Attendevo fiduciosa una qualche ufficialità del ponte prossimo.
Per la maggior parte è scontato, ma lavorando anche il sabato per noi non lo è per niente.
Il capo in più adotta questo clima del MAH VEDIAMO SE NON C’E’ LAVORO fino a mezzora prima di uscire, ma i più ormai lo conoscono e se ne fregano. Sanno bene che la fonte autorevole ed ufficiale in materia è ben altra.
Stamattina mio padre mi dice IO E LA MAMMA PARTIAMO MERCOLEDI’ SERA = si fa ponte!
Ho accuratamente evitato di fare trenino, di mettere il naso rosso e sprecare lingue di menelik (ma si scrive così?) che serviranno in ben altre occasioni, e con un aplomb da lunedì mattina mi sono ritrovata a dire Ah bene così mi salutate il nonno, e in realtà pensavo già a cosa mettere in valigia!
Sì parto anch’io ed era ora, direi! E’ da fine agosto che si guarda sta data e ci sembrava lontanissima
MA CHE DAVERO COSI’ TANTO CI’? Ehhhhhh io non lo so se riesco prima VABBE’ VABBE’ NON CI PENSIAMO.
E a non pensarci siamo qui. Fine ottobre. Cazzo. Posso raccontarmi le favole quanto voglio, ma la realtà è che se chiudo gli occhi, il mare della Sardegna mica mi sembra lontano 72gg, eppure… E se questo lo applichiamo a tutto.. Ok mi fermo, per carità mi fermo che è meglio.
Parto, e questa volta incrocio le dita anche per la Syster, perché sarebbe bello mischiare il suo accento, il mio e quello di Sa. Che conoscendo Sa, in tempo zero si metterà a parlare come lei (imita alla perfezione) e ci si sganascerebbe dal ridere.
Per il resto nessun programma. Come sempre. Che ci mettiamo in testa di fare mille cose tutte le volte, e se alla fine ci gira di stare in casa in pigiama per 4gg, per noi non è tempo perso, è tempo insieme.
Un remo a testa, ancora, perché lo sai che quel sabato pomeriggio avrei tanto voluto risponderti SIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII con un sorriso enorme. Ma mentirei se ti dicessi che quel Sì l’ho detto con la paura di non farcela, non farcela davvero, ed ho avuto paura di perdermi di nuovo.
Sabato sera Ale mi dice Io faccio fatica a trattenermi, anche se una cosa mi fa male, me ne frego, se mi va di farla la faccio sono fatto così, ma per lei ho resistito SI PUO’ PROVARE A CAMBIARE PERO’, SOPRATTUTTO SE SEI CERTO CHE TI FARA’ MALE, E INIZIARE A FARLO PER TE, PER INIZIARE A VOLERTI BENE, e mentre lo dico sorrido. Ci sto provando.
Consigliarlo a me stessa è sempre più difficile, ma ci sto lavorando.
E adesso, finalmente, posso tirare fuori il trolley portafortuna!

ALL I DO EACH NIGHT IS PRAY…
Altro che botox e chirurgia estetica, per tornare 17enni basta la compagna di sempre e i fantastici 5 ormai ridotti a 4, che decidono di ritornare in Italia.
Abbiamo i biglietti da mesi (eccerto volevamo mica rischiare di perderceli!) e certamente l’evento avrebbe meritato qualcosa di meglio della mia camminata da sciancata, e del tempo infido, ma non ci fermeranno neanche loro.
Il viaggio avrebbe bisogno di un post a sé, vi dico solo che siamo arrivate al Dutch Forum alle 20.55 con l’urgenza pipì e Lele che continuava a dire “Ma sì mica cominceranno puntuali, Mari se va bene comincia alle dieci!”, e io che cerco di farle capire che non si tratta del Gods of Metal. Neanche il tempo di finire la frase che le luci si spengono, riesco a sentire solo un boato femminile (ebbene sì i fidanzati costretti a presenziare nel frattempo cercavano di dissociarsi il più possibile) che rimbomba, prima che prenda il mio braccio e mi trascini in mezzo alla folla.
I miei pensieri sono solo ALMENO LEI VEDE DOVE STIAMO ANDANDO? MA DOVE CAZZO STIAMO ANDANDO? MA PERCHE’ TIRA COSI’ e in men che non si dica ci troviamo sufficientemente vicine.
Io non so che post vi aspettiate. Eravamo al concerto dei TAKE THAT mica a quello di Guccini o dei Pink Floid, mica Areosmith o Subsonica (giusto per dirne 4 non mi venite a fare le pulci neh?). Era il concerto che ci eravamo perse l’ultima volta per una serie di validi motivi, e a cui non speravamo avremmo avuto occasione di assistere.
Quindi SI’ CI E’ PIACIUTO COME POTEVA ALTRIMENTI?
C’è da dire che i nostri 30anni si sono fatti vedere nel modo cinico di approcciarci a loro, ma io sono sicura ce l’avranno perdonato.
Esattamente come nei video di 13anni fa, i loro concerti sono molto curati nella parte grafica, corpo di ballo, effetti spettacolari. Un rimprovero da fare c’è.
Si spogliano molto di meno. Adesso qualche addominale di Howard di striscio così, quasi casualmente e poi basta. Simulano orge con le ballerine, sì bravi molto bello, però sempre da vestiti, neanche una maglietta strappata, e perdonatemi questo può andar bene alle 18enni (e non so nemmeno quanto), ma a noi no e che diamine!
Se avessimo visto il concerto 13anni fa:
- ci saremmo commosse nel caso in cui Howard avesse detto UN BACIO MELANO CON LA LINGUA.
Ieri invece ce lo siamo immaginate quel bacio e.. va beh lasciamo stare.
- avremmo avuto di fronte un Mark giovincello e con davanti una promettente carriera
Ieri invece avevamo di fronte uno che stava lottando per arrivare alla fine del concerto. Crediamo fortemente che i pezzi lenti, e i momenti statici siano stati inseriti dal gruppo per l’affetto che provano per lui.
- ci saremmo lasciate andare con urla classiche di chi ha di fronte un idolo.
Ieri saltavamo, cantavamo, ma più che altro ci guardavamo come dire HAI CAPITO COME? SIAMO QUI DAVVERO!
- ci sarebbe preso un infarto nel vedere che si dirigevano verso di noi, per effettuare più di mezzora di concerto a meno di un metro dalle nostre facce!
Ieri pure! con l’aggravante che li guardavamo anche in un certo modo.
- avrei scelto comunque Jason come mio preferito, è stato così immediatamente, e il fatto che ballasse da Dio e mi facesse rimanere ipnotizzata davanti al video non è un caso.
Ieri pure! Ma non avrei potuto fare a meno di notare la somiglianza a dir poco stupefacente con F., ed ha dovuto ammetterlo pure Lele
- avremmo dato a Mark delle attenuanti, non so quali ma visto che era il preferito di Lele so che saremmo state generose
Ieri sera non ci abbiamo neanche provato ed è stato oggetto di scherno porello!
- avremmo cantato tutte le canzoni con il pathos giusto al momento giusto.
Ieri quelle nuove non le conoscevamo tutte, ma analizzando i testi un po’ ci veniva da ridere, ma quel tipo di risata che dice “bello avere 17anni e commuoversi per le stesse parole che a 30 ti fanno ridere di gusto”.
- non avremmo mai sperato concludessero con PRAY
Ieri pure! E con tanto di balletto identico, neanche un passo differente, e che noi ce lo ricordassimo non fa specie. Ringraziamo per la maglietta un po’ più aperta, ovviamente.
Quando accendono le luci ho le sue mani intorno al mio collo “quando ricomincia??”. Ma è un pensiero fugace prima di essere risucchiate dalla folla.
E anche il ritorno potrebbe essere un post a parte. Tipo come ci siamo finite nella tangenziale Nord di Torino se dovevamo sbucare nella Sud. Lele che voleva denunciare l’autostrada Piacenza che cazzo ne so, e stava percorrendo la Milano – Torino, io che faccio il dito all’uscita di Greggio e mica le dico MA NON DOVREMMO LEGGERE ASTI? E va beh a casa ci siamo arrivate, l’importante è questo insieme a “casa! Fine del viaggio della speranza. Grazie. Solo con te. Lol”.
… HOPING THAT I’LL BE A PART OF YOU AGAIN SOME DAY...

Succede che in una cena a casa mia tra risate e prese in giro il Nano dica “nel week-end del 20 c’è la sagra di Colosso, noi ci siamo due anni fa ed è davvero bella, merita” e la proposta ha riscosso un gran successo.
Succede che il Nano essendo CapoGruppo dentro, giovedì ci manda una mail in cui ci ricorda della Sagra (conosce i suoi polli) e ci comunica che avrebbe pensato di fermarsi a dormire lì con la Tata.
Succede che in un attimo vediamo la possibilità di un week-.end intero fuori porta e ci piace.
Succede che il Nano abbia capacità organizzative eccezionali, un uomo dalle mille risorse, che riesce a trovare un Bed & Breakfast ad un prezzo stracciato. Certo il posto è in cima ad un cucuzzolo e tutti ci immaginiamo le curve al ritorno, quando il vino proverà a dire la sua!
Succede che si parte e il clima è già da vacanza e che si ha la sensazione di aver quadrato il cerchio, passatemi il termine.
Succede che ci si sistema nelle stanze, e mi si lascia il soppalco. Io odio i soppalchi, le mansarde e tutto ciò che abbia scale piuttosto ripide. Quella scala era allucinante e l’hanno lasciata a me: AMICI tzè!
Succede che questa sagra non me l’aspettavo così. Cambi i soldi in crotìn nel padiglione centrale. Nello stesso luogo acquisti il bicchiere e il suo sacchetto che metterai al collo come la più preziosa delle collane, e ti prepari psicologicamente a dire addio all’acqua.
Ogni crotìn ha il valore di 50 cent. Il resto è girovagare per il paese, nelle varie case e strutture adibite per mangiare e bere a volontà, ed ovviamente si pagava in crotìn (lo so l’ho ripetuto spesso ma il suono mi piace!).
Succede che nei vari luoghi ci siano anche bande e gruppi che intrattengono con balli occitani, e che Cristina di punto in bianco si butti nel mezzo e inizi a ballare con loro!
Succede che la Tata ha invitato anche una sua collega di lavoro e il suo ragazzo Spagnolo, Pablo.
Succede che invece di praticare il piemontese, si decida di parlare in spagnolo. Pablo in realtà è un po’ confuso, vorrebbe parlare in italiano ma tutte le volte o io a Cri gli diciamo “en espanol Pablo por favor..”.
Succede che tra un bicchiere e l’altro Cri mi confidi l’incoffessabile (almeno per lei..), mentre il tizio che suona il piano dietro di noi canta No Surprises (e io non posso far finta di nulla..), io le dica come la penso (e spesso non è un bene, ma insomma se vuoi DAVVERO sapere come la penso ti becchi tutto) e lei invece di farmi gli occhi da cerbiatta ferita come al solito mi dica CHE BELLO PARLARE CON TE. Potere di Bacco..
Succede che mi sarei ammazzata di rostelle, che i ravioli erano buoni, lo sformato di bagna cauda ho fatto bene a saltarlo, che la friciula era enorme ma ne avrei mangiate altre dieci (solo che poi mi avrebbero ricoverata), e le castagne hanno dato il benvenuto all’autunno in modo ufficiale.
Succede che se non ci fosse stato il Barolo, il Nebbiolo, il Barbera, il Moscato e la Bonarda, avrei avuto freddo, se non siamo scesi sotto zero poco ci mancava, ma per fortuna c’erano e un bicchiere costava solo un crotìn, capirete bene i bis, tris e conseguenti risate, balli per la strada, fare amicizia così tanto per.
Succede che il Nano scatti foto a random e stamattina nella posta elettronica mi trovi già gli allegati. E trattenere le risate è ben difficile.
Succede che si torna nel B&B e i riscaldamenti non funzionano, il Nano non si capacita e prova a trovare una soluzione, ma non riesce così doppie coperte, anche se il mio problema più grande rimane come salire quella maledetta scala adesso che la testa non mi accompagna più. Poi un lampo di genio: A CARPONI NO??
Succede che il giorno dopo il CapoGruppo abbia già organizzato un giro nelle vicinanze per borghi storici caratteristici, e ci si trascini con i postumi, di una notte non proprio serena, tra mal di testa, coperte troppo pesanti, rumori strani che venivano da fuori ed altro (riutilizzo gli eufemismi).
Succede che ci si saluta sorridenti, perché un week-end fatto di allegria, voglia di divertirsi, e complicità, nessuno di noi lo dai mai per scontato
Succede che per tutto il viaggio la colonna sonora sia stata la Sua, e non poteva essere altrimenti.
Succede che tutto questo ti lascia grande energia per affrontare la settimana, soprattutto se penso a mercoledì in cui io e Lele a distanza di 13anni realizzeremo un nostro sogno, e mi viene già da ridere!

“Io so che devo aspettrmelo Mari, pensa se mi chiama e mi dice LELE COSA NE PENSI DI DIVENTARE ZIA??”
“Credo che per sicurezza da oggi farò passare un’ambulanza da quelle parti con regolarità”
“No Mari io non ce la farei!”
“Ma figurati io invece sì eh?? Ancora mi ricordo con la faccia inebetita davanti alla finestra di camera mia, mentre mio padre stappava bottiglie e mia madre si faceva il segno della croce!”.
Lei scoppia a ridere, che a descrivervelo non riesco, bisognerebbe esserci e mi dice:
“No May non puoi capire mi è venuta in mente una scena da film, che poi tanto da film non è, in cui io sono alla cena di Natale con gli altri (che cazzo dico così poi saremo 8 al max 10 persone), musica classica di sottofondo e gente che parla tutta sommessa e decido di chiamare a casa dei tuoi per farti gli auguri di Natale. A questo punto la scena si squarcia in due io da una parte e tu dall’altra..”
“oh mamma già mi immagino: da me una caciara senza fine, gente che ti urla nelle orecchie tu che mi dici MA CHI E’ CHE URLA?? e io che ti faccio presente che non stanno urlando, mentre da te sento il sottofondo di musica classica, mia madre che nel frattempo urla che ci sono i primi che si freddano, e la tua che ti sussurra che il caffè è pronto”..
Ecco forse se conosceste le nostre famiglie vi rendereste conto che in realtà questo è vero e falso allo stesso tempo. Per quanto profondamente diverse, quando si ritrovano è sempre una festa. Lo speravamo entrambe fin dall’inizio, ma ogni volta che guardo le foto di quella vacanza in cui la famiglia del Mulino Bianco è stata assorbita dalla mia per dieci giorni, mi ricordo lo stupore di entrambe, non potevamo augurarci di più. E adesso ogni volta che si incontrano, Mario e Giovanni cominciano a parlare di motori, vigne, alberi di frutta, mentre Irene ed Elisa si raccontano delle proprie figlie che non passano più tanto spesso dall’altra EH SI SA SONO UCCEL DI BOSCO ORMAI, e poi si danno di braccio perché entrambe sono donne che la sanno lunga.
Se volete invece sapere cosa ci ha predisposto così bene alla serata cazzonesca, beh vi consiglio di andare a leggere qui. Lele racconta l’episodio che ha scatenato la Faine Corporeted negli spogliatoi, che ci ha permesso di ridere così di gusto nel vedere certe facce e ad immaginarci a fare lezione con giubbotti antiproiettili la prossima volta, che mi sorprende non ci abbiano bucato le ruote della macchina. C’è gente che prende troppo sul serio tutto. L’impegno è una cosa, le questioni di vita e di morta un’altra. Non sembra essere così evidente però.
E comunque non datele retta..lei è decisamente il punto numero 5!

Ho voglia di cambiare post, ma non so cosa scrivere, non perché non abbia un paio di argomenti in mente, ma piuttosto perchè sono strettamente personali e so di certe personcine che passano di qui per farsi i fatti miei, in silenzio, e questa parte di me non la do in pasto ai pescecani che rosicano nell’ombra.
Di solito quando mi prende così, tra l’altro, la logorrea è ancora peggio del solito, però sono brava e vi avverto, che volete di più?
Il bello dei blog è che ti puoi affezionare a più modi di scrivere, anche completamente diversi tra di loro, e in qualche modo ti influenzano. Ci si scambia idee senza nemmeno accorgersene. E ti capita, se sei fortunato, di incappare in scrittori veri, io personalmente ne conosco una. Non ha mai pubblicato niente, non ancora, ma sfido chiunque legga a non farsi accapponare la pelle. Come ci riesce non lo so, ma come tutte le cose fatte a regola d’arte mi lascia senza fiato. Non è artificio il suo, lei con le parole ci fa quel che vuole e l’amore è evidentemente corrisposto. In questo periodo poi è decisamente ispirata, ha l’animo leggero che non è sinonimo di sereno, non ci confondiamo.
E la smetto perché il mio scrivere non le rende giustizia, almeno in questo frangente in cui mi sento decisamente poco poetica, e qui di poesia si parla.
Io continuo con la mia danza afro, e i dolori si sentono. Ieri sera per la prima volta dopo anni, mi sono addormentata senza neanche aver bisogno di contare le pecore, iniziare la meditazione (smettetela di ridere, la mia omeopata me l’ha data per rilassarmi davvero mentre dormo), fissare la luce rossa della tv. E cosa ancora più sorprendente stamattina mi sono svegliata nella stessa posizione. Come se fossi svenuta.
Forse voi starete pensando MAH SI’ CHE SARA’ MAI! Ecco se lo state pensando voi dovreste vedere cos’è il mio letto al mattino. Io mica sono la tesora che si addormenta a pancia in su e così rimane, tanto che a volte mi avvicino per sentire se respira!
Tutte le mattine sembra che durante la notte io abbia disputato una lotta di Wrestling, ovviamente vincendo alla grande, nonostante i dolori. E lasciamo stare l’ironia, che se si parlasse di altro tipo di lotte, non starei qui a parlarne lamentandomi, in quei casi i sorrisi ebeti si sprecherebbero, il dolore alle spalle e alla schiena mi farebbero sorridere e non mi ricorderebbero quei maledetti salti che non mi vengono. Ahhhhhhhhhh (sospiro, lungo e liberatorio).
Stamattina avrei dovuto essere riposata e fresca, invece mia madre mi dice STAI BENE? Il che implicitamente include: per favore truccati non ti si può guardare per me sei sempre bella, ma oggi anche no. Ergo mi sono truccata, lasciando a casa la pigrizia, e solo chi mi conosce sa quanto mim è costato.
Dicevamo di afro. Il gruppo dell’anno scorso si è spostato in massa, ma il teatrino è rimandato agli spogliatoi, durante la lezione non hai neanche il tempo di respirare.
La regina Madre non spiega un passo che sia uno. Si va per emulazione.
Gli anni a studiare con cubani mi hanno certamente aiutato, loro copiano di conseguenza difficilmente ti sanno dire il perché di un movimento (non voglio generalizzare ma all’inizio, tanti anni fa, era così adesso si stanno emancipando), tu lo provi finché non ti viene, e alla fine ti viene per forza, o ti dai al valzer viennese.
Dalla mia ho che questa danza la sento abbastanza congeniale, il mio ballo nel riscaldamento ha molti movimenti simili quindi mi ritrovo sufficientemente sciolta, ma La Regina Madre è fuori dal mondo.
Ti fa vedere il passo due volte, dopo di che fai una serie di diagonali in cui cerchi di copiare da quella davanti a te per capire e alla terza provi da sola. Se davanti a te hai un’incompetente che sarebbe meglio ballasse la tarantella sei fottuta.
Noi cerchiamo di metterci vicine ovviamente, che l’unione fa la forza.
Tutto questo per dire cosa?? Che non è scontato fare il passo singolo, ma muovere le spalle al doppio della velocità, ma ci si può provare; che non è normale fare un onda col corpo se con la gambe invece fai un movimento “solido”, ma ho capito che questo è il meno che ci si deve aspettare; che non è normale fare i salti se nessuno te li spiega, e a noi nessuno li ha mai spiegati, eppure ieri sembrava non aver capito che non eravamo capitate lì per caso NON LI SAPEVAMO PROPRIO FARE! E il risultato è che ho un dolore ai muscoli della spalla destra che non vi sto a raccontare, che le gambe sono stanche (mi piace usare eufemismi oggi), e la cervicale tira perché non so dosare le energie.
Mah sì faccio la brava e la smetto di lamentarmi, mi sa che vado a prendermi una cioccolata e mi riascolto 1099, una di quelle canzoni che ascolteresti con qualsiasi stato d’animo..

Ci ho pensato molto prima di scrivere questo post.
Ho la febbre. Vi ricordate quando eravate piccoli ed eravate malati? Vi ricordate che stare a letto era bello perché mamma vi coccolava, oppure potevate chiedere tutto, con quella vocina e tutto vi era accordato? Io non sono che si ammala spesso. Mentre lo dico faccio gli scongiuri. Ma se in famiglia ci si prende un’influenza io sono l’ultima, quasi mai ho febbre che dura più di un giorno, magari ho gli strascichi per settimane, dolori muscolari che mi fanno penare, ma nulla di più.
Questo non mi impedisce di volere fortemente il resto. Sempre.
Essere stretta in un abbraccio forte, al buio, magari qualcuno che ti racconti una storia, della musica di sottofondo.
“Mi racconti una storia?”
“Che storia?”
“Una qualsiasi che ne so io ti do un anno e tu mi racconti quell’anno lì”
“ehehehe certo che sei pazza TU”
“Eddai eddai eddai..”
“così non vale lo sai che non so dirti di no..”.
E stare lì a farsi coccolare da una Voce, che la vera intimità sta in questo, nel creare magia con un niente. Che anche questo è fare l’amore, non per tutti, non con tutti, certo.
Ridere, interrompere per fare domande NO VA BEH ASPE’ NON HO FINITO eddai rispondimi, e ridere ancora, per poi farsi seri di colpo perché è successo qualcosa. Mica lo sai cosa, senti solo una vibrazione che percorre tutto il tuo corpo, senti che la storia può aspettare, che tutto può aspettare e…
Sex – Negrita
Fare sesso nascosti in un cesso
fumarsi una Marlboro dopo l'amplesso
oppure farlo in macchina di fianco alla strada
buscarsi un raffreddore male che vada
sentirsi un po' animali, un po' primitivi
sentire che respiri, sentire che vivi
E convincere i tuoi ad andare in vacanza
spedirli un giorno al mare e farlo in ogni stanza
provare le ricette, collaudare la cucina
usare la Nutella, usare la farina
guardare il suo corpo, scoprirne la forma
sentire dei passi... è qualcuno che torna...
Fare sesso, succhiarne la polpa
e via la vergogna e i sensi di colpa
sdraiarsi sulla sabbia, rotolarsi nel fango
carezzarle le gambe, improvvisarsi in un tango
annusarle la pelle, scoprirne l’odore
passare dal sesso a fare l’amore....
E atro che l'america
altro che la musica
quando sei selvatica
altro che l'america
E vivere una notte lunga una vita
avere il suo profumo ancora tra le dita
svegliarsi affamati e rifarlo per ore
passare dal sesso a fare l'amore.... E altro che l'america
altro che la musica
quando sei selvatica
altro che l'america
Ha ragione la Tesora, per quanto possa sembrare banale non lo è per niente. Non per chi sa.
Raccontarlo e viverlo sono distanti anni luce.

Ci sono serate in cui non ti aspetti che la programmazione Sky ti offra un salto nel passato più passato che si può. Ma non si può restare indifferenti di fronte a ST. ELMOS FIRE.
Mando un messaggio a Lele e ovviamente anche lei era già sintonizzata.
Il film è dell’85 ma io lo vidi qualche tempo dopo. Mica avevo 8 anni!
Ne ho la certezza assoluta perché questo film, per me ha un ricordo preciso.
Mi era venuta a trovare Stefano (e un sobbalzo al cuore mi viene..), per portarmi il suo regalo. Un peluche Husky. Ancora ce l’ho. Mica perché abbia rappresentato chissà cosa nella mia vita. Qualche incontro, un paio di baci, niente di più. Ce l’ho perché comunque non mi ricorda sofferenza, è un po’ come se tutti e due avessimo deciso che non era cosa.
Avrò avuto 15anni. Lo avevo conosciuto ad una festa di fine anno. Ero con i miei e quella gran P.di mia cugina (sì Lele, come vedi anche qui c’è lei). Lui, non so come, non era stato ipnotizzato dalle sue tette come praticamente succedeva al 90% dei ragazzini che ci giravano intorno, e chiese a me il numero di telefono.
Io glielo diedi, ma non ho mai creduto neanche per un momento che lo usasse. E invece dopo quasi un mese, quando mi ero anche dimenticata di lui ecco il telefono che squilla.
Nessuna farfalla nello stomaco, api nella testa, nausea, friccicorio, niente di niente, però era carino questo sì, e lo aveva chiesto a ME quindi ci uscivo eccome.
Insomma con queste premesse capirete bene che se fosse durata più di un paio di settimane sarebbe stato un miracolo, o io una che si accontenta. Errore in entrambi i casi.
Però la sera del peluche lui mi guardò dritta negli occhi e avvicinandosi lentamente mi baciò.
Io quel bacio me lo ricordo. Perché forse è stata la prima volta che ho pensato VA BENE NON E’ UN GRAN CONVERSATORE, PERO’ BACIA DA DIO.
E in ascensore mentre tornavo a casa mi toccavo le labbra e ripensavo a quella frase che mi ha detto mentre stavo varcando il portone ANCORA UN BACIO, HAI DELLE LABBRA IRRESISTIBILI..
E siamo daccordo che non è il complimento più originale che uno possa ricevere, ma avevo 15anni e vi assicuro che nessuno mi aveva detto di meglio fino ad allora.
Quella sera alla tv trasmettevano St. Elmo's Fire. E ricordo di aver pensato che Rob Lowe era l’uomo che volevo (proprio in senso biblico), di essermi identificata nella grassona che lo ama, non ricambiata, ma alla fine il regalo prima della partenza gliel’ha fatto, e che Demi Moore era decisamente superiore alla media.
Ieri sera sul mio divano, non ho potuto non realizzare che erano passati 15anni eppure:
- Robe Lowe continuo a pensare sia un figo
- Per un attimo mi sono identificata nella grassona
- Ho capito subito dopo che in realtà ero quella “sistemata” che di sistemato ha ben poco, lo sa e se ne rende conto
- guardando il punto 3 si capisce perché Demi Moore a questo punto ha un volto ben preciso nella mia vita (eccessi di droghe e di troiaggine esclusi ovviamente) e sorridevo mentre lo pensavo.
- Io non l’ho mai avuto un gruppo di amici fisso con cui uscire…forse un po’ ce l’ho adesso…forse non fa per me mi piace troppo cambiare, sicuramente non è un caso.
I fuochi di Sant’Elmo li abbiamo tutti, non lo ammettiamo mica. Ma quando hai degli amici che li sanno riconoscere ti senti davvero protetta, sai che ci sarà sempre chi andrà oltre, chi non si fermerà al STO MALE, e chi saprà ridimensionare il malessere quando sarà necessario, perché c’è bisogno anche di questo.
Adesso se riesco a smarcarmi le faccio leggere anche a voi questi 4 pensieri sconclusionati, il capo marca a uomo…

E’ mesi che racconto solo di baldorie, serate speciali, sorrisi e abbracci. C’è anche altro nella mia vita, oggi le parole prenderanno il loro corso senza limitazioni. Ho bisogno di buttare fuori la tristezza, la rabbia, il vuoto che sento. Passa.
Il fante è di nuovo scenario dei miei tormenti.
Eppure adoravo camminare per quei viali mano nella mano. Ricordo che quel 10 proprio non lo volevo prendere ed ogni scusa era buona per prendere quello dopo. Ricordo riuscivo ad addormentarmi con una certa difficoltà, ma solo le bombe potevano svegliarmi.
Ricordo che era un inverno gelido, e con la scusa dei guanti che non mi piacciono perché mi impediscono i movimenti più elementari (che poi è anche vero…anche..), mettevo la mano destra nella tasca del giubbotto e quella sinistra, stretta nella sua mano, era al sicuro nella tasca del suo.
Gesti automatici, di amici che si volevano un gran bene ci dicevamo. Io mentivo, e lo sapevo. Lui lo ha realizzato molto più tardi.
E questo non ha alcun collegamento con quello che volevo scrivere in realtà. Almeno in apparenza.
Ma ieri sera su quella panchina al Fante, non una panchina a caso, ero lì con lei, e neanche questo lo era.
Mi dice che non do importanza alle mie esigenze, pensando tanto a quelle degli altri.
Esempio?? Ho fatto prove di rueda per anni nello stesso giorno di afro, quando avrei potuto sbattere i piedi e farlo cambiare. Nessun problema era la risposta. Sempre. Non c’è mai problema. Quando amo qualcosa, o qualcuno, ci penso io a risolvere l’inghippo, voi non vi preoccupate.
LELE IO DEVO STANCARMI, ALTRIMENTI NON DORMO
E’ l’inquietudine Mari, anche a me capita, quando sei più tranquilla riposi bene.
LO SO CHE E’ L’INQUIETUDINE, MA IN ME NON SPARIRA’. PER ME QUELL’INQUIETUDINE HA UN NOME, UN VOLTO, UNA VOCE. LA VITA VA AVANTI CERTO. SI PRENDONO DECISIONI, CERTO. NON SI PUO’ STAR FERMI PER SEMPRE. SACROSANTO. MA QUELL’INQUIETUDINE NON HA UNA SOLUZIONE. VIVRA’ CON ME, E’ DENTRO DI ME ORMAI.
Quando mi guarda in quel modo capisco che vorrebbe realmente fare qualcosa, ma si rende conto che nessuno può. Allora basta pensieri negativi, si va ad afro, ci si diverte, si fa la sorpresa all’insegnante dell’anno scorso facendo lezione con lei, poi pizza tutte insieme.
Torno a casa e guardo il soffitto dieci minuti prima di prendere in mano il cell.
C’è chi pensa che non fosse necessario, chi sì, chi mi dice una cosa, chi un’altra e io sorrido. Se chi è fuori è confuso sul da farsi, in qualche modo mi consolo.
Ricordo una mattina in cui non riuscivo a smettere di piangere, i singhiozzi mi strozzavano, urlavo, guidavo con gli occhi appannati, incosciente e stupida non volevo fermarmi, ma non riuscivo neanche a smettere, continuavo a ripetergli NON MI ODIARE NON MI ODIARE, ma dall’altra parte c’era tutto tranne che odio. Entrambi sapevamo come sarebbe andata. Non sapevamo cosa ci sarebbe stato in mezzo, non potevamo neanche immaginare tanto. So che ieri sera prima di addormentarmi ho ripetuto le stesse parole, mi sono sentita stretta in un abbraccio dei Nostri ed ho aspettato Morfeo.
Adesso mi si chiede come sto e io non lo so. Io che mi analizzo al microscopio e so quello che Giardu vuole dirmi ben prima che lo faccia, non so definire come sto però mi viene in mente che E VIVERE DAVVERO OGNI MOMENTO CON OGNI SUO TURBAMENTO E COME SE FOSSE L’ULTIMO, abbiamo vissuto ogni minuto insieme così, nessun rimpianto.
Adesso devo rischiacciare Play, avrai modo per scaricare la tua rabbia, è giusto così, ma quel Play per me è necessario.
There’s no need to argue anymore, I gave all I could but it left me so sore…

Something has left my life
And I don't know where it went to
Somebody caused me strife
And it's not what I was seeking
didn't you see me, didn't you hear me
didn't you see me standing there
Why did you turn out the lights
did you know that I was sleeping
Say a prayer for me
Help to feel the strenght I did
My identity has it been taken
is my heart breaking on me
All my plans fell through my hands
They fell
through my hands on me
all my dreams
It suddenly seems, it suddenly seems
Empty
Eppure non lo sono. Tutt’altro. Sono piena di ogni contraddizione. Piena di sentimenti che fanno a botte tra di loro.
E quando si stancano di lottare se la prendono con le parole che non vogliono uscire.
Allora chiudo gli occhi e canto questa canzone, con tutte le sensazioni che mi ha sempre scaturito. E aspetto.

Un week-end al mare con la Lei. Noi due da sole. Ok Mari rifletti quando è stata l’ultima volta. No non può essere, non potevamo avere 20anni! Lele mi conferma che è proprio così. Stiamo assistendo ad un evento e non lo sappiamo.
Parlare, parlare e ancora parlare, ridere, cantare, ricordare ancora tutte le parole delle canzoni dei take that (ecco beh si non ve lo avevo mai detto, ma le so davvero e Jason ha sempre il suo perché), pensare che lo stesso significato che struggeva i nostri cuori adesso ci fa sbellicare dalle risate, concertino di un gruppo quanto meno allarmante, dormire (tanto), bere, farinata buona buonissima, pizza, polipo, alici, parlare ancora, dormire, mare, sole, vento, tanto vento, troppo vento,musica mai sentita, gruppi da nomi improponibili, mangiare, ridere, occhi appallati, capelli indomabili decisamente rock, comprare riviste (sì anch’io anch’io), racconti familiari che erano sfuggiti negli anni (e non ci si crede). Sedersi sulla panchina del famoso bacio e ripercorrere quei momenti. Risate al pensiero di Ancelo che prova a mettere la lingua, di Gioachino (mamma mia ho ancora i brividi) che era brutto ma l’avevo baciato comunque.
Ha ragione il saggio che mi dice che sono molto più giovane adesso di quando avevo 20anni, e Lele annuisce ADESSO SIAMO GIOVANI E COSCIENTI DI ESSERLO. E dormire, dormire, non fare niente, non avere programmi, non avere le fregole di FARE per forza qualcosa. Noi volevamo stare insieme e basta, insieme con i nostri tempi lenti, molto lenti in fase relax, e neanche un senso di colpa ad affacciarsi. Che meraviglia
In questo week-end ho avuto alcune conferme:
Possiamo parlare per 3giorni di fila e avere ancora la sensazione di non esserci dette tutto.
Sì può rendere rock una canzone che fa SONO UN RAGAZZO DI STRADA E TU TI PRENDI GIOCO DI MEEEEEEEEEE, e mio padre avrebbe urlato allo scandalo.
Dopo mezza giornata nella stessa casa rendiamo già la casa un centro sociale.
Se fossi meno pigra e sapessi truccarmi sarei molto ma molto più donna (lei dice decisamente Figa, ma Lei si sa è di parte).
La farinata di Puppo è insuperabile.
Quel vino bianco ha effetto immediato e benevolo. Brindare a Chi@r@ è stato il minimo.
Solo lei è in grado di farmi leggere Vanity Fair.
Ci ritroviamo a ballare con sgallettate mezze nude, noi siamo decisamente le più vestite della discoteca, eppure diciamo la nostra. Sarà l’idea della coppia lesbo in pista? Mah..
Sappiamo ridere. Non è quella risata artificiale, impostata, di convenienza che ti lascia con una faccia quasi irritata se la ascolti. No no è proprio una risata di gusto, piena, contagiosa, ed è bello non abituarsi e continuare a farsi contagiare negli anni.
Prima o poi la vita bussa per ricordarti che sei fortunata. Ti sveglia di colpo, ti fa vedere anche l’altra faccia, quello a cui non pensi, quello che ti fa gridare CHE SCHIFO. E allora facciamo quello che ci viene meglio in questi casi. Cantiamo. Insieme. Lei sa di dover fare la voce più alta che io arrivo fino ad un certo punto. Io so di avere quella più corposa. Ognuno ha il suo ruolo.
SAI PERCHE’ MI PIACE CANTARE CON TE?
No perché?
PERCHE’ SEMBRIAMO SIMON & GARFUNKEL
Niente proprio
BEH ALMENO QUESTA E’ LA PROIEZIONE CHE HO IO
Modesta la tua proiezione non c’è che dire.
Ridere, ridere, bere, vodka e red bull (il fluimucil è decisamente più buono), dormire, cell che suona, messaggi durante la notte che spiazzano, leggere, mare, racconti sulla spiaggia, pranzo col rumore del mare, gelato per sublimare il bel moncalierese ormai diventato famoso, negozi, non abbiamo comprato il regalo per Brando. Ma puoi chiamare un figlio Brando??
Vita, vita, vita, amicizia, amore, famiglia, giorni speciali che ti danno la carica, che ti ricordano che ci siamo perché lo vogliamo.
E qui la Sua versione dei fatti...
