Nella musica come sempre trovo rifugio quando in realtà ho paura persino a pensarle certe cose. Perché il silenzio non fa per me, la paura aumenta, i pensieri si accavallano, si ingigantiscono, prendono dimensioni che non sono reali. Inutile fare la grande, quando grande in questi casi non sono. Ho imparato ad aiutarmi e non voglio dimenticarlo.
Ho canzoni nuove da ascoltare, riascoltare e poi relazionare, che qui si fa sul “serio”. Ho canzoni vecchie in cui rifugiarmi, perché ogni nota ha il suo significato, conosco il punto in cui prendere più fiato per poter spingere sulla nota alta e quello in cui invece posso andare tranquilla. Ho canzoni nuove che la radio manda incessantemente, le sento così dentro che decido di dedicarle. Perché alcune canzoni immediatamente ti rimandano ad un volto, ad una voce, a quegli occhi.
Ho canzoni da ballare, com’è successo sabato. Vedere il dj dispiaciuto perché avevamo “sbagliato serata”, noi che ci mettiamo l’anima in pace per la musica che ascolteremo e poi all’improvviso ritrovarci a correre (sì sì giuro proprio correre) verso la pista perché era arrivata finalmente QUELLA musica. Ballare con tutta l’energia che avevo in corpo, per scaricare i pensieri che non posso dire ad alta voce, le paure egoistiche che mi vergogno persino a pensare. Sono umana, mi dico, è normale, mi ripeto, ma di normale in tutto questo non c’è nulla, esattamente come i miei sbalzi d’umore che a nessuno posso spiegare. Via, via dalla mia mente tramite quelle note, che sono per me come il canto delle sirene, il mio corpo che segue l’andamento della musica, movimenti più lenti e sinuosi che poi diventano energici e travolgenti quando arriva il momento, e chi balla davvero il momento lo riconosce.
Ho canzoni che ascolto quando sono malinconica, e altre che metto quando ho voglia di un sorriso.
Ho un cd che non avrei mai creduto, che inizio ad ascoltare così per caso e in poco tempo mi travolge. Ci sono canzoni che aspetti e sai non ti deluderanno.
Ci sono parole che sanno essere la più dolce delle melodie e arrivano al momento giusto. Mi rassicurano, mi abbracciano, mi dicono che andrà tutto bene.
Perché lo sa che anche la più resistente delle rocce è appoggiata a qualcosa che le permette di non crollare.
Adesso mi metto un po’ di Cuba e vediamo di dare una svolta a sta giornata, che non ci penso proprio a lasciarla in balìa degli ormoni.

Scrivo e cancello, scrivo e cancello. L’ho fatto non so quante volte, tutto mi sembra inopportuno.
Tutto banale di fronte ad avvenimenti che cambiano la vita. STA CAMBIANDO ANCHE LA TUA DI VITA mi si dice. Vero. Mica un “pour parler”. Eppure qualche volta rifaccio il solito errore di sminuire quello che mi accade o faccio rispetto a ciò che succede “fuori”.
E PERCHE’ NON ME L’HAI RACCONTATO? Non lo so tu eri così stanca e in preda ai tuoi problemi che ho pensato che per dirtelo c’era tempo, non era così importante INVECE LO ERA, PROPRIO IN SITUAZIONI COME QUESTE TU MI RACCONTI UN PO’ DELLA TUA VITA E IO RESPIRO DI NUOVO. Già, anche per questo Tu sei fuori dal comune. Mi spiace non ci riesco. Non adesso.
Scrivo e cancello. Questo è troppo personale, questo è troppo stupido, questo l’ho già detto e mi do noia da sola a riscriverlo, questo da un’immagine forzata di me, questo non la da per niente.
Che poi sto bene (e aridaje lo so che non si inizia una frase col “che”). Davvero.
Ieri sera sono sopravvissuta alla lezione di afro nonostante pensavo sarei svenuta molto prima della metà. Il mio corpo continua a dare chiari segni di opposizione a tale sforzi, e io continuo a far finta di non capire la lingua in cui mi parla. Inutile dire chi vince visto come cammino stamattina.
C’è una nuova consapevolezza del mio rapporto con Lena (per un po’ non la chiamerò Lele, il perché è troppo lungo da spiegare, voi sappiate che è sempre e comunque Lei). Un ritorno a piccole attenzioni che un tempo magari avevamo voglia di esternare, ma tenevamo per noi, per chissà quale arcano motivo. Ad un certo punto abbiamo fatto attenzione. Stavamo per commettere l’errore di dare per scontata la nostra presenza. Ci siamo spaventate. Ci siamo forse un po’ allontanate (per quanto questo possa accadere a due “amiche per la testa”), per capire che stare lontane non era il nostro volere, che dovevamo creare un nuovo equilibrio, tutto nostro, e ricominciare. Così questo periodo stravolgente per entrambe, offre un punto saldo a cui aggrapparsi. Una bella conferma.
C’è una voce con un accento preciso, solo suo, che mi racconta tra sorrisi e sguardo nebuloso cosa la preoccupa. Io ascolto, e la guardo. Questo è il potere di chi ha le stesse frequenze. Ridiamo. Alla fine non resistiamo mai più di dieci minuti prima di ridere, è la nostra forza, diverse ma della stessa pasta. Hai ragione da vendere.
C’è un unione, che va oltre l’umana comprensione (io spesso non riesco a definirne i contorni, ammesso che ci siano) e che si rinsalda tutte le volte che c’è un problema. E’ incredibile, si mette da parte tutto e ci si concentra solo sul presente. Ci siamo sempre concentrati sul presente. E’ la nostra specialità. Diventiamo una persona sola, con il doppio della forza, e tiriamo fuori il meglio di noi. Io mi stupisco ogni volta che mi si apre una stanza nuova di quel cuore. Questa volta era più che mai necessario e ci siamo fatti trovare.
Fuori un cartello pubblicitario dice TORINO ROMA 29 Euro tasse incluse. Una promozione che è uscita adesso. Chiamatelo caso voi se volete, io preferisco chiamarlo segno. Sorrido e passo avanti. Non è il momento. Mi preoccupa il fatto che con i tempi non è che ci prenda sempre, spesso mi sfuggono e me ne accorgo tardi. Fosse facile come con la musica.
Conto sul fatto che saprà farsi riconoscere questo tempo, mi conosce fin troppo bene.

Un week-end come quello appena trascorso mi ha permesso di ricaricare le pile, stare un’intera giornata col mio sole ha sempre il solito effetto rigenerante e di benessere. Il nuovo colore di capelli e aver visto il mio viso come mai avrei creduto in realtà è un fattore secondario.
Molto potrei dire ma preferisco di no. A volte è tutto così perfetto che le parole sporcherebbero e basta.
Mi godo l’ennesima giornata di sole, che qui non si sa mai come potrà essere il cielo domani.
Mi sveglio guardando il cellulare e sorrido ogni volta che leggo quel nome. Qualsiasi cosa contenga per me è oro, chi lo invia lo sa, magari fa uno sforzo immane, ma lo fa, per quel filo sottile che ci unisce e ci fa comunicare nonostante tutto.
Questa mattina mi sono avvicinata alla piantina di violette che mi ha regalato Lele, le ho dato il buongiorno, le ho sussurrato mentre la bagnavo QUI SEI IN BUONE MANI, NON SARAI MAI PIU’ SOLA, TE L’HO PROMESSO e sono sicura che mi abbia sentito.
Inizia un’altra settimana, remerò con forza, e non sarò da sola.

Questo post diventerà aperto ai commenti solo se la diretta interessata lo vorrà. So che le persone che passano di qui hanno una sensibilità tale da capire il perché, e questo per me è fonte di orgoglio.
Siamo uguali in questo preziosa Amica. In certe occasioni le parole rimangono in gola e non ne vogliono sapere di uscire. Un nodo gigante si stringe intorno al collo e persino respirare diventa difficile.
Siamo uguali in questo tesoro grande. Per questo so che di parole ne avrai avute a bizzeffe, di abbracci virtuali e non anche, mentre la tua testa è altrove a fare il rewind di una vita.
Siamo uguali in questo Amica insostituibile. Ci facciamo in quattro per chi amiamo e siamo convinte che la nostra presenza sia necessaria soprattutto nei momenti di difficoltà, che in quelli sereni dove tutto sembra semplice.
Non sarò lì fisicamente oggi, ma da quando questo è un limite per noi?Non andiamo, forse ben oltre da anni? Bene, manca solo il mio fisico, tutto il resto è con te, e non sarò sola.
Uno sulla spalla destra e uno sulla sinistra ricordi? Saremo il polmone aggiuntivo che ti permetterà di prendere fiato, saremo la forza che ti permetterà di non crollare, saremo l’energia che ti permetterà di arrivare a fine giornata, saremo il materasso che ti accoglierà stremata e su cui potrai finalmente abbandonarti, saremo la coperta che non ti farà sentire freddo.
Saremo tutto ciò di cui hai bisogno e ci sentirai, sono sicura che ci sentirai, perché noi percepiamo perfettamente la tua presenza nelle nostre vite continuamente, anche senza vederci.
Tu saprai come trovarci, in questo sei brava, e ci vedrai schierati, PRONTI, per te.
Un remo a testa, in questo oceano che all’orizzonte non vede la terra, in questa tormenta che sembra non finire, ma a cui so che non cederai, remerò il doppio, con più forza piuttosto, e me l’hai insegnato tu.
Il bene che ti voglio non si può esprimere a parole, è un mio limite quando amo troppo qualcuno mi sembra che tutto sia banale al suo confronto, ma le parole a noi non servono in questi casi.
Noi ci stringiamo forte, ci diamo tanti bacetti e andiamo in giro per mano, questo è il nostro modo!
Respira tesoro di un’Amica che sei, se ti senti stringere la mano all’improvviso, forte, fortissimo, non c’è bisogno che ti giri, chi è lo sai.

Ormai potremmo scrivere già prima, come ci sentiamo tutte le volte che una di noi deve ripartire.
Io potrei raccontarvi minuziosamente in anticipo, come mi sentirò la prossima volta che scenderò al binario 11 della stazione Termini, e mi dirigerò verso l’uscita di Via Marsala, che poi è la via in cui è anche il mio ufficio, e a me ste cose fanno sorridere che ci posso fare.
Il resto però è un incognita con noi due.
A chi mi chiede CHE PROGRAMMI HAI PER IL WEEK-END? Io non posso dare una risposta che sia diversa da un Non lo so, noi non programmiamo nulla.
Il riassunto di questo week-end potrebbe essere COME DIRE ADDIO AD UNA DIETA DI 5 MESI! Abbiamo mangiato e bevuto, riso fino a tenerci lo stomaco, mangiato ancora, raccontato con tanto d’occhi che scrutano oltre, mangiato ancora. Scartato ancora regali su regali, che sto compleanno sembra non finire mai e la bimba Mari non si capacita. C’è stato un addormentarsi alle 4 del mattino ma solo perché tra una frase e l’altra il silenzio si è protratto un po’ più del dovuto, mica per altro.
Yuppi non ha abbaiato neanche una volta quando mi ha vista, si è sdraiato per mille coccole e per il nostro teatrino che ci vede rincorrerci per il corridoio, mentre mamma Sa scuote la testa e sorride.
La domenica piovosa poteva suggerirci di stare a casa, e dopo il concerto di Robbie Williams in tv, e aver sublimato il tutto con del gelato al caramello, chi avrebbe potuto darci torto?
Ma non si poteva e non si voleva, soprattutto. Il Mentore ci attendeva. Ormai è chiaro che dal momento in cui decidiamo una cosa al momento in cui la facciamo passano almeno 3 ore, la Sardegna non è stato un caso isolato.
Una via Crucis raggiungerlo porello! Cosa doveva fare di più che dirci la via e guidarci passo passo non lo so, eppure siamo riuscite a fare un giro allucinante! Certo che i romani mi hanno un po’ deluso, mica la conoscono poi così bene la loro perla! Ognuno ci dava un’indicazione opposta a quello precedente, meno male che dovevamo smaltire la mole di cibo ingerita, ma alla fine siamo riusciti ad abbracciarlo il Mentore. Seduti a quel tavolino, ci guarda a turno e ride, con quella sua risata piena che ti da la conferma che uscire di casa è stata proprio una bella idea.
Ripercorriamo via del Corso che è deserta. Non l’ho mai vista così. I negozi sono chiusi e sembra una via qualsiasi, normale, se non sfociasse in Quella piazza. Provo a non pensarci mentre guardo la panchina, provo ad arrabbiarmi, è un buon metodo, dicono. Non ci riesco è inutile, ma per non cominciare a sentire la delusione accelero il passo. NO DICO A PARTE IL DOLORE AI PIEDI, LE GAMBE CHE NUN’ JA FANNO, SEI QUI DI DOMENICA SERA TI RENDI CONTO? Ecco lei è così.
Il ritorno a casa non poteva essere migliore. La sorellina mi corre incontro e mi abbraccia così forte che toglie il fiato EHI CI SONO PURE IO Oh sì Ciao ma’! Tutte e tre dal cinese a prendere porcherie di ogni genere, tutte e tre sedute a tavola che partiamo con le migliori intenzioni e ci ingolfiamo dopo poco. Io e la sorella non sappiamo se c’è posto per la Nutella fritta. Diciamo proprio così, sembriamo anche convinte, poi scoppiamo a ridere e la addentiamo facendo delle facce che solo Gesù e noi sappiamo! Il risultato??? Tutte e tre nel lettone a pancia in su che respiriamo a mala pena, io che provo a vedere la scena dal di fuori e per poco non soffoco dalle risate.
Non la posso raccontare la notte in cui a quanto pare io e la sorella abbiamo chiuso a panino mamma Sa, non ero cosciente, ma posso crederle sulla parola.
E il lunedì mattina arriva, c’è il prepararsi in silenzio, c’è la sorella che mi guarda con quegli occhi a cui non so sfuggire MARI TORNA PRESTO tranquilla prima di quanto credi PERO’ IN UN WEEK-END CHE CI SONO ANCH’IO è una promessa tesoro.
In macchina si canta Vasco, si arriva in ufficio, guardo fuori dalla finestra, Roma col cielo di Torino, con la pioggia che mi accompagna nella maggior parte dei mesi. Metro, stazione Termini, panino per il viaggio (altrimenti che mamma sarebbe?), acqua e binario 21, la ricerca del posto, niente neanche di lunedì c’è tregua, il vagone è stracolmo, prendo il libro e guardo fuori dal finestrino. Ecco il fischio che indica la partenza, mi giro, lei è ancora lì, ci salutiamo.
Arrivo in Porta Nuova e ad attendermi c’è Lele. Questo passaggio di testimone mi è sembrato meraviglioso, l’unico modo per non far sì che il tempo insieme si trasformasse in mancanza invece che in energia. Adesso prendiamo i remi, uno a testa, e si va verso il prossimo incontro, ci siamo, siamo realtà, ed è questo che conta.

Capita che una conversazione in macchina col tuo Sole ti dia la consapevolezza che non sei pazza.
GUARDA MARI CHE E’ NORMALE, SE SOLO METTESSI DA PARTE UN PO’ D’ORGOGLIO.. Un po’?? Lele sono io l’orgoglio non è mai un qualcosa “a parte” SI’ INFATTI MENTRE LO DICEVO MI SONO RESA CONTO CHE NON E’ POCO..
Ci sono momenti in cui i fantasmi si ha voglia di guardarli in faccia, perché senti che non ti fanno più paura. Per anni le domande senza risposta si sono accumulate, la vita è andata avanti, ha preso pieghe inaspettate, ma quelle domande non hanno mai avuto una risposta chiara, sincera.
Spesso mi si chiedeva HAI PROVATO A DARTI TU DELLE RISPOSTE? Continuamente, poi mi sono resa conto che stavo sprecando tempo, vita, per qualcosa che non avrei più avuto, ed ho ricominciato tutto da zero.
C’era rabbia, c’era voglia di proteggere comunque una sua decisione sacrosanta, c’era la delusione per qualcosa in cui credevo fermamente nonostante la mia giovane età, c’era la paura che non avrei più potuto fidarmi in quel modo, c’era la paura di non sapermi più emozionare di fronte a parole d’amore, perché tutto mi era già stato detto, c’era la paura di non uscirne dal ricordo di noi che fa male e stringe lo stomaco, c’era la paura di non riuscire più a festeggiare il mio compleanno, senza il pensiero che non è solo il mio. Sbagliavo. Sorrido e mi do della scema da sola, ma ci sta anche questo.La vita si diverte a smentirmi ogni volta che credo di avere delle certezze, e per questo la ringrazio.
C’è tempo c’è tempo c’è tempo per questo mare infinito di gente ed è così. I miei tempi sono lunghi, ho bisogno di capire, di metabolizzare, di farmi domande difficili, scavare e scavare ancora per ottenere delle risposte. Ma quando decido che è ora, non c’è nessuno che possa farmi cambiare idea.
Questo compleanno mi sono sentita coccolata da tutti, le festa con gli amici deve ancora arrivare, la mia partenza per la capitale è imminente (ho preso consiglio da chi mi ha detto che potevo anche prendere e partire senza programmare…et voilà!), eppure vi ho sentiti tutti intorno a me, la domanda più frequente era Perché no???
Non credo che diventeremo amici, non metto mano alla provvidenza ma non credo, non credo neanche che ci vedremo, non è necessario. Però ho quadrato il cerchio. Volevo solo sentirmelo dire, lo sapevo, da sempre, perché in fondo ti conosco. Avevo bisogno arrivasse da te, perché sarebbe stata la conferma che nella tua testa, io non ero più la Mari con gli occhi spenti che si strugge per te, ma la Mari che si è rifatta una vita ed è felice, serena davvero e non finge più.
“Ho convissuto per anni con un senso di colpa per come era finita tra noi due, un sentimento che mi rendeva difficile sopportare anche solo la tua voce nelle nostre prime telefonate dopo che ci siamo lasciati… Sono davvero contento che tu stia bene e sia felice..”.
Adesso ti riconosco. Rivedo di nuovo la persona che ho conosciuto, ci hai messo una vita per dirmelo, ma non per niente sei l’Uomo dei Tempi.
Mi attende un week-end di festeggiamenti, ed avrò un motivo in più per farlo, ho acceso la luce nello sgabuzzino in cui non sono entrata per anni per paura di cosa avrei potuto trovare.
Adesso che guardo lì dentro posso riderci di gusto, adesso sì, ed è la parte che mi riesce meglio.

Che ne dici se lunedì sera vieni a dormire da me visto che Massi è via? MI SEMBRA PERFETTO! Così festeggiamo a mezzanotte come a Capodanno!
Ci sono sensazioni che sanno di casa, intimità, vita comune, che non mi lasceranno mai indifferente. Il momento della festa, dei balli, della confusione arriverà com’è giusto che sia, ieri sera era un momento differente, era quello per pochi. E quei pochi a mezzanotte sono arrivati tutti.
Bip bip guardo l’orologio 23.58 e sorrido, c’è chi cerca di giocare d’anticipo e Lele bacchetta subito EHI EHI QUI NON SI BARA HO GUARDATO 5SECONDI FA NON E’ ANCORA MEZZANOTTE! E ancora prima di rispondere vengo completamente inondata di auguri!
Ecco quello a cui non voglio abituarmi. Voglio continuare a sorprendermi delle parole delle persone che mi vogliono bene. Voglio continuare a stupirmi mentre ascolto una voce che mi canta una canzone, non casuale, da una sala di registrazione che nel mio piccolo ho fotografo col cuore. Voglio continuare ad avere serate in cui la bellezza sta nella semplicità di quello che si fa. Un bicchiere di grappa al mirtillo fatta da papà Mario, noi due che palofrascheggiamo in modo che addirittura noi non ci stiamo, e avere ancora da dire all’1 di notte dopo esserci trasferite a letti, che il segreto in fondo penso sia questo.
Voglio continuare a stupirmi dell’affetto della gente, darlo per scontato sarebbe un errore che non mi perdonerei, dei gesti che potrebbero sembrare “normali”, ma per me non lo sono affatto. Il sorriso della Tesora che ho visto entrare dal balcone di Lele, arrivato dopo una giornata dera; la sorella che di solito dopo le giornate come quella di ieri crolla, che invece resiste per farmi gli auguri; Tu che arrivi, come sai fare a bomba e mi regali sorrisi che non so nascondere e Lele neanche mi chiede chi è, gli amici della combriccola; Lele che mi dice INSOMMA TI POSSO FARE GLI AUGURI ANCH’IO?? Il nostro abbraccio, io con le gambe incrociate che aspetto i miei regali, perché so che ce ne sarà più di uno, a noi piacciono i pacchetti da scartare!
Mi piace questo giorno perché lo vivo da sempre come se fosse il mio personalissimo Capodanno.
Mi guardo indietro e penso a cosa ho fatto in questo anno. Ho le vertigini. Ecco cos’ho se guardo indietro. Allora dirigo lo sguardo al mio fianco, e vedo volti ben precisi, che c’erano ieri e ci sono ancora oggi. Stupita vedo anche volti nuovi, l’anno scorso non c’erano, e sono contenta di non aver messo il cartello di SIAMO AL COMPLETO fuori dalla porta.
Ho una nuova collana da sfoggiare, delle lezioni di inglese da poter sfruttare per rinfrescare il mio passato linguistico, dei dvd da ascoltare e vedere, una canzone da riascoltare mille volte, delle parole da leggere e rileggere fino a scaldarmi nelle più gelide notti, colonne sonore proposte dalla radio che fanno iniziare film assolutamente di nicchia, ed ho immagini che mi accompagnano continuamente e mi danno forza.
Fuori c’è un bel sole caldo alla faccia del gelo che doveva arrivare, il vento ha ricominciato a soffiare, arriva sempre nei miei giorni.
Il telefono continua a bippare, io continuo a coccolarmi con le attenzioni che mi vengono rivolte, da più parti d’Italia.
Io non lo dico perché, la maggior parte di voi mi manderebbe proprio lì e oggi di andarci non ho voglia, però… Ecco, voi mi conoscete.. Cioè come dire.. Io.. Oh non ce la faccio.. GRAZIE!!!
Tanti auguri di benvenuto a Fabio, che ha deciso di nascere oggi, senza sapere che in questo io in un modo o nell’altro perseguiterò il suo papà per sempre!!

Lascio qui quello che farò una volta rientrata a casa per la pausa pranzo.
Come da un paio di anni a sta parte anche oggi una candela rimarrà accesa tutto il giorno dalla mia camera, perché se è vero che non l’ho conosciuta di persona, di lei so molto tramite i racconti che appena posso corro ad ascoltare, tramite quegli occhi che diventano lucidi in un attimo al suo ricordo.
Ci sono giorni così intensi per chi ami che lasciano senza parole loro e te. Però uno sguardo lassù lo mando, un sorriso anche e a mezzanotte si festeggia questo passaggio che sa di magia, e che mi piace pensare non sia un caso.
