chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

links

 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

hanno visitato a passo di danza *loading* volte





lunedì, marzo 30, 2009

Ovviamente dopo una settimana di sole e caldo che definirlo primaverile sembrava quasi un eufemismo, ci siamo ritrovati col tempo di midda giusto sabato mattina. Evvai.
Ciò non mi ha impedito di battere a tappeto l’outlet di Serravalle con amici per tutta la giornata di ieri, che si sa che lo shopping, se non è un balsamo per il portafoglio, sicuramente lo è per l’umore.
Sarà una settimana intensa. Papà è di nuovo partito direzione Spagna (dove di nuovo è necessario) e qui dentro c’è già la frenesia di chi sente che almeno per una settimana dovrà lavorare. Son cose.
Ma quanto voglio tediarvi/mi io con tutto questo? Zero. Bravi risposta giusta.
Le beghe familiari ultimamente però, mi hanno sfrugugliato i cosiddetti, al punto da farmi affermare con assoluta certezza (bada bene di parte e quindi fallibile, che non sono proprio la tipa che si può mettere a sciorinare leggi assolute), le seguenti cose:
 
- Essere figli unici non è un male, anzi va rivalutato seriamente, che la storia della compagnia in un futuro mi fa sorridere. Grazie a Dio non devo appoggiarmi a lui un domani, altrimenti sì che sarei sola davvero.
 
- Essere figli unici ha comunque dei contro. Vedi non poter essere zii e non poter sentire una vocina al telefono che ti dice ADIO’ ZIA ADIO’ adiò amor! Ma d’altra parte fa male anche essere zii telefonici, perché quando la chiamata finisce quella vocina ti rimane addosso, ma le tue braccia sono vuote. Quindi Elena muoviti, che qui c’è fretta di viziare un piccoletto. Uff.
 
- Lavorare con i propri genitori è una manna dal cielo solo se si è furbi. E intendo furbi sul serio. Prima di tutto l’atteggiamento da “figlio del capo” è necessario, o l’atteggiamento anche un po’ più tamarro da “’zzo vuoi? L’ho chiesto a mio padre, quindi muuuuuuuto!”. Secondo di poi tutto ti è dovuto, e il lavoro si fa senza fretta e soprattutto accennando una spalluccia qui e una lì.
Se non sei pronto a tutto questo cerca pure lavoro altrove che di benefici non ne vedrai, e ti inimicherai il tuo fegato per sempre.
Postilla da non sottovalutare assolutamente: controllare sempre che il genitore sia unico titolare dell’azienda. Altrimenti ci si deve chiedere se si riuscirebbe o meno a fare marchette con l’altro socio per sopravvivere, e magari avere uno straccio di aumento. La risposta chiaramente è aperta, e lungi da me il criticarla. Anzi a ben vedere, mi sa che quella sbagliata l’ho data io.
 
- non credo che questo sarà il lavoro della mia vita e non lo credo per le parole che mi sono sentita dire dall’uomo più concreto di questo mondo AMO’ NON PUOI AMMALARTI PER RESTARE LI’ ma non posso andare via adesso! abbiamo bisogno di almeno uno stipendio fisso e al momento quello sicuro è il mio, lo vedi cosa c’è in giro? OK MA APPENA RISOLVIAMO STA COSA O CAMBIANO I MODI LI’ DENTRO O TE NE VAI, LA TUA SALUTE VIENE PRIMA.
 
- avere un posto tuo dove poter urlare e fare la pazza è una manna dal cielo. Che per anni sono passata per la burbera che arriva in casa e si chiude in camera senza motivo. Eggià, meglio sta zitta che mamma non ne aveva colpe. Meglio far finta di niente se no alla fine sai che musi lunghi tutto il giorno. Il politically correct sembrava essere una prerogativa solo mia perché poi alla fine se uno doveva tirare uno sfondone e metterci in mezzo anche me non si faceva scrupoli. Adesso invece entro e se ho voglia di prendere a pugni il muro, sarò stupida ma lo faccio. E se ho voglio di piangere e lasciarmi andare alle convulsioni non le trattengo. Fanculo sono in casa mia che qualcuno venisse a dirmi qualcosa! E poi mi accoccolo sul divano e lo zio mi copre col plaid, disdice tutti gli appuntamenti con l’esterno e mi porta qualcosa di caldo da bere.
CHE COS’E’? (faccia strana e diffidente) non importa bevi dai NO NO MICA E’ CAMOMILLA CHE NON MI PIACE! Lo so infatti è solo una tisana, non fare quella faccia e bevi GUARDA CHE NON TI DEVI PREOCCUPARE IO.. scccccc lo so che ti rialzi, ma adesso ti bevi la tisana e stasera niente corso che rischi di picchiare il primo che ti capita (sorride ma non sta scherzando, e io sorrido di riflesso perché so che ha ragione) SI FORSE E’ MEGLIO RESTARE A CASA.
 
 
Devo resistere questa settimana, perché la prossima ho un viaggetto in programma. Regalo di compleanno dello Zio.
London is calling and I’m ready to answer, e se è giusto o meno non lo so, ma so che è un altro sogno che si realizza.

Gozado para LeMieMari a 11:00 commenti (78)

mercoledì, marzo 25, 2009

Mi rendo conto che la mia vita è completamente cambiata dalle piccole cose, da quelle che per molti potrebbero sembrare sciocchezze.
Non dal mettere le chiavi nella toppa, invece che suonare il campanello perché le ho dimenticate Tanto mamma è a casa.
Non dal farmi la borsa di afro già la domenica così è pronta per il lunedì, invece che sentirmi dire Mari te l’ho preparata io la borsa di afro tanto ero qui..GRAZIE MA’ (vorrei sia messo agli atti che non ho mai detto di non essere viziata. Ecco.).
Non dalle solite lavatrici che partono il venerdì sera, così sabato mattina si stendono, e vanno a ciclo continuo tutto sabato, e domenica è tutto asciutto (vivo con la versione moderna e barbuta di Tootsie), invece che aprire e trovare l’armadio sempre con la roba lavata e stirata.
Non nel fare le pulizie in casa, quando prima l’unica pulizia che dovevo fare era quella di me stessa.
Non nel decidere dove appendere un quadro, piuttosto che sistemare il mio porta cd, o la lampada, mentre prima ero soggetta ai cambiamenti di mia madre, oggi il divano lì domani là.
Non nel sentire la sveglia, resistere alla voglia di sbatterla per terra, prepararmi, ricordarmi le chiavi (ebbene sì io non me le ricordavo mai una volta ma tanto c’era mamma a casa…), prendere tutto, invece che avere chi ti veniva a svegliare dolcemente e non ti rivolgeva la parola perché sa che al mattino sei poco socievole.
E per dirla tutta neanche nel dover fare due piani a piedi quando in trent’anni di vita (ebbene sì ho arrotondato per difetto e allora?) ho sempre utilizzato l’ascensore (per quanto a volte una semibestemmia la penso lo ammetto).
 
E allora cosa Mari?
 
Beh, mi ritrovo a sorridere come una scema quando mi rendo conto che ci stiamo preparando per andare a correre nella nostra camera da letto. Che scendiamo le scale di casa nostra, saliamo in macchina raggiungiamo il parco e cominciamo a correre insieme. Non ognuno nel suo parco vicino casa, poi doccia, poi ti raggiungo, ok ti aspetto ma mangi da te? Sì altrimenti si fa troppo tardi e tu muori di fame… No. Si corre insieme, si torna a casa insieme, mentre lui fa la doccia, io metto la tavola e la pentola sul fuoco (e il mio cucinare si ferma qui), lui esce e tocca a me. Quando finisco ho la pasta nel piatto e buon appetito ce lo diciamo che ci dividono 15 cm non chilometri. E’ il guardarlo e dirgli VI’…tranquilla stasera lavastoviglie YUPPIEEEEEEE, e poi spalmarsi sul divano a fare zapping, incastrati come nella migliore partita di tretrix, la mia gamba destra sotto il suo braccio sinistro, l’altra sopra la sua pancia, mentre lui dorme dopo trenta secondi e io no, come da prassi.
E’ il trasferirsi a letto e mettermi a leggere un po’, poi spegnere la luce e avvicinarmi di schiena contro di lui perché ho freddo.
 
HO I PIEDI FREDDI SCUSA TI HO SVEGLIATO
Scccccc che il giorno in cui non avrai freddo e starai lontana mi preoccuperò davvero, e poi attendo il mio momento..
MHMHMHM..CHE VUOI DIRE?
Prima o poi l’estate arriva!

Gozado para LeMieMari a 10:41 commenti (77)

venerdì, marzo 20, 2009

Ogni muscolo e articolazione ha la sua storia oggi. La sua storia dolorante, oltre che dolorosa intendo, che distolgono l’attenzione dalla questione annosa dei giorni scorsi e dei giorni a venire.
I polpacci mi ricordano che lavorare in mezzapunta non è semplice. Soprattutto per chi si è abituata a ballare con le scarpe basse. Eppure c’è stato un periodo in cui mi si obbligava a ballare con un po’ di tacco. Il movimento è più femminile, il bacino si muove di più. Questo finché le mie ginocchia per la prima volta non mi hanno detto basta. La scalinata del locale diventava impossibile alle 3 del mattino. Magari provo con le scarpe basse. Fu così che diedi addio al tacco a ballare. Ci sono state delle eccezioni. Ovvio che per le gare uno le eccezioni le fa, ma non senza patire.
Le anche mi ricordano quel movimento che allo specchio mi piace tanto vedere. La gamba che si stende e l’anca opposta che sale. Sentire l’insegnante che sprona “muoverle davvero”, e io non so come sia farlo per finta. Anche per questo forse loro mi stanno ringraziando adesso.
Gli addominali e la bocca dello stomaco ancora non si sono ripresi da quei salti ad afro. Bisogna stare in tensione per un po’, stendersi in avanti senza cadere (lo specifico perché ho rischiato un paio di volte…) ed è lì che bisogna stringere tutto il possibile per non fare un bel tonfo.
Il risultato è che ieri sera nel più banale degli esercizi di isolazione, io avevo la faccia di una che era all’ultimo chilometro delle mille miglia.
Dico alle mie compagnuzze RAGAZZE POSSIAMO STARE UN PO’ DISTANTI? NON PER NIENTE E’ CHE OGNI VOLTA CHE FACCIO UN PASSO INDIETRO DOPO TRE SECONDI VOI MI RAGGIUNGETE abbiamo bisogno dei nostri punti di riferimento MA RISCHIAMO DI PRENDERCI A MANATE IN FACCIA ok allora vai davanti AH ECCO. (e per dovere di cronaca me le sono ritrovata vicine e prima della fine della lezione mi sono presa una manata!).
Le braccia mi ricordano che sono il mio punto debole oltre che la mia ultima paranoia pre matrimonio. Per carità adesso tutto quelle che non c’erano in quel periodo sono tornate quindi le braccia hanno compagnia, ma rimangono un punto ostico.
Ieri sera l’insegnante mostrava come dare respiro alle mani e io provavo tanta ammirazione che avrei voluto non smettesse mai di muoverle. Io ci provavo e il risultato non era uguale. Ho fatto grandi passi in avanti se penso a qualche anno fa in cui a ballare erano solo le gambe, ma mi rendo conto che quando ballo non ho il completo controllo delle braccia. L’istinto prevale ancora tanto. Ho i muscoli che mi tirano e mi fanno venire in mente gli esercizi in cui dovevo sentirmi bellissima ed esprimerlo con le braccia, gesticolando in modo femminile e non ridicolo. Non mi sono rifugiata dietro ai “mi vergogno”, “tanto io non lo farò mai questo ballando”, “no no dai questo no”, ci ho provato, ho giocato, che a me giocare piace un sacco, e mi sono divertita. L’ideale sarenne che mi venisse istintivo muoverle in un certo modo. Seeeeeeeeeeeeeeeeeeee Addio Mari!
Le spalle mi ricordano che ognuno ha il suo punto di forza che è anche il suo tallone d’Achille. Io ho le spalle. Invidia di mobilità da parte di molti, eppure così delicate e in un attimo la zona cervicale si infiamma e sono dolori. CERTO LA DANZA AFRO NON E’ PROPRIO L’IDEALE PER QUESTO TIPO DI PROBLEMA bene vuol dire che si è assicurata una cliente a vita.
A buon intenditor poche parole.
Il muscolo più importante, e che spesso si trascura per gli altri, continua il su pulsare, a volte sofferente, altre sollevato da pesi che sembrano impossibili da condividere finché non arriva qualcuno a dimostrarti il contrario. Lui mi ricorda chi sono, chi ho scelto di essere e tutto quello che ne comporta. Ma mi ricorda anche che si può cambiare. Cambiare davvero. L’ho già fatto.
Non ho mai lasciato un ballo a metà, anche quando la musica non mi piaceva, il ballerino era pessimo o i piedi mi facevano un male porco. Prima della fine della canzone avevo trovato una motivazione per ballare fino in fondo. Per questo mi piace la danza, perché è disciplina, perché insegna a riconoscere i propri limiti e ti spinge comunque a superarli. Se ti arrendi perché un passo non ti viene, non puoi certo sperare di non arrenderti di fronte a problemi ben più grandi. Di questo sono convinta. E’ un approccio alle cose, non è un semplice passo. Non è una semplice lezione. E’ un fare le cose con sufficienza o farle per passione.
La mia passione per la danza e per la vita non credo sia un mistero per chi mi conosce anche solo un po’.

Gozado para LeMieMari a 16:22 commenti (87)

martedì, marzo 17, 2009

Sei di nuovo tanto arrabbiata Mari.
Questa frase arriva come un pugno nello stomaco. Chiara, senza fronzoli, senza troppi giri di parole, semplice, proprio come piace a me, vera. Sento gli occhi che si riempiono di lacrime, ma non cedo. Non lo faccio per pudore, ma forse per dimostrarMi che un po’ si sbaglia, ma lei con me difficilmente si sbaglia. Anche questa volte ne è la prova.
Io non sono una a cui piace stare male, non sono una persona che si crogiola nel dolore, che si chiude nella sua stanza a piangere e pensare a quanto sono ingiuste certe situazioni. Io ci provo a trovare una via d’uscita. Ci provo ogni giorno. Faccio afro e arrivo un po’ prima in modo da farmi contagiare da quel turbinio di chiacchiere e risate che sono le bad girls, vado a lezione di salsa e mi impegno come se quelle cose le stessi imparando da zero e non le sapessi già a memoria, ma è divertente prendere un po’ in giro il maestro e stare tra amici. Io ci credo nel tempo speso bene. Sono una profonda ammiratrice di chi si sforza di sorridere nonostante tutto, io ci provo. Davvero. E non perché preferisco non pensare alle motivazioni che mi fanno stare così. Le motivazioni le ho davanti tutti i giorni e non le posso ignorare neanche volendolo. E a volte lo vorrei, come si vuole un po’ di sole dopo un inverno gelido. Io scelgo di non pensarci continuamente, e di non logorarmi inutilmente. Poi capitano sogni che ti riportano alla realtà, o il tuo corpo ti sbatte a terra con un colpo basso, ma io non mi pento della mia scelta.
In questo periodo faccio “solo” un po’ di fatica ad ingranare subito la marcia giusta. E’ come se volessi partire sempre in seconda. Il motore non lo faccio spegnere, sono brava in questo, però arranco, almeno all’inizio arranco. C’è chi lo capisce e mi viene in aiuto, perché lo sa che mi ci vuole poco per ritrovare lo spunto giusto. C’è chi invece diventa incalzante e lì non ho pietà, schiaccio come un caterpillar senza nessuno scrupolo.
In quel momento mi rendo conto che non va bene. In quegli attimi so che c’è qualcosa che deve cambiare, perché la rabbia con cui mi scaglio non è normale.
Sono di nuovo tanto arrabbiata è vero, e quello che fomenta ancora di più questa rabbia, è la mia incapacità a trovare una via d’uscita. Penso alle soluzioni più estreme, e mi rendo conto che non risolverebbero comunque nulla, l’unica sarebbe quella di accettare ciò che non sarà mai.
Devo farmene una ragione. Sul come fare ho il vuoto più assoluto, ma questo non è per forza un male. Il bello degli spazi vuoti è che possono essere riempiti a proprio piacimento, appena si supera la barriera del silenzio.
Dovrei smetterla di farmi contagiare da questo pessimismo a catena che respiro ogni giorno in ufficio, soldi soldi soldi, crisi, sospiri, ancora crisi, avvocati, gente che sparisce e ti deve soldi, e ancora sospiri, lamentele, menefreghismo,imprenditorialità da quattro soldi, sfruttamento. Dovrei smetterla, perché io un lavoro ce l’ho e in giro ci sono solo fabbriche che chiudono, che poi io non dovrei guardare neanche troppo lontano visto che lo Zio..va beh meglio tacere.
E sono arrabbiata perché non riesco a godermi quello che ho, che ho davvero, perché quello che mi manca è costantemente sotto i miei occhi e mi condiziona nei rapporti come mai avrei voluto. Perché l’egoismo sfrenato, a discapito di tutti, mi fa contorcere lo stomaco.
E quanto altro ci sarebbe da dire, ma sono già al limite delle energie ed ho bisogno di rifiatare. Ho bisogno di distrarmi.
E non sapete quanto ci ho pensato prima di scrivere queste righe. Poi mi sono detta che siete come la mia macchina, non vi spaventate poi troppo delle mie partenze stentoree, perché in fondo sapete che è solo questione di tempo, e lo so anch’io.

Gozado para LeMieMari a 09:54 commenti (84)

venerdì, marzo 13, 2009

Io lo so che non può essere solo una questione di fortuna. Sarebbe come minimizzare al niente qualcosa che invece ti cambia la vita, oltre che te stesso, ma per contro, non posso neanche evitare di constatare che ultimamente la frase “ma questo non è a posto” è sempre più presente nei discorsi con le mie amiche. E a dirla sono io!
Adesso, o vivo completamente fuori dalla realtà, questa realtà intendo, o veramente non capisco.
Come si può concludere una serata con la frase “notte amore ci sentiamo domani” e poi sparire? S P A R I R E. Non è morto, a scanso di equivoci mi va di dirlo, non gli è successo qualcosa di sconvolgente, semplicemente è turbato. Capisco. Turbato. Il lavoro? La situazione in famiglia? Il suo rapporto con la mia amica? E chi può saperlo visto che è sparito nel nulla e si nega al
telefono.
Io sono lì che ascolto N. raccontarmi tutto questo e devo avere la classica faccia da scema. Sapete quella con la bocca spalancata (tipo Michael in Mary Poppins quando la vede salire le scale per la prima volta), e un grosso punto interrogativo in faccia? Ecco quella. Lei si aspetta che io le dica qualcosa, che provi a darle una spiegazione da esterna, ma tutto quello che mi viene da pensare è “questo non è a posto”.
Io davvero non so come si possa pensare di sparire nel nulla, soprattutto visto che non ha quindici anni. Eppure a 15 anni ci si mandava a quel paese, si litigava di brutto, “a me questo non va, cosa aveva quella da guardare, oh stai sempre con le tue amiche e con me mai”, ma si parlava. Ricordo di litigi interminabile con Emanuele sulla nostra rispettiva incapacità di capire le necessità dell’altro. I pianti, le riappacificazioni. Ci siamo lasciati comunque, ma non è questo il punto. Il punto è che io so le motivazioni e su quelle ho lavorato su me stessa per crescere.
Adesso va tutto bene. Va sempre tutto bene. Ecco il classico dei classici: Ma scusa se ti ha dato fastidio perché non gliel’hai detto? TANTO E’ INUTILE E’ FATTO COSI’, AVREMMO LITIGATO PER NIENTE. Ecco io sarò limitata, ma non lo capisco. Cosa vuol dire? Si ha questo falso (a mio parere) concetto che, modificare le proprie abitudini in funzione dell’altro sia un errore. Sia una limitazione del proprio essere. E invece di mettersi lì e parlarne, vige il silenzio. Io continuo ad avere le mie uscite con le amiche, i miei viaggi senza l’altra metà, i miei spazi che sono solo miei, ma sono arrivati dopo chiarimenti, dopo incomprensioni, urla e cazziatoni e momenti difficili superati parlando. Cazzo parlando, anche a fatica, che dall’altra parte non è facile estorcere grandi discorsi. Eppure adesso mi parla.
Siamo circondati da struzzi sempre troppo presi da se stessi, che pur di non sentire lamentele, di non affrontare un dibattito costruttivo, pur di non avere noie o di esporsi, nascondono la testa dietro al VA TUTTO BENE. Certo. Tanto la soluzione ormai è semplice. Di punto in bianco si può sparire. Non si risponde più al telefono, né ai messaggi, né alle mail, cerco di evitare i posti in cui ci si potrebbe beccare per un po’. Il tempo necessario per inventarmi una scusa nel caso lei mi metta alle strette, o magari me la trovi sotto casa.
Dall’altra parte però, non è che mi si sorprenda meno. COSA HAI INTENZIONE DI FARE ADESSO? Beh mi ha detto che si fa sentire per sabato DOVEVA FARSI SENTIRE 3 SETTIMANE FA (eh lo so, ma io provo sempre a instillare un po’ di amor proprio nelle mie amiche, è più forte di me)..eh lo so vediamo se questa volta mantiene quello che ha detto.
Cioè questo è diventato “il tuo fidanzato immaginario”, non risponde a nessun tuo richiamo alla realtà, e tu gli dai la possibilità di tenerti legata ad un filo in previsione di qualcosa che, forse, non avverrà mai? Gli dai la possibilità di mancarti di rispetto di nuovo?  Non gliel’ho detto. L’ho pensato. Arriva un momento in cui persino Io alzo le mani e mi arrendo, che se mi ricordo bene Don Chisciotte non ha fatto una buona fine.
Una volta a casa mi avvicino allo Zio sul divano e lo sveglio Com’è andata? E’ SPARITO NEL NULLA ma come? EH CHE NE SO A QUANTO PARE E’ UNA MODA ma va beh dai non è a posto uno che si comporta così GIA’…
E sorrido, perché non è solo fortuna, il resto è sempre davanti ai nostri occhi, però io così mi sento spesso, spessissimo, ultimamente. Fortunata.

Gozado para LeMieMari a 14:58 commenti (41)

lunedì, marzo 09, 2009

Mi ritrovo completamente priva di energia.
Vorrei scrivere di tutto quello che mi è successo in questi giorni, dalla festa di compleanno, alla partenza con due ore di sonno addosso, dal pranzo col mio selettore personale musicale, ai giorni con una sorella influenzata, Mac, cibo, chiacchiere in cucina e promesse di quelle che non si scordano, ai pochi minuti che non mi hanno permesso di abbracciare un Amico che mi manca. Si mi manca davvero, ma ho il pensiero di vedergli salire le scale di casa mia, con una parte del mio Dna per mano che mi fa sorridere.
Poi mi ritrovo senza forze. Sono stati giorni intensi, giorni in cui staccare la spina è stata la parola d’ordine e l’ho osservata alla lettera.
Sono stata ricoperta d’amore, ho ricevuto non so quanti regali azzeccati, ma anche alcuni gesti che mi hanno indisposto non poco. Sabato sera mi sono ritrovata a dire al telefono AD UN CERTO PUNTO CI SI DEVE SCHIERARE e lo penso davvero. Io lo faccio da sempre. Mari tu sei troppo netta mi è stato detto più volte. E’ vero, aggiungo io, ma non mi sembra si sia mai lamentato qualcuno, quando l’essere netta mi portava a schierarmi dalla sua parte.
Io non l’ho mai chiesto, non ne ho mai avuto bisogno, mi sono sempre bastata a sufficienza, ma quando vedo che mi si manca di rispetto volutamente, beh mi piacerebbe non sentirmi dire AH IO NON VOGLIO ENTRARCI FATE VOI. Perché poi io faccio eh? Io faccio a modo mio.
Adesso a casa ho una nuova Luna da appendere, una nuova fatina a farmi compagnia, un angioletto che sono io, questo mi ha detto sempre, ho tanti libri nuovi da leggere, nuove colonne sonore da vivere, una nuova Betty che arriverà da chissà dove prima o poi, una guida per una città che voglio visitare da sempre col suo trolley pronto a partire, una borsa speciale, una nuova calamita, creme, cremine e non so più che altro. Ah sì un pacco che mi aspetta oggi e già tremo. Quando arriva non lascia mai indifferenti Lui.
L’altra sera c’ero. Non ho potuto fare niente lo stesso, ma c’ero. La potevo guardare, anche in silenzio, ma che importa quando si è nella stessa stanza? Chi non ha un pezzo di cuore a chilometri di distanza non può capire. Ma il nostro rapporto va avanti principalmente grazie alle linee telefoniche. Brutto da dire? Si??? Beh è così. Sono loro che accorciano le distanze in previsione di una prossima data, è inutile fare tanto i romanticoni, ad un certo punto bisogna essere pratici. E sentire la sua mano che prendeva la mia, mentre cercavamo di addormentarci è stato come quando andavo nel lettone dei miei perché c’era un’ombra strana in cameretta. Casa. Sapeva di casa.
Sedute in cucina domenica guardiamo l’orologio CAZZO MA SE PO’ FA STA VITA? No!!! E ridiamo come due sceme.
E la mia sorellina sa come stringere quando è ora di abbracciare, anche se ha la febbre. Ha quell’energia speciale che ti toglie il fiato OHI GUARDA CHE TI ASPETTO A CASA EH?Lei annuisce, che non riusciamo mai a dirci molto in questi casi.
Leggere una sua lettera mentre guardo la Capitale allontanarsi da un finestrino, ormai è la regola. Non so mai quando riesce a scriverle, ma sono sempre un momento in cui nel vagone sono da sola con lei, e quelle parole le sento non le leggo, i suoi occhi li vedo, non li immagino. Dicono sia lo stesso treno che mi ha portata lì solo pochi giorni fa, ma io non ci credo. Io non sono la stessa, quindi non lo è neanche lui. Io tutte le volte torno un po’ migliore di prima, o quanto meno questa è la sensazione.
Forse definirmi priva di energie non è corretto. Forse devo solo metabolizzare che sono tornata. Stare insieme è come avere il fuso orario dell’Havana addosso.
Ormai lo Zio lo sa. Le prime volte mi riempiva di domande, voleva sapere com’era andata e mi vedeva in seria difficoltà nel cercare di trovare le risposte. Adesso lo sa. Ci ha vissute insieme. Così mi prepara la cena e mi accompagna a letto. Mi abbraccia e mi dice ADESSO DORMI E RIPOSA CHE AVRETE DORMITO POCO COME AL SOLITO. E io mi addormento sorridendo.
Che come ci mangiamo il tempo (e non solo..) quando siamo insieme, ormai è storia.

Gozado para LeMieMari a 09:55 commenti (59)

mercoledì, marzo 04, 2009

L’anno scorso progettavo il mio ultimo compleanno da nubile. Ieri sera ho ricevuto i primi auguri mentre ero sul divano e guardavo la tv. E tutto questo mi stupisce solo in parte, ma quella più grande vive tutto questo come se fosse sempre stato così.
 
CHE BELLO UN’ALTRA CALAMITA
L’ho vista ed ho pensato “questa deve averla”
STAVO PENSANDO…
Mmhmhmhmhm
DOBBIAMO CAMBIARE IL FRIGO
E perché???
ABITIAMO QUI DA 6 MESI E QUASI NON C’è Più SPAZIO PER LE CALAMITE
Tranquilla piuttosto ti faccio una parete in alluminio!
 
E’ da ieri sera che non faccio altro che ricevere testimonianze d’affetto. Ormai dovreste conoscermi a sufficienza da sapere che non mi lasceranno mai indifferenti, che non mi ci abituerò mai, saranno ogni volta una sorpresa. Perché dovrei sorprendermi che dopo quasi 18 anni Lele sia la prima? Eppure è così. Perché dovrei sorprendermi che Leone e Venere siano arrivati ad un soffio l’uno dall’altra? Così sono entrati nella mia vita, e ogni volta mi mozzano il fiato. Venere a sto giro si è proprio impegnata a lasciarmi la faccia da ebete per alcuni minuti. E i fiori colorati della sorella che mi fanno sentire la sua voce allegra mentre mi fa gli auguri? E i regalini da scartare dello Zio che si vanno a sommare al viaggio per Pasqua? E gli auguri tramite mail,  facebook e linea telefonica sempre attiva, dovrei vederli come gesti naturali? Non lo sono. Sono gesti pensati e voluti. C’è chi si è ricordato pur non ricordandosi neanche il suo di compleanno; c’è chi voleva chiamarmi (e per telefono non ci siamo mai sentite), ma poi ha pensato fossi oberata a lavoro, e io solo al pensiero mi sono illuminata; c’è chi manda il messaggio mentre è in convalescenza e si dispiace di non poter venire alla festa domani; chi me li manda mentre è in treno per trasferta e mi dice che appena atterra domani sera si fionda almeno per un brindisi; c’è ci mette mezzora per scrivere un messaggio minimo e ieri sera poco dopo la mezzanotte era lì presente, o chi stamattina mi telefona perché non può aspettare l’ora di pranzo.
 
Ciao Marì
CIAO MA’
Auguri piccola
GRAZIE MA’
Questo è il primo anno che non ti vengo a svegliare facendoteli dal vivo..
EH LO SO CI PENSAVO ANCH’IO, CI ABITUEREMO ANCHE QUESTO DAI
Eccerto! Però vieni a pranzo!
TRANQUILLA MA’
 
E io cosa dovrei dire per non sembrare scontata in questi casi a parte grazie?
Faccio così. Non vi dico nulla. Vi lascio immaginare una bimba che si illumina di fronte ai vostri auguri, come se le avessero donato il regalo che aveva sempre desiderato.

Gozado para LeMieMari a 11:47 commenti (35)