Addormentarsi è un’impresa. Il caldo è arrivato prepotente e nessuno si ricorda già più dei quasi due mesi in cui la pioggia l’ha fatta da padrone.
Mi sveglio al mattino dal lato opposto del letto e non mi ricordo come ci sono finita, gli occhi abbottati e una faccia che non vi dico. Eppure sorrido. Dalla sala proviene quella voce a cui non so resistere. Così mi alzo e lo raggiungo, lui mi vede, mi fa un sorrisone dei suoi e io comincio a mangiarlo di baci. Adesso riuscite a pensare ad un inizio giornata migliore?
Un vero e proprio terremoto che ci ha investito di buon umore!
Mio fratello è il solito di sempre. Ieri sera in un attimo sono stata catapultata in una realtà lontana, in cui racconta delle donne che gli girano intorno dei suoi approcci raffinati e indiscutibili, ed eravamo tutti con le lacrime agli occhi. Come sempre. Se ci avessero dato la possibilità di sceglierci molto probabilmente nessuno dei due avrebbe scelto l’altro. Magari ci saremmo trovati simpatici per una serata, per una bevuta, per ridere come dei cretini, ma il vivere quotidiano insieme non fa per noi, alla lunga ci saremmo dati sui nervi. Troppo diversi in tutto, troppo diversi nelle priorità. Il bene non si discute, in fondo siamo fratelli, ma ieri mentre sclerava che non trovava il gel e vedevo già mamma tesa come una corda mi sono detta OH NO TUTTO QUESTO LO SO COME VA A FINIRE, invece il piccolo ha reclamato la sua attenzione per giocare e lui si è dimenticato tutto con grande respiro di sollievo della famiglia intera!
Con Giò si trasforma. Diventa la persona che tutti vorrebbero al proprio fianco per stare allegri. Suo figlio lo adora, e io rimango completamente rapita da quel suo modo di dire Papà con la cadenza spagnola. Non gli si può resistere, proprio come suo padre.
Ieri era San Giovanni e casa mia si è trasformata in un centralino. Tutto il parentado chiamava per gli auguri a papà e al piccolo. Le telefonate poi vertevano sulla sottoscritta, con le domande di rito:
Come va? Nervosa? Fatto tutto? Sei stanca eh? Alla quinta telefonata ho guardato mia madre che ha capito e svicola con un NON C’E’ E’ USCITA UN PO’.
E’ il mio ultimo giorno di lavoro. Da oggi pomeriggio sono in ferie. Non so se riuscirò a passare dal blog, forse sì giusto per distrarmi un po’, o forse sarò troppo presa da tutto, non lo so non mi sono mica mai sposata prima!
Però volevo ringraziarvi. I vostri auguri per commento, messaggi privati, mail mi hanno lasciato un sorriso permanente. Non è scontato per niente il gesto, non erano scontate le vostre parole.
E quando si parla di parole difficile non fare riferimento alla sorella scrittrice (non discutere lo sei e basta), che riesce sempre a fare centro quando vuole, nessun grazie ma un abbraccio sì di quelli forti.
Aspetto che un treno mi porti qui la mia Venere e il suo Mondo, di poterci guardare negli occhi e dirci tutto senza spiccicare parola, di darci forza quando sarà necessario, perchè tutti possano conoscere la meraviglia che sono insieme, dopodiché la festa può iniziare.
Quello che mi aspetta dopo ancora non l’ho realizzato. Parto. La destinazione non ve la dico, dovreste saperla, dovreste conoscermi, c’è una foto lassù che ve lo può suggerire in ogni caso.
7 anni dopo sarà diversa per gli altri che la guardano da fuori in ciò che appare al primo sguardo.
Io la amo per la luce che emana da dentro, e quella non si cambia col tempo.
Voi fate i bravi, che a meno che non finisca tutti i soldi e decida di vendere il mio passaporto a qualche bisognoso in cambio di una serata danzante come dico io, dovrei tornare.
Nel frattempo sabato è lì che mi fa cenno di avanzare e non mi tiro certo indietro.

Si dice che quella foto sia stata scattata in un micro secondo in cui mi sono illuminata, senza apparente motivo, dopo ore in cui i miei mi pregavano di sorridere, ma io non ne avevo nessuna voglia perché non avevo niente di rosso addosso. Ecco.
Tutti confermano che 29 anni dopo io ho ancora quell’espressione quando rido. Tu sei così, dicono, ed è vero.
Si dice che si debba avere qualcosa di vecchio, qualcosa di regalato o qualcosa di prestato o tutti e due, per queste cose sono negata, e qualcosa di blu. All’appello abbiamo tutto.
Si dice che non importi il dove, ma con chi. Ne ho sempre fatto il mio motto. Ieri sera non c’erano uomini che si spogliavano, oggetti fallici che spuntavano dalla torta, manette di pelo rosa e cose affini. C’erano 12 ragazze vestite da bodyguard che hanno perquisito i miei genitori, che mi hanno scortata fino al ristorante, che neanche Witney Houston ha avuto tanto, bellissime da far paura nel loro completo: pantalone nero, camicia bianca e occhiale da sole scuro. E con delle persone così come fai a non sentirti protetta? C’era quella foto ad aspettarmi al tavolo, mille regali e la voglia di guardarci negli occhi e dirci OK CI SIAMO, FORZA UN BEL RESPIRO E SI VA AVANTI, INSIEME.
Si dice che l’amore sia fatto di tante piccole cose, non è un caso che abbiano scelto Romoletto, l’unico ristorante dove c’è cucina romana a Torino. In onore di chi non c’è di persona ma, tutti sanno ormai, è con me sempre.
Si dice che mi bastino 3 note per mettere su un balletto e la gente mi segue, ieri ne abbiamo avuto l’ulteriore conferma. In un attimo il patio del ristorante era tutto dietro di noi che ci imitava, ci incitava a non smettere. Io nel frattempo guardavo le Bad Girls ormai destreggiarsi nella salsa come nell’afro!
Si dice che tante donne insieme “ah chissà cosa combinano”. Semplice, si divertono. Ieri vedevo Monica parlare allegramente con Alessandra dopo essersi vista per la prima volta, Lucetta che non conosceva nessuno che canticchia e sorride, Cristina che si scompiscia con i modi bruschi di mamma Emiliana, la Tata e Nicoletta fuori che si abbracciano (credetemi, solo 2 anni fa la cosa sarebbe stata impensabile) e mi sono resa conto che sono sempre più orgogliosa delle mie amiche e del loro modo di aprirsi perché tanto se sono tutte lì qualcosa in comune ce l’avranno. Infatti sì lo aggiungo io.
Si dice che nel giardino condominiale del mio palazzo non si possa andare con le bici, o giocare a pallone che si rovinano le aiuole. Speriamo che nessuno fosse affacciato stanotte altrimenti mi sa che i miei dovranno pagare un supplemento nelle spese.
Si dice che per tutto ci debba essere una colonna sonora adatta. Quando Elena distribuisce a tutte un cd con la colonna sonora che ci accompagnerà dal 20 al 28 Giugno io mi commuovo. Mi chiedo come possa pensare che non sarà all’altezza della situazione, lei che sembra essere nata per essere un dono speciale. Tutte la guardano un po’ sorpresa, credo di essere l’unica a pensare che per lei è solo “normale”, perché è Elena.
Si dice che “ad andare di solito ci si mette di più che a tornare”, ma quando in macchina la tua migliore amica ti prende la mano e stringendotela forte ti dice SONO FELICE MARI, DAVVERO FELICE senti che ci sono viaggi che non hanno ritorni, vanno avanti e basta, magari a volte si arrestano un pochino, perdono di entusiasmo, hanno bisogno di diversi stimoli, ma hanno voglia di scoprire ancora e ancora.
Si dice che sono necessari punti fermi nella vita, poi si può sovvertire l’ordine del proprio mondo milioni di volte, tanto loro sono lì e ti aspettano. Il Sole, la Luna e Venere sono pronte a riunirsi.
Si dice in giro che io mi stia per sposare, nessun pettegolezzo da strada, ho controllato, la notizia è fondata.

Partiamo dalla fine. Ho sbagliato e per una perfezionista del cazzo come me non è poco. Ho sbagliato, mica una volta ma due, perché non me la sono goduta come avrei voluto. Ho sbagliato perché mi sono fatta prendere dall’ansia di non aver fatto le prove palco come si deve. Anzi quasi non le abbiamo fatte perché i gruppi prima di noi hanno fatto un super ritardo. Il gruppo non sapeva come muoversi con tutte quelle direzioni che in sala venivano perfette e che qui mancavano di punti di riferimento. Ho sbagliato perché in sala le quinte non ci sono, non sono una ballerina professionista ed ho bisogno che mi si dica da dove entrare e da dove uscire. Se mi dice FATE VOI E’ OVVIO io mi incazzo. Mi sono incazzata.
Da fuori dicono sia sembrato parte delle coreografia, che nessuno se n’è accorto. Se non fossi una perfezionista del cazzo tirerei un sospiro di sollievo e invece no. Le ragazze mi vengono vicine e mi dicono che non importa, che anche loro per un motivo o per un altro hanno sbagliato qualcosa. E’ che io pretendo da me tutto quello che in realtà condono agli altri. Ho passato anni a consolare chi faceva un errore in rueda, piuttosto che in hip hop, a ripassare coreografie per calmare gente e a dire che l’importante è divertirsi, e lo penso davvero. Poi però con me sono un sergente di ferro. Sempre. Ho sbagliato perché capita a chi prende il rischio di salire sul palco. Chi rimane seduto e guarda, di sicuro errori non ne fa, io ho scelto di stare dall’altra parte, di fare e non guardare.
Ho sbagliato perché con la testa non ero lì, poche scuse. Le luci si spengono, si apre il sipario e questa volta il resto non è rimasto fuori.
La danza, si sa, è egocentrica, se non la metti sempre e comunque davanti a tutto, lei si prende le sue ripicche. Che poi è stata ancora clemente, mi ha dato delle attenuanti ed ha limitato la sua “furia”.
L’inizio invece è un pranzo nel patio con Mamma Eli e papà Mario, con un sole (mandatomi a scaldarmi dopo una notte incredibile direttamente dal mio tesoro) incredibile e tante prelibatezze sulla tavola. E’ una tappa in farmacia per frenare l’agitazione che avanza (visto Lele come sono stata brava?), è l’arrivo davanti al teatro e trovare parcheggio davanti all’ingresso.
E’ incontrare le ragazze e sistemarci nel camerino: costumi, trucchi, spazzole, rum. Sì c’è tutto.
La parrucchiera ci rende davvero guerriere con le acconciature, Elena da consigli sul trucco, Unico si diverte un mondo in quel camerino circondato da donne, e c’è da dire che noi gli diamo validi motivi per farsi due risate!
Io ed Elena abbiamo persino trovato il tempo per scaricare un po’ di tensione urlandoci contro durante lo spettacolo. Come si fa in teatro però, sottovoce, per ritrovarci poi abbracciate 30 secondi dopo.
Neanche mezzora ed è tutto finito. Il sipario cala e a me sale un groppo in gola che non ho mai provato. E’ finito. Fermate il tempo, voglio rifarlo, tornare indietro e rivivere tutto, anche l’errore, ma rifacciamolo! Niente. E’ vita, non si torna indietro, solo e comunque avanti, giorno per giorno.
Allora mi godo l’abbraccio degli amici, i fiori, i complimenti, i messaggi di stima a priori, mamma che mi dice MARI’ MA CHE BELLA CHE SEI CON I CAPELLI TIRATI SU e io che rimango come una scema. Mi godo lo sguardo di chi mi rimprovera per la mia severità verso me stessa e poi mi sorride in quel modo lì che tanto mi piace.
Mi godo la telefonata di chi sa perché ho quel mal di testa che non da tregua alle tempie, che sa calmarmi, che mi dice le cose giuste e mi manda dentro dagli altri a mangiare qualcosa.
Mi godo le 23 forcine sparpagliate sul letto, a testimonianza che ho i capelli lunghi io, ecco e mi guardo allo specchio.
Mi addormento ridendo con l’immagine di me che assomiglio non poco a Edward mani di forbice e poggio la mano sul cuore. Le emozioni non sono ancora finite. Qui tutto deve ancora accadere.

Week-end di prove spettacolo afro. Week-end con aggiunta di ultimo (?!?!?!) matrimonio. Triste. Poco cibo (un raviolo è poco per tutti vero?), e gente priva di voglia di festeggiare. Praticamente siamo andati ad una cena che è durata 5 ore. Vi sareste divertiti?
Le prove sono andate bene, lei ci adora, ci da un inizio da provocatrici, civettuole e noi ce lo cuciamo addosso come se non aspettassimo altro. Noi, le BAD GIRLS non a caso, soprannominate così dopo neanche due mesi di lezione, dopo esserci ritagliate un posto nel corso, ma non solo.
In compenso il problema come temevamo lo hanno dato i costumi.
Belli. Insidacabilmente belli. Se dovessimo ballare altro. Non so cosa, la cavalcata delle valchirie in versione porno ad esempio. Siamo senza alcun dubbio il corso più tettuto della scuola e la costumista ci propone un corsetto soprannominato da noi TETTE OVUNQUE!
Partiamo dal presupposto che non è un mio problema. Mi piacerebbe lo fosse, ma non lo è.
In compenso abbiamo rischiato di perdere Ale dopo la prima prova. Praticamente un’istigazione alla prostituzione continua, Annì mezza era nuda (e non è un modo di dire), Elena ha tenuto sotto il suo reggiseno, ma comunque era costantemente a rischio. Ovviamente il gruppo avanzato questo problema non ce l’ha. Loro sono ballerine e in quanto tali prive di tette, prive di cellulite, prive di alcune ossa (altrimenti non si spiegherebbe come riescano a muoversi in certi modi), ma non divaghiamo troppo.
Noi siamo la Bad Girls. Si sono mai viste Bad Girls senza tette e culo in abbondanza? Essù.
Per fortuna alla seconda prova si era già corso ai ripari, e sembriamo sempre hard, ma quanto meno sembra che tutto possa essere “contenuto”.
Ale alias Esmeralda promette che ci farà le facce anche quest’anno.
Giada alias Memory sarà il nostro punto di riferimento come sempre.
Alice alias 50% uscirà con qualche perla che ci farà schiattare dalle risate per il candore misto acido che solo a lei riesce così bene.
Elena alias Amazzone cercherà di non soccombere all’emozione e di mantenere un colorito umano a differenza dell’anno scorso. Ha altro a cui pensare continua a dirmi, eppure ieri sera per un attimo ho pensato: arieccola!
Ioi alias Mulata porterò il ron miel, sperando che a casa ce ne sia ancora. E’ tradizione, le ragazze si leccano i baffi solo al pensiero. Ma soprattutto proverò a gestire le energie, vediamo se c’è una prima volta anche per questo.
Anna alias Annì, avrà quell’aria disarmante e se ne uscirà con frasi del tipo LO SO CHE VI FARO’ FARE BRUTTA FIGURA UFFA VOI SIETE COSI’ BELLE e noi le tireremo dietro i primi oggetti a portata di mano facendola rilassare un po’.
Unico alias Unico perché il suo nome non riesco a memorizzarlo, spero si lavi. Non so perché dovrebbe sorprendermi, ma io fino alla fine ci provo. O almeno che si riempia la bocca di mentine se per le ascelle non riesce a fare nulla.
Gabri alias Zingarella penserà alle acconciature. Ecco dovrebbero darle questo ruolo all’interno della scuola, solo e unicamente questo. Ma niente, lei insiste a voler ballare.
Stasera ultime prove, poi ci si vedrà in teatro mercoledì pomeriggio.
Incrocio le dita perché fili tutto liscio come l’anno scorso, urlerò merda merda merda e mi custodirò per bene i miei porta fortuna.
Voi cercate di mandare influssi positivi eh? Ci conto!

“pronto buongiorno è S. da Torino..”
“CHI?!?!?!”
“S. da Torino siamo un’officina..”
“Scusi ma chi cerca perché io non conosco nessuno con sto nome?”
Se mi facessi parlare piccola troglodita che non sei altro, e invece..
“Siamo un’officina che ha effettuato una riparazione su un vostro mezzo ieri..”
“sì ma chi vuole???” (il tono è proprio da CHI CAZZO E’ STA FEMMINA CHE CHIAMA A CASA MIA E NON CONOSCO?)
“parlo con la ditta Pincopallo?”
“Sì ma chi cerca di preciso perché qui siamo in tanti che ci chiamiamo Pincopallo”
E lo so praticamente una famiglia intera ha preso d’assedio un paese, ma non è mica colpa mia se non avete fantasia, evolvetevi! e invece..
“Cerco il Sig.Pincopallo che abita in Via le mani dal naso 28”
“ah sì siamo noi, beh?” (giuro giuro che ha detto beh in quel modo che se l’avessi avuta davanti e invece..)
“Avrei bisogno del codice fiscale oltre che della P.I. del Sig.Pincopallo”
“ahhh il codice fiscale spettA un attimo” (sì, ormai siamo sorelle, io e Troglo).
Nel frattempo sento che gira per casa urlando alla madre E’ UN’OFFICINA CHE HA FATTO UN LAVORO A PAPA’, MAAAAAMMA VUOLE SOLO IL CODICE FISCALE (ma infatti si sono pronta a giurare se serve)
“pronto”
“si mi dica”
“devI richiamare più tardi perché non lo trovo”
“perfetto allora riproverò nel pomeriggio”
“ma guardA anche a pranzo, così io me lo faccio lasciare da mio padre e poi TE lo dO..”
Beh calcolando che per te è l’alba (e per me no aggiungerei..), e probabilmente ti girano le palle perché ti ho disturbato il meraviglioso momento intimo tra te e il latte, forse unico momento intimo che hai, visto il tuo acidume alle 9 di mattina. Calcolando che io riprendo a lavorare alle 14, direi che tu sei in perfetto orario pranzo, anzi starai preparando la tavola. Quindi..
“d’accordo allora richiamo più tardi, grazie mille. Arrivederci”
“ciao ciao”.
Adesso forse avete un chiaro quadro del perché se qualcuno entra qui dentro, e sorridendo mi dice Buongiorno (solo al pensiero mi emoziono), e non lo fa per vendermi qualcosa, ma solo perché è buona educazione farlo, (perché io non ho colpe se la benzina è aumentata, il lavoro diminuito, la moglie o il marito di turno sono degli stronzi, i figli fanno disperare, piove e praticamente la primavera di qui non è passata, Berlusconi si è fatto una nuova legge su misura, i comunisti sono sempre gli stessi e via andare), io mi senta una “miracolata” e la giornata mi sorride.
Attendo fiduciosa!

A chi non piace Vasco consiglio di passare un'altra volta..
Mentre cammino intorno all’immenso “galoppatoio” di San Siro cerco di fare un po’ di analisi di quello che ho appena vissuto. Durante mi è impossibile. Sono come presa da un vortice che mi porta indietro nel tempo, e poi mi catapulta sul palco con lui. Salto, canto, urlo spingendo la voce nella sua direzione, direttamente dal diaframma. La mia da sola non la sentirebbe mai, ma unita a quella di migliaia di persone ha valore.
Io sono invecchiata, anzi no diciamo cresciuta, ma anche lui lo è. E non sto parlando della sua voce, che cazzo quella c’è eccome, non sto parlando del fisico, che il ragazzo nonostante la sua vita decisamente spericolata, darebbe il giro ad un paio di ragazzetti di mia conoscenza.
Sto parlando dell’uomo. Io non l’ho visto ai tempi di Fronte del Palco, ma me lo sono sempre immaginata un animale da palcoscenico, che si gode il suo momento di gloria, che si pavoneggia, com’è giusto che sia, di fronte a stadi stracolmi di gente, per lui che non era nessuno per quelli che se ne intendevano di musica e che è diventato un simbolo per molti molti di più. Me lo sono sempre immaginata con quel suo ghigno, a fare il dito a chi aveva giudicato la sua vita invece che le sue canzoni. Ricordo che, ancora bambinetta dicevo a mio padre Ma mica me lo devo sposare, voglio solo cantare ai suoi concerti! EHHH MA LI’ SONO TUTTI DROGATI Beh io no!
Adesso no, è diverso. Adesso Sale sul palco citando Spinoza (paraculo meraviglioso che non è altro), parte subito con le canzoni dell’album nuovo poi prima di iniziare La noia si commuove. Non ci credo è alla quarta canzone, decide per una canzone vecchissima, il pubblico la riconosce dopo un pico secondo e lui semplicemente si commuove. E io con lui. Non si vergogna, sorride come per dire MI AVETE FREGATO, non lo sa che è lui ad averlo fatto molti anni prima. La canto come se la sentissi mia, ma non è così, non lo è mai stato, sto dando voce a chi non è lì affianco a me di persona, ma è solo un particolare insignificante.
Ha tolto dalla scaletta delle chicche che aveva inserito per lo scorso concerto. Cri è delusa, io le dico che non le aveva mai fatte, la scorsa volta è stata un’eccezione. Un’eccezione che mi serviva, delle canzoni di cui avevo bisogno, adesso è ora di svoltare, ma questo lo penso e basta.
T’IMMAGINI arriva all’improvviso, mi illumino come una bambina, San Siro e l’essere schiacciati come sardine potrebbe impedirmi di ballare… Potrebbe se non fossi io insomma, ma l’omone accanto a me capisce la necessità, si sposta per farmi spazio e io saltello facendogli le facce come se potesse vedermi!
Finalmente potremo associare le sue facce alle nuove canzoni, già mi immagino il prossimo giro in macchina con Cri MARO’ TI RICORDI QUI CHE HA COMBINATO e perché quando ha cantato l’altra che ballava come un matto?!! Anche per questo non vedo l’ora che arrivi il giorno del concerto, anche per questo Zio e Ale si ammazzano dal ridere.
Mi piaci tu mi piaci tu mi piaci tuuuuuuuu, ma come te lo devo dire!? Tutte le mani convergono su di lui, come se fosse una coreografia preparata, rido, se ne sarà accorto anche lui?
Io so solo che ho retto fino a Sally, poi ho preso il cellulare, ho chiamato la Sally di sempre, ho composto il numero della Sally arrivata senza preavviso, e l’ho cantata senza preoccuparmi di trattenere le lacrime. Chi era affianco a me mi ha lasciata andare nei ricordi, nei miei errori, nelle mie distrazioni, debolezze. Mi ha dato spazio, che poi è tutto quello che voglio, spazio per poter essere IO con tutto quello che mi porto appresso. Forse era giusto così, forse ma forse ma sììììììììììì e mi arriva un abbraccio, nessuna smanceria, un semplice gesto di comunione.
Potrebbe lasciarsi andare a ricordi e canzoni strappacuore in un momento in cui lo stadio sembra unirsi in un unico abbraccio, invece piazza REWIND subito dopo e non c’è più spazio per lacrime e pensieri, si deve solo ballare ballare ballaaaaaareeeeeeee! Come si fa a non amarlo?!?!
Si scarica con Gli Spari sopra e con C’è chi dice NO, e io con lui, ci metto tutta la rabbia che ho dentro per tutti quei NON E’ GIUSTO che in questi giorni mi hanno assillato. Su siamo solo Noi, io e la compagna di notti senza fine, di ballate fino a svenire, di prove fino all’esaurimento delle forze, ci abbracciamo e cantiamo come se il tempo in realtà fosse solo una stupida notizia priva di fondamento.
Quando è il momento de Il Mondo che Vorrei penso a Billa, sto zitta, mi imprimo quella sensazione dentro, lo fisso e la lascio cantare a lei.
La combriccola del Blasco lo sa quando sta per arrivare l’ora, le facce cambiano, sei già quasi senza voce, ma vuoi che ti senta ancora perché sta per finire, sta per andare via di nuovo, allora lui che fa?
Sorprende ancora. FACCIAMO UNA PROVA? QUI MI VOGLIONO CACCIARE DICONO SIA ARRIVATA L’ORA, io e Cri ci guardiamo perché non capiamo dove vuole andare a parare FACCIAMO FINTA DI ESSERE IN SPIAGGIA (tutti urlano, forse si sono immaginati in spiaggia con lui, non lo so, mica lo so perché sento l’impulso di urlare, lo faccio e basta) DAVANTI AD UN FALO’, VE LA RICORDATE QUESTA?… Ma le canzoni son come fiori nascon da sole sono come i soliiiiiiii, a cantare è tutto lo stadio, tutto, nessuno escluso, vogliamo stupirlo anche noi, vogliamo che sappia che le sue canzoni, noi della Combriccola non le dimentichiamo, passassero anche secoli.
Sono tutti lì seduti di fronte ad un immaginario falò, solo con l’accompagnamento delle chitarre e fa il romanticone. Come se nulla fosse ci propone Toffee, Ridere di Te, Brava Giulia e Dormi Dormi, una di seguito all’altra, ci alterniamo un pezzo lui, uno noi, che tra amici non c’è bisogno di stabilire le parti, ognuno sa la sua, è tutti sono coscienti che si possono cambiare a piacimento.
E QUESTA SERA NEL LETTO METTERO’ QUALCHE COPERTA IN PIU’ PERCHE’ SE NO, SE NO FA FREDDO SENZA AVERTI SEMPRE, SENZA AVERTI SEMPRE ADDOSSOOOOO, ancora cellulare, ancora lacrime, ancora applausi per chi non è più al suo fianco, ma non c’è concerto che lui non ricordi che ha sempre il suo posto, sul palco con gli altri.
Ancora una volta ho avuto per mesi il suo biglietto sul comodino e in due ore e mezza se ne va. Ancora una volta 30 canzoni andate via in un soffio, sesnza risparmiarsi. Così, come se ne vanno i giorni sul calendario, come se ne vanno gli appuntamenti che mi sembravano così lontani e sono già passati.
Ancora una volta il suo concerto è vita vissuta profondamente, ci ringrazia lui, non lo fa per posa, non lo fa perché è previsto. Ci ringrazia davvero, come se si stupisse che dopo 30anni di carriera ci sia ancora gente che corra da tutta Italia per vederlo.
Il suo SIETE MERAVIGLIOSI glielo leggo negli occhi che lo pensa, in quegli occhi di nuovo lucidi per un attimo, lo sento dalla sua voce che ci saluta ancora e ancora e ancora.
Mentre le gambe non ce la fanno più e il “galoppatoio” di San Siro sembra non debba finire mai, mi superano due ragazzi oltre i 40 (si è tutti ragazzi da Vasco), uno sta dicendo all’altro in tono stupito e compiaciuto “sarà che quando cresci vivi le cose in modo diverso, ma questo concerto mi è sembrato diverso, più umano capisci che intendo?”, io ho annuisco complice.
Alla Combriccola certe cose non sfuggono, ma tu lo sai, quegli occhi, anche a costo di non piacere, non mentono.

Devo scrivere così non lascio convergere i pensieri nell’unico che in questo momento mi preoccupa. Solo uno, ma non è poco, e “solo” è decisamente di troppo a ben pensare.
Scrivo e tento di lasciarmi contagiare da tutto quello che mi circonda, dall’entusiasmo di chi mi vuole bene, dalle parole, i sorrisi, la frenesia.
Scrivo perché niente di questo giugno deve passare in secondo piano, è il mio Giugno questo e me lo voglio spalmare bene addosso.
Mi ritrovo a preparare uno spettacolo di Afro in cui la Favolosa decide di farci interagire per un pezzo intero con l’avanzato, e ci sta. Ma che addirittura decida che dobbiamo avere un pezzo solo noi 4 no, ecco questo non lo aspettavo davvero. E ci viene da ridere mentre ci dice cosa dobbiamo fare. Quando lei spiega che l’illuminazione l’è venuta pensando a quando, tanti anni prima, era andata a Cuba e vedeva queste donne che si muovevano in modo sensuale anche mentre pulivano i pavimenti, beh un raggio di sole deve avermi attraversato il viso. So di cosa sta parlando. L’ho visto coi miei occhi, ho visto il loro modo di essere sfacciatamente femmine. Cuba, e mi batte forte il cuore, così all’improvviso. Porquè yo sé que la Habana me està esperando.
Proviamo a fissare l’immagine che ci ha dato e la mettiamo in atto. Le altre applaudono, io penso a chi mi vedrà tra il pubblico e alle risate che si farà. Mi riempie di orgoglio sapere di essere stata scelta per essere tra quelle quattro per carità, il palco mi piace e chi lo nega, ma cazzarola la danza è lunghissima e non ho trovato ancora un polmone supplementare!
La parte esilarante credo sarà composta anche dal costume di scena. Ecco. Parliamone.
Ieri ci porta un paio di bozzetti (sì ok un tempo la famiglia Forrester la seguivo), io ed Ale impallidiamo. La pancia scoperta? E quelli sono pantaloncini? Lei continua a parlare e noi continuiamo solo a sussurrare La pancia scoperta no! No non posso mettere quei pantaloncini l’ultima volta era l’82! Ecco il B-side del fare lo spettacolo con le professioniste fisico scolpito. TRANQUILLE RAGAZZE NON HO MAI MANDATO IN SCENA NESSUNO VESTITO MALE beh, mi permetto di dissentire guardando alcuni elementi dell’anno scorso, ma perché dovrebbe ricapitare proprio a me? Ok respiro, pancia scoperta e pantaloncini attillati, no così non funziona, meglio pensare ad altro.
So io a cosa. Ad un concerto ad esempio. Anzi al Concerto che aspetto da mesi per la precisione. Che lui è tornato e quando l’ho salutato pensavo che l’avrei rivisto nel 2009 come minimo, invece eccolo qui, posso dire dopodomani e sentire quell’emozione che riconosco molto bene. Mi arrivano mail con conti alla rovescia piene di urla, lo sanno che mi sto controllando a stento, lo sanno che sabato non mi terrà nessuno e sarà di nuovo FESTA!
Vorrei di nuovo un abbraccio forte che mi alza da terra e mi fa volteggiare, vorrei di nuovo, risate di fronte ad un film che si sta guardando lontane chilometri, vorrei di nuovo occhi vispi e sorridenti che mi dicono Ma un giorno così a settimana non è possibile? Non dico tanto ne basterebbe uno! Vorrei riuscire a dire la cosa giusta per farle passare l’ansia, come ieri sera. Vorrei tenere dentro di me le risate di un week-end che ha riempito il cuore.
Vorrei.. e qui mi fermo, il resto d’altra parte non è un mistero.

Post interminabile, ma gliel’ho promesso… Se avete voglia leggete anche la versione del Sole, io qui vi offro il lato della Luna.
Prendete 3 appena trentenni, mettetele in una macchina e dite loro “avete tre giorni di svago a disposizione”, poi mi dite cosa decideranno di fare.
Io posso dirvi cosa hanno fatto 3 ragazze appena trentenni, per nulla normali, in un week-end che guardano da mesi sul calendario e adesso è lì a portata di mano. Un delirio!
Si capisce che la fretta e lo stress abbiamo deciso di lasciarli a casa, visto che si parte alle 10.45 e alle 11 siamo già in autogrill a fare colazione. Alla faccia dei chilometri di coda che avremmo dovuto incontrare e che si vede hanno deciso di non volerci sfidare, un viaggio così liscio non si ricorda dalla notte dei tempi!
In macchina è tutto un MA CHE FIGO SIAMO PARTITE DAVVERO ALLA FINE sono troppo contenta MARO’ ALTRO CHE CONTENTA ma tu Mari non sei contenta?? Io me le guardo e rido ma certo che lo sono, voi due certo che state fuori eh?
Elena porta i Cranberries, così ci scusiamo con Cri che dovrà sopportarci per un po’, ma dobbiamo farlo, dobbiamo cantarli a due voci e metterci il trasporto di sempre, adesso è vacanza davvero.
Racconti, risate, la cartina che vuole farci uscire a Piacenza, ma Elena furberrima si ricorda che non è necessario.
Il campeggio è una figata, ad uno sputo da Gardaland, con piscina, la nostra casa mobile ha anche l’aria condizionata CHE WEEK-END DA STRONZE, che tradotto in una lingua comprensibile a chiunque diventa che week-end da nulla facenti che ci aspetta!
Per entrare in clima ci buttiamo a prendere il sole in piscina, letture imprescindibili ci aspettano (non ho potuto trattenerle in autogrill), il bagnino ha ringraziato Dio di aver mandato qualcuno sotto i 50 anni ma superiore ai 13 ad allietargli il pomeriggio!
Vuoi non fare un aperitivo spicciolo prima di uscire a cena? E via con le puttanizie!
CHI FA PRIMA LA DOCCIA? Io so che la faccio per ultima, così mentre voi vi ristrutturate come si deve io sono serena! TANTO MARI DOPO TI TRUCCO IO ecco appunto.
Foto normali all’appello neanche una. Gnocche pronte per la serata all’appello, assolutamente tre.
Una cena sul lago a Sirmione, cibo e vino di fronte a pettegolezzi mica da ridere e a rivelazioni che hanno bisogno prima di una buona sorsata di bianco.
Non lo so come ci finiamo sedute a bere litri di limoncello, e tanto meno so come ci è venuto in mente di scattare quelle foto! So solo che mi ritrovo in giro per Sirmione a salutare chiunque mi capiti a tiro, e che le altre due non stanno molto meglio di me.
Veramente un concertino per intenditori il repertorio che abbiamo tirato fuori in macchina, da Scende la pioggia a Un cuore matto passando per Amarti è l’immenso per me, ammetto di non ricordare le altre, ma le urla sì quelle sì.
Alzo gli occhi al cielo e ringrazio chi ha fatto appostare la macchina dei carabinieri proprio 100 mt dopo il nostro campeggio altrimenti sarebbe stato complicato da spiegare come mai tornavamo in treno a casa! Il delirio si è trasferito nella mini stanza da letto. Ho davvero pensato per un attimo che non ci saremmo mai più addormentate, una smetteva di ridere, l’altra cominciava. Per fortuna ad un certo punto tutte e tre abbiamo contato fino a 3 e siamo svenute.
La sveglia suona 4 ore dopo impietosa. Noi ci buttiamo giù dal letto subito, ma il corpo sembra avere una volontà sua e di Gardaland non gliene può fregare di meno. Così cerchiamo di corromperlo con una buona colazione e sembra voler collaborare.
Io tanta gente non l’avevo davvero mai vista. Ci sono delle giostre in cui pensi non troverai mai coda, ecco è un pensiero sbagliato. Ieri c’era coda persino alle tazze! No dico le tazze!
Ciò non ci ha impedito di fare tutte quelle più contorci budella presenti. Meraviglioso il momento in cui Elena sul Top Spin urla BASTA BASTA CAZZO NON POSSO MORIRE!NON MI HA ANCORA SPOSATAAAA, questo mentre siamo a testa in giù e poi su e poi giù e poi giro!
Cri è ancora peggio, lei fa la coda, poi quando saliamo comincia con oh mamma guarda cosa c’è lì amica tranquilla eh tranquilla una cippa sai che discesa arriva poi? Ma perché sono salita?!
Io il Blue Tornado lo rifarei mille volte, ma dico sul serio eh? Non so perché, ma sentirmi sottosopra mi piace, il vuoto nello stomaco mi ha sempre attratto, i cambiamenti repentini, la lenta salita e poi giù a velocità folle per poi frenare di botto. Dare anche una bella botta, di quelle che ti lasciano il livido, il mio polpaccio ne è testimone. Mi piace riappoggiare i piedi per terra e tutto sembra più soffice, come camminare su una nuvola.
Ritorniamo alle macchine e ci rendiamo conto subito che non sarà facile uscire dal parcheggio. Certo che da lì a metterci 1 ora e mezza ce ne passa. Allora come fare per ingannare il tempo? Ma facile! Si intrattengono le altre macchine con la musica a palla e balletti vari EHI NOI QUAGGIU’ NON SENTIAMO ci dicono qualche fila più in là ed Elena non se lo fa dire due volte su col volume! Persino qualche cagone sul SUV ha sorriso per un impercettibile attimo, e sono conquiste.
La sera decidiamo di stare in campeggio, si mangia al ristorante interno, si stupideggia come sempre, ma la stanchezza è la vera protagonista della serata, così le chiacchierate le continuiamo nel portico, qualche pagina del libro e nanna.
Ecco cosa non capisco del campeggio: 1. perché i genitori con figli scassapalle non si muniscono di accendini con cui far giocare i pargoli. Alla peggio si danno fuoco, alla meglio annusano per un po’ poi si addormentano 2. perché i genitori non arrivano a capire, ma proprio non ce la fanno, che se urlano FRANCE’ DAJE SU NUN FA’ TUTTO STO CASINO LA GGGENTE STA ADDORMI’ in realtà a farlo per primi sono loro. 3. bella la natura eh? Bella davvero, ma tutti gli uccelli dovevano cantare sotto la nostra finestra all’alba?!?!? No perché per un attimo ho ringraziato che le case non fossero munite di fionde. Ho già detto bella la natura?
Riusciamo a mettere tutto nelle borse (e già questo è un evento), puliamo la casetta, ritorniamo a Sirmione per un giretto alla luce del sole, spilucchiamo qualcosa e ci ritroviamo in men che non si dica sulla strada del ritorno.
Elena patisce le partenze, Cri esordisce con un MA MICA HO VOGLIA DI TORNARE IO, guardo dritta davanti a me e le vedo in ogni caso.
RAGAZZE ASPETTIAMO STO WEEK-END DA QUANTO? ADESSO E’ ANDATA E QUESTO VUOL DIRE UNA SERIE DI COSE, ABBIAMO COSE IMPORTANTI DA FARE IN QUESTI GIORNI, TUTTE E TRE ci guardiamo complici e sorridiamo di nuovo.
Forse per questo ieri sera in camera tutto quel silenzio non mi faceva dormire, perché è così facile abituarsi alla complicità tra noi, agli abbracci improvvisi di Elena, ai baci che arrivano senza un motivo da Cri, ai bisbigli che si interrompono quando mi avvicino e i loro occhi sorridono furbescamente e complici.
Grazie, perché io nei trii non credo, ma questo week-end mi ha fatto capire che se ci sono persone intelligenti, gli equilibri sono fattibili e trasformano un week-end normale, in qualcosa di semplicemente memorabile solo per il fatto di essere state insieme.
