chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

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 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

hanno visitato a passo di danza *loading* volte





sabato, gennaio 31, 2009

Noi siamo gli zii delle gite, delle passeggiate in centro, quelli più giovani, quelli con cui giocano e che non possono stare vicini a tavola. Fin dalla prima volta io sto in mezzo a loro due, e Zio è lontaaaaaaano lontano. Quando loro si alzano da tavola, io magari mi ci siedo in braccio e la piccola arriva più veloce della luce NO ZIA NO, TU QUI VICINO A ME. Mai una volta che riusciamo a non farci beccare.
Siamo gli zii del “se fate i bravi si va a Gardaland”, del “preparatevi che sabato si va in piscina”, dei regali azzeccati, della damigella che vuole il vestito con la stessa stoffa della sposa.
Così quando mi arriva un messaggio che mi dice che ho in regalo 3 biglietti per andare a vedere i Linea 77 mi chiedo cosa mi faccia venire in mente questo nome, a parte il fatto che sono un gruppo di Torino. Lampadina! A Natale S. mi parlava proprio di loro.
Così chiamo lo zio.
 
HO I BIGLIETTI PER I LINEA 77
Ah…e chi sono??
ROBA ROCK DURO, CREDO, BOH, LO SAI CHE NON SONO BRAVA CON I GENERI MUSICALI
Ma cantano o vomitano? Ma soprattutto perché hai i biglietti?
NON E’ IMPORTANTE CHI SONO E COME CANTANO, MA CHE PIACCIANO A TUO NIPOTE, CHIAMA TUA SORELLA E CHIEDILE SE CI DANNO IL PERMESSO DI PORTARLO AL SUO PRIMO CONCERTO.
Chiamala tu dai, è tua l’idea
MA SCUSA E’ TUA SORELLA E POI LO HAI DETTO TU: IO HO GIA’ MESSO L’IDEA!
 
Voci di corridoio dicono di aver avvistato un futuro rockettaro fare gesti inconsulti di gioia al sentire la madre pronunciare il fatidico sì (che a 14 anni questo sì è molto più importante di quell’altro...).
 
Più tardi la sera ero immersa nei miei pensieri.
 
Che hai?
STAVO PENSANDO
Comincio a preoccuparmi???
BEH SI’, UN PO’, COME SEMPRE. PORTIAMO S. AL CONCERTO E LA PICCOLA?
La piccola ha nove anni..
ECCO APPUNTO E’ PICCOLA, NOI ANDIAMO SOLI COL FRATELLO E LEI?
E lei aspetta un’altra volta
NON FUNZIONA COSI’, NON PER NOI. NON PER ME. DI CERTO NON DICO AI GENITORI COME ALLEVARE I PROPRI FIGLI, MA LORO NON DEVONO PENSARE NEANCHE PER UN ATTIMO CHE IO FACCIA DISTINZIONI.
(sospiro..) dai dimmi cos’hai in mente..
HO GIA’ VISITATO UN SITO DI SPETTACOLI TEATRALI PER RAGAZZI E NE HO VISTO UNO TROPPO CARINO PER SABATO SERA
Della serie ci pensi solo da qualche secondo eh?
VERAMENTE VOLEVO DIRTI DI CHIAMARE TUA SORELLA PER(lui mi fa quello sguardo lì)….MA POI MI SON DETTA CHE POSSO FARLO ANCH’IO!
Ah ecco!
 
Voci di corridoio dicono di aver assistito ai volteggi per casa di una piccola aspirante ballerina che nel frattempo urlava “vado a teatro con zia, vado a teatro con zia”.
 
Si vocifera anche di aver assistito la bimba Mari addormentarsi col sorriso. E’ che a volte ci vuole davvero poco.

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lunedì, gennaio 26, 2009

Teatro a casina:
 
Sabato mi mette un braccio intorno alle spalle e mi dirige davanti all’albero:
 
MARI PRIMA O POI DOVREMMO PRENDERE UNA DECISIONE
Cioè che decisione? (non avevo capito davvero)
L’ALBERO MARI..
Ennò dai! Chi l’ha detto che si deve per forza togliere alla befana scusa? Io lo voglio tenere ancora un po’ il mio alberello
MARI…
Eh…
SIAMO BEN OLTRE LA BEFANA!
Ma chi ce la da la fretta? è casa nostra, quindi decidiamo noi!
GIOVEDI’ PORTANO I MOBILI E LA STANZA DEGLI ORRORI VA RIPULITA VUOI CHE PORTANDO ROBA DI QUA E DI LA SI ROMPA QUALCHE DECORAZIONE?
(tzè sa dove colpire il ragazzo..)Uff gli hai messo fretta tu per farmi smontare l’albero!
 
Mesta comincio a mettere via le decorazioni, ma non pago ecco che arriva di nuovo:
 
ANCORA UNA COSA…
Che c’è adesso?
LE SCATOLE DELLE SCARPE…
No dico vuoi anche che vada a donare un rene? Che cosa ti hanno fatto le mie scarpe?
NIENTE VORREI SOLO SAPERE QUALI SONO DA PORTARE GIU’ IN CANTINA..
Zio ascolta farò finta di non aver sentito e così tu avrai la possibilità di far finta di non averlo detto.
LE TENIAMO TUTTE QUI????
Ma se non le vedo non ricordo di averle e me ne compro altre rischiando doppioni inutili (che poi inutili non sono mai, ma questo non gliel’ho detto..) e…
PER CARITA’ TROVERO’ UN MODO PER TENERLE QUI!
(uno pari, palla al centro..)

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martedì, gennaio 20, 2009

L'ambiente in cui lavoro è meraviglioso. Non importa se la donna viene riconosciuta quale essere inferiore perché dotata di vagina, quindi con tutta una serie di scompensi ormonali e non, quali amnesie e affini.
Ad esempio un cliente può benissimo trattarti come una deficiente affermando di averti detto di acquistare 6 pezzi di Pincopallo, e tu che fai? Ne ordini uno. Perché sei una donna, e nel frattempo ti stavi limando le unghie e non eri attenta! Allora lui ti tratta come un decerebrata non perché è maleducato, cafone, lurido, merdoso, ma perché vuole farti capire che, se da una parte è tollerante e cerca di venire incontro al tuo essere donna, dall'altro TU hai sbagliato, perché LUI si ricorda BENISSIMO di averti detto 6 e non 1. Quindi le unghie e l'uncinetto si fanno a casa non in ufficio, ricorda bene donna, ricorda bene.
Questo ambiente è così gratificante, che il bruciore che sento allo stomaco non è ulcera è il fuoco della gratitudine. E' così meravigliosamente stimolante che la dissenteria è d'obbligo e i conati una benedizione, in quanto visti come dedizione al lavoro.
E mica gliela faccio io al capo. Lui lo sa che se veramente stessi male o fossi insoddisfatta cambierei lavoro con uno dei tanti che vengono a bussarmi al mattino alla porta, in questo periodo meraviglioso di crescita economica. E' per questo che lui mi tiene in riga e non cede. E' furbo lui. E' uomo lui, conosce come sono le donne lui. E' solo sfortuna quella che ha con loro da circa cinquant’anni, che non riescono a capire che gioiello sia.
Ed è la pigrizia che mi ha impedito di portare un qualsiasi oggetto che rendesse mio questo posto, in dieci anni che lavoro qui. Non una foto, non un calendario o un ninnolo qualsiasi, d'altra parte riconosco bene il mio posto di donna, qui nulla è mio, tutto è del mio capo e padrone, io sono solo una segretaria. Non impiegata, segretaria, c'è differenza, me lo ripeto tutte le notti prima di addormentarmi quando sento quel moto di orgoglio che comincia a farsi spazio dentro di me. Montarsi la testa mi farebbe perdere di vista l’obbiettivo all’interno della ditta in cui lavoro, non chiedetemi qual è però. Deve essere un segreto tra uomini, ad oggi io ancora ne sono all’oscuro.
E una mia parente prossima mi guarda con incredulità, lei è un'impiegata moderna, una di quelle che gira con il cesto della punteggiatura sulla testa, e ogni tanto lascia cadere una virgola qui, una lì, e va fuori di testa per i puntini di sospensione. Una di quelle che la sua posizione se l'è guadagnata mica le è stata assegnata così a caso. Invece che stare seduta su una comoda sedia (non è mica pigra come me), lei ha scelto di sbucciarsi le ginocchia sotto la scrivania. Dice che il dolore alle ginocchia vale pur una borsa di Gucci, io le credo, ma le ginocchia preferisco rovinarmele ballando, lei ride quando glielo dico MI FAI MORIRE DAL RIDERE.
Sono proprio una segretaria all'antica.
Adesso vado a bere la mia razione di acqua con una bustina di ironia, il medico l’ultima volta mi ha detto che serve e ammetto che è una delle medicine che assumo più volentieri. Da’ltra parte non posso mica ammalarmi, altrimenti qui chi risponde al telefono?
Ah che meraviglia sentirsi utili alla causa!

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lunedì, gennaio 12, 2009

In ogni viaggio ritrovo il tormentone del momento. Si accende la radio e quella canzone passa sempre. Io guardo zio e lui già capisce TRANQUILLA FACCIAMO UN GIRO AL CORTE INGLES DOMANI E LO CERCHIAMO.
Mi piace creare tradizioni che sono solo nostre e portarle avanti nel tempo come se fossero sempre esistite.
 
Era tan dura
Come la piedra de mi mechero
Me asaltan dudas
De asì te quiero
Eres tan fria
Y como el agua
Que baja libre de la montaña
 
Come mi aspettavo mi fa male vedere la diffidenza in quel piccoletto quando mi vede. Salta addosso a mio padre, gioca con mamma, ma con me non riesce. Chi è questa che è venuta coi nonni? Vorrei potergli dire che non abbiamo molto tempo, che si deve fidare, invece mi metto lì e inizio a scherzare con lui. Il piccolo mi testa, gioca un po’ poi si allontana e mi guarda, gioca col nonno di cui è sicuro, sta perennemente attaccato al suo papà che lo fa morire dal ridere con i suoi giochi MA’ MA’ PAPA’ MA’, gli dice mangiandosi la esse finale come un vero andaluso DOC, ormai sappiamo che non è un richiamo a sua mamma, ma il suo modo di dire “ancora”.
Parla tantissimo, capisce perfettamente l’italiano, se ti parla lo fa in spagnolo, ma ripete ogni parola che gli si propone come un’adorabile scimmietta. Io spesso mi giro verso lo Zio e gli chiedo se è normale che lo trovi così meravigliosamente bello. Lui mi fa sì con la testa, che non è zio a caso e sorride vedendomi in estasi e completamente ammaliata di fronte ad un frugoletto di due anni. Non riesco a stare ferma con la digitale, non so quante volte lo fotografo, tanto che lui guarda il papà e gli dice AHI PAPA’ MUCHA FOTO ZIA e io scoppio a ridere Sì sì mi amor muchas!
Senza accorgermene mi sono ritrovata per terra a cercare di aggiustargli l’elicottero, mentre lui in piedi con la manina si appoggiava alla mia spalla per controllare. Mi sono ritrovata a tenerlo in braccio e correre da papà che tentava di prenderci ma noi eravamo più veloci.
ZIA MA’ ARAMEO si dice marameo A R A M E O (lentamente e guardandomi negli occhi) m a r a m e o SISI ARAMEO!
Camminare sulla sabbia e vederlo illuminarsi tutte le volte che arriva un gabbiano, o imbronciarsi perché lui non riesce a far rimbalzare la pietra sull’acqua come zio, vederlo mangiare con gusto la paella e leccarsi pure i baffi che non ha. Sentirgli dire UVE GOOOL ITALIA e guardare subito mio fratello Mario… E’ GIUSTO CHE ABBIA CHIARO FIN DALL’INIZIO COME STANNO LE COSE, e d’altra parte nessuno si aspettava che diventasse del Real Madrid o del Barcellona.
Sono stati 5gg in cui ho vissuto con i ritmi di un bambino di 2 anni. La siesta al pomeriggio, l’andare a dormire non troppo tardi, lo svegliarsi quando lo stomaco faceva i capricci per la fame, giocare, giocare e ancora giocare.
Ho ancora nelle orecchie il suo SISI veloce e comico da matti, il suo YATTA’ per farci capire che qualcosa lo aveva stancato o annoiato, il suo dare i bacini dandoti la guancia NO NO DAMMI TU IL BACIO allora lui si arriva contro la tua guancia con la sua.
Il mio ammazzarlo di besitos, con lui che ride perché gli faccio il solletico; il mio mandargli i baci con la mano e il suo imitarmi; il mio trovar naturale di parlargli in spagnolo e il suo ESPERA ZIA ESPERA con la manina alzata come i grandi. Il mio preparargli il biberon, il suo mangiare il churro (tipo una pastella fritta, non proprio consigliata per un bambino di due anni, ma se lo vizia il padre tutto l’anno, non posso farlo io per 5 giorni?!) con una golosità incredibile. Il mio cantare le canzoni alla radio e la sua faccia stupita che io le conoscessi. Il mio battere le mani e il suo seguirmi facendo il matto e ballando. Il nostro parlare giapponese insieme con mia madre che guarda lo Zio e so io cosa vuol dire quello sguardo!
Credevo che il cuore mi scoppiasse per un attimo la sera prima della partenza. Ha chiesto a mamma di andare a dormire, così iniziamo a prepararlo per mettergli il pigiama, un’impresa non facile. Lui in piedi sul divano, io seduta accanto che provo a tenerlo fermo e mia madre che fa i giochi di prestigio per infilargli le maniche della maglietta. Prima che mia mamma gli mettesse i pantaloni lui le dice ESPERA NONNA, si mette in braccio a me e mi dice BESITO ZIA BESITO. Io cerco di mantenere la calma e comincio a dargli muchos besito sulla guancia destra, poi lui si gira e continuo con la sinistra MA’ MA’ e già ride perché sa che aumenterò il ritmo e finiremo per farci il solletico.
Mari ricorda tutto, fotografa ogni istante, cerca di non dimenticare il suono della sua risata, del suo parlare, del suo camminare col culetto in fuori e le sue facce da grande. Lo sai che non ti perdoneresti mai se dimenticassi qualche dettagli quindi cura di fosforo e attenzione, mi prendo in giro col pensiero mentre lo saluto e so che passeranno mesi prima di rivederlo.
ADIO’ ZIA adio’ mi amor nos vemos mañana por la mañana, so che è una bugia ma vederlo fare ciao con la manina e andare a letto tranquillo mi ripaga.
 
Y no lo entiendo
Fue tan efimero
El caminar de tu dedo en mi espalda dibujando un corazon
Y pido al cielo
Que sepa comprender
Esos ataque de celos
que me entran si yo no te vuelvo a ver

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venerdì, gennaio 02, 2009

Io e mio fratello almeno su una cosa la pensiamo uguale: a fine anno non ci si deve divertire per forza, o fare qualcosa di particolare per forza. E infatti io così ho fatto, cena e ballo, proprio come in un normalissimo giorno di festa.
Di solito scegliamo di partire per qualche giorno (tre o quattro al massimo), approfittando di qualche giorno di feste. Quest’anno ho deciso di mettere da parte cosa sarebbe stato più facile in funzione di qualcosa di più grande: l’amore, quello che chiama anche se lontano, quello che senti addosso e non ti capaciti di come possa accadere. In fin dei conti io zia non lo sono mai stata prima.
 
“e se andassimo dal piccolo?”
“te la senti?”
“Beh te la senti è una parola grossa, ma l’ultima volta era giugno, e quando sarà la prossima? Sappiamo bene che non passerei più un’estate lì, e non voglio si dimentichi di me..”
“ok ok informa tuo padre e si va”
 
Mio padre ha fatto il triplo salto mortale carpiato, come da previsioni. La sua famiglia di nuovo riunita, io non sono stata a specificare, mi è piaciuto vederlo così.
Ho comprato i biglietti e non li ho più guardati. Il mio stomaco ha cominciato a fare i capricci, lo zio ha cominciato a pensare che non fosse la decisione migliore, ma io l’ho rassicurato, nel momento in cui ci sono da tirare fuori i denti non mi tiro indietro, chi mi conosce da più tempo in assoluto mi chiama la Leonessa non per niente (già…non per niente..).
Ci saremo solo io e lui, vizi, giochi e ancora vizi, e giochi e corse e pappe, e ninna nanne cantate, sussurrate e diventare scema appresso ad un esserino di due anni e mezzo.
Non accetterò provocazioni, non accetterò chiarimenti fasulli, non accetterò di stare al gioco di nessuno che non sia mio nipote.
Io cosa voglio da questo viaggio lo so, e non è una riunione familiare che ha come oggetto Volemose bbbene. E’ un  fare il pieno del mio tesoro lontano, lasciargli qualcosa di me, fosse anche solo una parola nuova imparata.
 
Parto domani mattina all’alba e torno giovedì, solo un bagaglio a mano e mia sorella ha riso come una matta, conoscendomi, immaginando il gioco ad incastro (per non parlare della violenza psicologica) che dovrò fare per portarmi dietro comunque meno della metà della roba che porterei normalmente.
E se non è amore questo che cos’è? Vado a dare un senso a quest’anno che inizia, voi aspettatemi, che torno. Torno sempre.
Ah quasi dimenticavo…buon anno!!

Gozado para LeMieMari a 11:48 commenti (24)