ah dimenticavo la formula Soddisfatti o Rimborsati. Perché mi fa ridere quanto quella dell’Activia. Cioè se non vado in bagno che prova ti porto? Il vuoto nel water? Vi fidate sulla parola? Illuminatemi perché non ci arrivo giuro.
Ovviamente sperimentato di persona negli anni, che a me i sentito dire stanno sul gozzo (ma in questo caso avrei dovuto dar retta al neon luminoso che diceva CAZZATA CAZZATA).
 
Ci sono i centri miracolosi. Quelli che nelle pubblicità ti dicono che senza grandi difficoltà, essendo seguiti dalle persone giuste raggiungi il peso desiderato. Chiunque decida di affidarsi a un posto del genere è logico che abbia sfiorato la paranoia e loro lo sanno bene. Ti offrono, per la modica cifra di qualche migliaio di euro di renderti un figurino. Devi solo seguire delle piccole regole, una dieta per le prime tre settimane E IL RISULTATO E’ ASSICURATO!
Ma va??? Provate voi a non ingerire, pane, pasta, zuccheri e limitarvi nella frutta che comunque contiene zuccheri, per 4 settimane e ditemi se non dimagrite! E mica sgarri sapendo quanto hai pagato! E mica sgarri se sai che la prima cosa che ti fanno quando entri per la seduta è pesarti! Soprattutto se si annotano il peso su una scheda e se ingrassi lo segnano in ROSSO! Sei la solita esagerata direte voi. No no, non è un sentito dire, lo so. Sbagli di gioventù in cui hai i primi stipendi, sai di essere stupida, di fare una cazzata, ma va beh cedi e mandi a qual paese la razionalità sperando in chissà cosa. In niente appunto, ripreso tutto e con gli interessi negli anni.
 
Discorso a parte sono le creme. Allora parliamoci chiaro donne. Se a 15 anni decidi di cominciare ad utilizzare le creme (abbinate ad attività fisica qualunque) per un futuro in cui comunque avrai a che fare con la forza di gravità direttamente su tette e culo, con l’essere donna e quindi accumulatrice insana di liquidi oltre che portatrice sana di smagliature, allora ha un senso.
Se invece non fai una ceppa fino a trent’anni, o comunque hai passato la tua giovinezza tra un corso in palestra, poi il cazzeggio, poi danza, poi bere fino ad ammazzarti, poi Si va a correre che va bene e fa dimagrire, poi ma anche no che oggi non è giornata,  ma appena vai al supermercato fai la spesa nel reparto cosmesi e affini, allora di che stamo a parlà? Non ho mai visto sparire una smagliatura. Non ho mai visto sparire cellulite EH MA DIMINUISCE VISIBILMENTE. Ma per quello che costano in proporzione a quanto ce n’è nel barattolo io mi aspetto il miracolo! GUARDA CHE SU DI ME L’HO VISTO SUBITO me lo presti il tuo specchio scusa?? Guarda mi piacerebbe anche solo avere il tuo potere di auto convincimento grazie, perché la realtà è altra roba.
E’ un modo per sentire che si fa qualcosa per se stessi? Ok allora lo accetto, e devo ammettere che ogni tanto cedo e mi dico Massì dai Mari male non fa. Ma non venite a dirmi PROVA QUELLA CREMA LI’ E VEDRAI CHE RISULTATI perché io non ci credo. Io so che se mangio come un bove e me ne frego delle calorie e dell’abbinamento dei cibi (momenti di goduria rara ma impareggiabili) ingrasso, se faccio attenzione (e ammetto che per una golosa come me è una vera rottura di biiiiiiiip) dimagrisco. Punto.
 
Che io ne conosco di donne che escono per mangiare una pizza e si prendono le verdure grigliate (LE V E R D U R E G R I G L I A T E !!!) mentre di fronte si scofano una pizza con ogni sorta di ben di dio sopra, e lo fanno senza mostrare il minimo fastidio. Sarà un caso, ma sono le stesse donne che hanno un fisico invidiabile, ma non riescono a ridere con davvero, perché stanno controllando che la loro risata non interferisca con la postura tirata che mette in evidenza l’assenza di pancia e l’eleganza innata dei loro gesti. Persone che sono abituate a controllare tutto ed hanno un numero imprecisato di paure. Le conosco di persona, le frequento e le guardo con compassione credetemi.
Ve lo dice una che è a dieta da una vita e trasgredisce almeno da due (altrimenti non si spiegherebbe il tutto), ma in previsione di incontrare sua sorella (uffa quanto tempo ancora!!!) controlla che ci sia nutella a sufficienza e pane a volontà, perché ha voglia di ridere di gusto, di vita vera, e il cibo in questi casi è il modo migliore per festeggiarla.

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