Doveva essere una pizza tra quattro amiche che non si vedono da una vita. Una pizza da asporto presa al volo per poi dedicarsi a chiacchiere e andare tornare alle proprie case senza fare troppo tardi.
Solo che Lele non può mangiare cose lievitate per una cura e non esiste che debba patire guardando noi (soprattutto visto che mangerebbe pizza in qualsiasi momento della giornata), così provo a trovare una soluzione alternativa.
Solo che ho un marito che appena ha mezza giornata di ferie si mette a spiattellare per me, per noi, e avrei potuto invitare tutto il condominio.
Solo che quando ci ritroviamo abbiamo sempre mesi e mesi di aggiornamenti da fare e questa volta la carne al fuoco era davvero tanta. Un’altra di noi si sposa ed ha un po’ lo sguardo vitreo mentre ne parla
Ehi tutto bene?
E CHE HA VOLTE MI PRENDE IL PANICO E PENSO “E’ LA COSA GIUSTA?” A TE E’ CAPITATO MARI?
A lei?? Ma vaaaaaaa… Lele mi precede..
Veramente mi sono ritrovata a piangere ubriaca in pieno centro alle tre del mattino chiedendo a Lele se stessi facendo la cosa giusta, e Lele mi abbracciava!
Sì ma eravamo ubriache
E questo che c’entra?
May ti davo i bacini e ti abbracciavo!
Ok sì eravamo ubriache…
GRAZIE MARI PENSAVO DI ESSERE UN EXTRA TERRESTRE!
Solo che quando arriva anche MammaE. in cucina ormai è la Babilonia! Il suo essere terrona non l’ha cambiato neanche l’aver sposato l’ultimo dei barotti (il terrone del Piemonte) in circolazione! In un attimo si passa dalla religione alle bomboniere, dai bambini alle suocere invadenti, dai racconti “frizzanti” ai ricordi recenti, si sfoglia l’album del matrimonio, si presenta BRILLONE, ha spazio anche il mio Brill, che altrimenti se la prende, si finiscono due bottiglie di ottimo vino e si ride fino alle lacrime!
Siamo sempre noi. Questo è l’unico pensiero che faccio ogni volta che rimango da sola dopo aver trascorso una serata con loro. I meccanismi sono gli stessi, gli equilibri anche. Hanno accettato anni fa che io e Lele fossimo un mondo a parte, ed hanno imparato a viverci così. Insieme. Ben sapendo che questo non intaccava l’affetto per loro, erano solo due cose molto diverse. Ci si vede sempre meno frequentemente, e per organizzare una serata, ogni volta è un’impresa, ma quando ci riusciamo, siamo sempre quelle quattro in prima fila.
Quella intelligente che studia poco ed ha ottimi risultati perché arguta e capace di collegamenti immediati. Quella che prende appunti con tante di quelle abbreviazioni che sembra scritto in sanscrito, o forse in realtà era una spia della CIA e stava passando informazioni sul nemico, la prof. di matematica ovviamente. Stefy.
Quella che studia studia studia, fino all’ultima riga assegnatole perché SE IO NON STUDIO NON SONO MICA COME STEFY UNA SUFFICIENZA NON LA PRENDO NEANCHE A MORIRE! Che non ti faceva copiare un compito neanche sotto tortura, che bastava arrivasse a dire buongiorno per prendere otto col professore di Italiano. Quella per cui si programmavano summit per studiare la strategia per farla uscire la sera convincendo i suoi con argomenti validi. Emy.
Quella che CI DIVIDIAMO I LIBRI COSI’ NON CI CARICHIAMO ENTRAMBE? Ok! Inutile che vi dica chi portava i libri più pesanti vero?? Quella che non studiava perché era tutto un tumulto di scoperte, ma nonostante tutto scelse tedesco, invece che spagnolo, perché il professore l’aveva convinta con un Guten Morgens. Aveva scoperto che c’era un vita fuori dalla casetta della prateria e quel mondo lo voleva tutto e subito. Cos’è questa storia dei voti adesso? LO SAI CHE SE TI BOCCIANO NON SIAMO PIU’ IN CLASSE INSIEME? E non la bocciarono mai, ma ancora adesso ricordo che quando si ventilò l’idea cassi in panico io per lei. Lele
Quella che studiava, con tutte le difficoltà che comportava, che non le è mai riuscito facile, e certe materie proprio non le capiva. Ancora non si spiega l’utilità di una materia come Fisica nel suo specifico mondo. Che non gliene mai fregato niente di sapere quanto ci mette Pippo a raggiungere Milano, partendo da Malaga se mantiene una velocità costante di 100 km/h! Né si spiega perché Musica l’abbiano tolta dopo il biennio, che quell’ora di canto la liberava tanto e le lasciava quella sensazione di benessere dentro nonostante subito dopo di solito ci fosse Latino o Matematica! Ma soprattutto rifarebbe la scelta del Tedesco perché tre anni con quella gioia degli occhi del suo professore (che tra l’altro è rimasto il suo sogno erotico per anni), possono passare sopra ad una lingua che non impari se non vai in Germania per mesi. Mari.
E quando ringraziano tutte lo Zio per aver preparato la cena riempiendolo di complimenti che ormai è decisamente tardi, e lui sornione sorride, ho la conferma che poco importa se dormirò di nuovo poco, e già il vino batte in testa. Ci sarà tempo per riposare. Questa è vita.

Sono ferma al solito passaggio a livello chiuso e la radio passa One. Ho sempre la stessa reazione di stupore, ma nessuna lacrima, nessun pensiero triste, nessun rimpianto. La canto sorridendo, la canto con la certezza che per quanto tenti di convincersi che questa canzone c’era anche prima di me, da quel settembre ha un sapore diverso.
Lui è per me la dimostrazione che il tempo lenisce ogni dolore. Ci sono cose che non avrei mai pensato che.. e invece sì. Lui è la dimostrazione che l’amore finisce. Almeno quel tipo di amore lì, quell’amore a senso unico che tu pensi di poter autoalimentare da sola e invece no. Non si può. Ma avevo anche 22 anni e mi do l’attenuante dell’inesperienza. Io che di attenuanti me ne do sempre così poche. Ecco cosa fa anche il tempo. Rende più clementi verso se stessi.
Vivo in questi giorni fatti di tante scadenze, di documenti da preparare alcuni lavorativi, altri no. Con quelli proprio non vorrei avere a che fare, invece ecco che si diventa di nuovo tutti una grande famiglia che si rema dalla stessa parte. Io non remo contro, ma vorrei alzare le braccia e dire “fate voi, io non remo”, e invece no. Il tempo fa anche questo. Aiuta a capire che urlare e dire quello che si pensa, a prescindere dal risultato, a volte non serve. Quando di fronte non hai orecchie che sentono, il senso di frustrazione è doppio, il senso di impotenza spesso diventa un macigno che ti schiaccia. Te, non chi tenti di proteggere con le tue verità. E allora ha senso? No. Il tempo mi ha aiutato a capire che no, non serve. Remo al suo fianco e cerco di stare a distanza di sicurezza, ma a portata di mano se dovesse averne bisogno. Non è facile, ma il tempo mi ha insegnato come si fa. Il mio spirito di sopravvivenza vigile mi dice che ho una casa mia, ho la mia torre in cui rinchiudermi quando non voglio vedere e sentire. Non dura mica molto. C’è sempre qualcuno che viene a prendermi per portarmi giù, ma almeno un posto ce l’ho, è mio.
Così posso concedermi un venerdì senza tempo con Lele, un venerdì fatto di chiacchiere, di aggiornamenti, di musical con canzoni che conosciamo a memoria, di grattini che vanno avanti da quasi 18 anni, commenti su qualsiasi cosa e addormentarsi con il peso sullo stomaco che magicamente non c’è più.
Così la domenica diventa un giorno senza tempo e senza regole. Diventa un giorno in cui non si “deve” fare nulla. Rimango a letto fino ad un orario improbabile, mi sveglio, seguo l’odore dell’incenso fino al divano (sì ho finalmente un divano), lui è lì che mi aspetta con le braccia aperte e io mi ci fiondo. E rimango lì ancora un po’ IO HO FAMINA va a guardare nel forno HAI FATTO LE PATATE AL FORNO????? Va’ a vedere dai!
E si mangia in sala seduti sui cuscini, si guardano dvd fino a farsi lacrimare gli occhi, si appendono quadri, si cercano informazioni su Londra e le ore passano senza chiedere il permesso. Questo fa il tempo. Fa quello che vuole. Lo invidio il tempo ultimamente. In un attimo mi ritrovo a pensare che mancano poche ore all’ufficio e mi viene l’ansia. CERTO CHE SE CONTINUIAMO CON QUESTE DOMENICHE PRIMA O POI ANDRO’ IN DEPRESSIONE addirittura? E CHI CI VUOLE ANDARE IN UFFICIO DOMANI? Ok allora il prossimo week-end mettiamo a ferro e fuoco casa con le pulizie EHM, MI SA CHE RISCHIO LA DEPRESSIONE.
Affronto questa settimana pensando che si avvicina il mio viaggio. Mi permetto di chiedere al tempo di muovere il culo. Mi si perdoni il francesismo, ma qui si ha voglia di respirare aria di casa lontana, qui si ha voglia di girare col naso all’insù per quelle strade amiche, di ascoltare una cadenza che mi rimane addosso fin dai primi minuti, si ha voglia di staccare la spina e ricaricare le pile. Che in una cosa lui con me ha fallito. Non ho ancora imparato ad aspettare paziente che il mio momento arrivi. Io me lo vado a cercare sempre e comunque.

Io lo so fare il mio lavoro, vorrei solo che me lo lasciassero fare bene. Ecco. Tutto qui. Non pare difficile vero? Certo che se mentre sto facendo dei conteggi importanti, devo smettere per fareun preventivo, nel mentre rispondo al telefono e se sono in attesa della serie “attendere prego”, faccio un conto ad un cliente, è possibile che qualcosa la sbagli.
Sto sbagliando troppo. Questo è il punto. Gli errori li trovo da sola, perché la contabilità non lascia scampo, e mi prende il panico perché sono soldi non miei. Di colpo mi irrigidisco e lo stomaco diventa duro, mi manca proprio il fiato. Poi riesco in qualche modo a risolvere ed è come se avessi di colpo 15 anni in più. Stanca, sì sono stanca. Ci sono sempre questioni, le solite. Discussioni, le solite. Comportamenti che danno ai nervi, se ne aggiungono sempre di nuovi ai soliti.
Il week-end non mi basta, soprattutto quando il sabato mattina lavoro. E il lunedì sono stanca come il venerdì. Vorrei tanto potermi prendere due o tre giorni di permesso, ma sono da sola qui dentro e tutto deve coincidere con mille cose.
No dico mi sto annoiando a scriverle ste cose figuriamoci voi a leggerle, adesso provo a dare un giro di boa.
Tutti già mi chiedono del compleanno, come lo voglio festeggiare, dove e io per il primo anno mica lo so. Proprio zero idee, evito a casa perché coi vicini che ho rischio di fare una strage condominiale, mi piace raccogliere tutte le persone a cui voglio bene in una sola occasione e vedere che interagiscono tra di loro perfettamente.
Improvvisamente ho un’illuminazione, spero non me ne voglia chi non balla e chi non può fare tardi in settimana, ma so esattamente cosa vorrei. Una cena nel locale che mette la musica più bella che si possa ascoltare a Torino. Intendo la mia musica eh? Insomma Cuba. Visto che non potrò festeggiarlo all’Havana, mi accontento dell’atmosfera che mi lascia questo posto.
La serata è il giovedì, non tutti potranno, alcuni si fermeranno solo alla cena. Va bene così. Quest’anno spero mi si conceda di pensare a me, dopo anni in cui ho cercato di accontentare tutti. Quello che non balla, quello che preferisce gli aperitivi, quello che ha figli, quello che non ne ha ma…E se così non fosse pazienza, me lo concedo io. Ad onor del vero devo anche dire, che non voglio togliere nulla ai miei amici, ma l’unica condizione che potrebbe farmi cambiare idea è il mio Sole non potesse. Ma chissà come mai lei mi risponde “è il tuo compleanno e si fa quello che vuoi tu, gli altri aspettino il loro no?” Già.
Nel mio mondo bello esco dal locale ad un orario improbabile, faccio una colazione abbondante e vado direttamente in stazione. Ovviamente in treno troverò bambini piangenti, elementi che hanno il cellulare che squilla cin continuazione e parlano come se fossero a casa in camera loro, il treno sarà in ritardo, io avrò ancora la nausea mista stanchezza addosso, ma troverei la forza di sorridere. Anzi a dirla tutta so che non mi dovrei sforzare neanche tanto.
I sogni son desideriiiiiiiiii chiusi in fondo al cuor….

La gente comincia a chiedermi cosa vuoi fare per il tuo compleanno
NON LO SO ANCORA
Non manca poi tantissimo
E’ CHE NON HO VOGLIA DI FESTEGGIARE QUEST’ANNO..
?!?!?!?!!? (faccia che non si può descrivere..)
BEH SAI CON LA SITUAZIONE LAVORATIVA IN CORSO NON E’ CHE SIA PROPRIO DELL’UMORE
E non va bene
FESTEGGIAMO IO E TE
Ma questo non era neanche messo in discussione però non va bene lo stesso. Siamo presenti ad ogni compleanno che si rispetti facendo valere la regola del “è un giorno importante e bisogna far festa” e poi proprio per il tuo niente???
E CHE NON LO SO…
Ti fidi di me?
MHMHM..HO DI NUOVO PAURA
Oh beh male non fa!
Come da copione alla mail in cui spiegavo agli Amici che lo zio non aveva molta voglia di fare mattina ubriacandosi come una scimmia (e ammetto che credo che tutti abbiano tirato un sospiro di sollievo, pensando che così hanno più tempo per prepararsi al mio..), ma era orientato verso qualcosa di più sobrio, tutti hanno risposto in massa NOI CI SAREMO AL COMPLEANNO DELLO ZIO NON SI PUO’ MANCARE.
Ieri sera aspettavamo la mezzanotte con ansia da una parte e la palpebra calante dall’altra (non abbiamo più il fisico..)
Non puoi addormentarti eh?
INFATTI SONO ANCORA SVEGLIO GUARDA (mi dice spalancando gli occhi poco convinto..)
Ma infatti mi stai stupendo!Ammettilo, è che sei curioso e non vuoi aspettare domani
NO NO E’ CHE SO CHE TU CI TIENI
Sfrontato!Beh per essere uno che non voleva festeggiare..
OK OK LO AMMETTO CI SEI RIUSCITA ANCHE STAVOLTA A FARMI ENTRARE NEL CLIMA
Yuppiiiiiiiiiiiiiieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!
Era un bimbo mentre apriva i pacchetti e scopriva i suoi regali. Se li provava sul momento, con gli occhietti che luccicavano e i suoi grazie da Bimbo cresciuto. Il telefono che inizia a trillare e lui che non va a controllare perché “loro possono aspettare domani, adesso ci sei tu”.
Non potevo permettergli che oggi passasse come un giorno come gli altri, come se lui non fosse qualcosa in più per molti. Mentre lui è il valore aggiunto per un sacco di persone che hanno la fortuna di averlo nella propria vita.
Abbiamo iniziato a mezzanotte, stasera a lezione di continua, domani in pizzeria con gli Amici, e nel week-end con Elena e Massi. Così impara! La prossima volta ci penserà su due volte prima di dire che non è nell’umore di festeggiare 

In questo post succede qualcosa che raramente vedrete. Metto a nudo una parte di me, che pochissimi conoscono, che amo profondamente e che temo di far vedere al mondo, perché potrebbe sporcarla di ipocrisia e qualunquismo.
Lo faccio perché è l’unica cosa che posso fare per loro e non mi voglio tirare indietro. Non posso far sì che quei muscoli di cartone riprendano la forza, non posso impegnarmi fino a farli alzare da quella sedia, e non posso neanche farli respirare senza aiuto o regalare a loro dell’indipendenza dovuta in ogni società che si possa definire tale.
Ma posso provare a non perdere la speranza che ci sarà una cura, in futuro, composta di fatti e non di parole. Lo posso fare e lo voglio con tutte le mie forze.
Glielo devo. Loro non lo sanno, ma sentire da una voce amata i racconti di peripezie al limite del credibile ti fa dare il vero valore alla vita. E non ve le racconto perché ho paura. Paura che voi possiate provare pietà. Non è quello che cercano. Vogliono occhi che li guardino come persone, e basta. Vogliono essere trattati come tali. Stop. Non vogliono niente di più di quello che quello che gli spetta come essere umani e che tutti noi abbiamo ogni giorno, ma non sappiamo apprezzare abbastanza e diamo per scontato.
Mi ha cambiato la vita LUI, e me l’hanno cambiata anche loro di conseguenza.
Questo è un mio modo per dire grazie.
Lo faccio qui perché so che chi mi legge ha cuore e saprà vedere il video nel giusto modo, con gli occhi di un bambino.
