Ed eccomi qui, di nuovo davanti a questo pc, fatture da stampare, telefono che squilla, pagamenti da programmare per il ritorno. Eh sì perché qui per due giorni che ti regalano ti fanno sudare fino all’ultimo. Ma lo sapevo, e va bene così.
Sono felice che le persone che mi stanno intorno mi conoscano bene al punto che amici che non si frequentano tra di loro e che hanno come comune denominatore la sottoscritta, mi abbiano regalato il librone della Nutella, il “coso” per fare la fonduta al cioccolato e il barattolo da 5kg della Nutella! Sì avete capito bene 5kg! E se volete saperlo, sì la faccia ci entra tutta, la scena non c’è bisogno che ve la descriva. Non ho ricevuto nessun regalo che mi ha fatto pensare fosse stato fatto con leggerezza. Dal concerto di Eliza, al suo dvd, dalla lampada Betty Boop, al portafoglio super trendy del mio sole; dal libro intervista della Allende, ai 3cd platinum collection di Guccini che sonostati accompagnati da questa frase MARI L’HO VISTO ED HO PENSATO SUBITO A TE, e senza saperlo questa frase vale un tesoro. Nemmeno Emy che aveva avuto il coraggio di regalare a ME una minigonna non meno di qualche anno fa (non mi ricordo l’ultima volta che ne ho messa una) ha fatto la sua porca figura. So che c’era qualcosa per me che non è arrivato, ma so che è lì e che è per me, che sono entrata nella tua mente e ti ho urlato FIGO QUELLO! Oppure ho solo spalancato gli occhi e mi sono lasciata andare ad un moto di stupore, tanto da farteli prendere. Non importa che non sia arrivato nulla, non avrebbe avuto QUEL significato che sempre diamo ad ogni sorpresa che ci facciamo. Uso il presente volontariamente, nel caso te lo stessi chiedendo.
Tutto questo preambolo per arrivare al vero motivo di questo post. Salutarvi e augurarvi buon Anno?! Ma certo anche, ma non è il punto centrale. Per dirvi che mi mancherete o mondo blog?! Non ve la prendete ma qualche giorno vero per staccare la spina mi ci vuole, devo ricaricare le pile per questo 2007 che si prospetta quanto meno “intenso”.
In realtà questo post è per scongiurare un qualcosa che accade puntualmente ogni volta.
Lo so che tu già starai ridendo, ti vedo sai.
Questo post, lele tesoro mio grande, come preannunciato, è per te.
Siamo ormai vicini alla mia partenza, e non si conta nemmeno una volta in cui IO sia partita e TU non abbia combinato qualcosa. MARI MA NON E’ SEMPRE COLPA MIA a questo punto starai dicendo. E va bene te lo concedo. Spesso il mondo pubblico e privato decide di scandagliarti le ovaie proprio nei giorni in cui io non ci sono, non posso intervenire con mail stupide e messaggini strappa sorriso immediati, e tu non vuoi “disturbarmi” proprio mentre mi prendo dei giorni per rilassarmi. Ecco Lele, tesoro caro (e il tono lo conosci), ti sto chiedendo pubblicamente di evitare di farti spaccare il vetro della macchina dimenticando in bella vista la borsa; evita di piantare in asso il tuo fidanzato che poi se la fa addosso pensando che non torni (porello che ne sa lui che senza la crema delle mani e un po’ di trucco non andresti da nessuna parte…); evita di farti il sangue marcio se non puoi permetterti la casa dei tuoi sogni e prendertela con Massi di conseguenza, che essendo uomo, avrà reazioni da uomo che andranno a cozzare con i tuoi ormoni ecc ecc. Eh sì, perché io non ho indagato, ma come minimo in sti giorni che non ci sono hai il ciclo e allora la possibilità di catastrofe aumenta esponenzialmente. Quindi giù con i barbiturici naturali, hai un’amica omeopata mica per niente, giù con le tisane tranquillanti e diuretiche, sì perché vedersi più magre aiuta a non prendersela col fidanzato si sa. Che poi potrebbe sembrare che tu sei un’arpia e lui un sant’uomo da questa descrizione, e sappiamo tutti che non è così. In realtà non è nemmeno vero, lo sappiamo io, te e pochi altri attenti osservatori, diciamo che tu sei vittima dei telefilm americani e degli anni di teatro, e lui è un uomo “distratto”, inseguito costantemente dalle zone d’ombra, ma non è un caso che tu sia il Sole no?! O potrebbe sembrare che ti sfoghi sempre e solo con Massi e che tu non abbia persone con cui sfogare i tuoi malumori… mhmhmhm…mi sto sforzando, beh in effetti non è che non le hai e che in fin dei conti anche il travaso di bile è un segno d’amore, ed hai sempre fatto grande selezione alla porta, fortunelli io e Massi!
A capodanno arriveranno i miei auguri, a me arriveranno i tuoi e per l’ennesimo anno ci chiederemo come cavolo è possibile che non ne abbiamo passato mai uno insieme, dandoci poi sempre la stessa risposta. Siamo scaramantiche è andata bene fino ad adesso così e continuiamo a testa alta.
Eravamo in pizzeria quando ti ho anticipato il contenuto di questo post e tu stavi rimanendo soffocata tra un pezzo di farinata e un sorso di Coca. MA MAAAARIIIIII NON E’ VERO! Di fronte all’elenco minuzioso che ti ho fatto, e di fronte alla mia memoria che non lascia scampo ti sei dovuta arrendere VA BENE TE LO PROMETTO FARO’ LA BRAVA! Anche se, per onor di cronaca, devo ammettere che lo hai fatto solo dopo che ho dovuto fare giurin giuretta e croce sul cuore di vero boy scout (tanto che mi frega non ho mai fatto i boy scout), che qualunque cosa succeda salgo sul primo treno e torno su, e c’è un piccolo appunto che ti farò in sede privata!
Auguro a tutti voi un 2007 pieno di qualsiasi cosa desideriate davvero. Non starò qui a dirvi che tutto è possibile basta volerlo. E’ una delle più grandi menzogne che siano state scritte, insieme a l’amore risolve qualsiasi problema, ma meglio non divagare. Per qualcuno può essere così, sarà il destino, il caso, la fortuna, ma non è una verità assoluta. Però voglio dirvi di tentare, perché se è un vostro sogno ne vale la pena. C’è il 50% di possibilità di riuscita e mi sembra comunque un’ottima percentuale. Oggi voglio vederla così.
A te, e solo a te, auguro di trovare uno specchio che riesca a riflettere anche ai tuoi occhi tutto quello che sei, che supera di gran lunga quello che non sarai mai.

Mens sana in corpore sano. Beh almeno si spiegherebbero un sacco di cose. Sono a lavoro e penso a quanto sarebbe bello poter stare sotto le coperte a dormire per ore, poi alzarsi mangiare e ripiombare nel sonno. Prendo l’influenza, arriva anche un po’ di febbre, decido almeno per un giorno di rimanere a casa ad imbottirmi di aspirina, e per tutto il tempo mi sento in colpa.
Penso a tutte le cose che ho da fare in ufficio, ai casini che troverò l’indomani, alle ore che mi ci vorranno per rimettere a posto tutto.
Ho finito il libro, vorrei comprarne un altro ma c’è il divieto classico di Natale, allora attendo ben sapendo che comunque ne arriveranno anche quest’anno, chi mi conosce sa che è un regalo che mi rende strafelice.
Accendo la tv, film stupidi, telenovelas che fermano il tempo, gli stessi volti li ritrovo 10anni dopo assolutamente immutati. Beati loro. Io se vedo delle mie foto di 10anni fa mi metto a piangere.
E’ anche vero che ultimamente per qualsiasi cosa mi metto a piangere, quindi forse non fa testo.
Sei un po’ malato sotto le coperte e ricordo che un anno fa tutto ricominciò così. Me lo ricordo proprio bene, l’unica febbre dell’anno, una telefonata di più di un’ora sotto le coperte. La gelosia, la rabbia nel sentire quei racconti, sapeva i miei punti deboli, sapeva e sa ogni mio punto, li ha toccati tutti, gliel’ho permesso senza esitare un attimo.
Guardo il cellulare che non squilla, allora comincio a mandare sms a raffica per non cadere nella tentazione che è forte. Sì è forte. Mi prenderebbe n giro sulla mia voce da trans, che definirebbe molto sexy. SI VA BEH SMETTILA TU SEI DI PARTE ahi voglia se sono di parte e mi piace pure. Mi viene in mente che il giorno prima quando ho visto che mi ha contattata in MSN, anche se sapevo benissimo il perché l’avesse fatto il cuore ha cominciato a battermi forte forte. Mi viene in mente che potevo non aprire quel file ma alla fine l’ho fatto. In un attimo davanti ai miei occhi sono ricomparse le immagini di brindisi in una vasca da bagno, di me che faccio il gioco della settimana prima di entrare a lezione, di “buonanotte lasciami la finestra aperta che vengo a trovarti più tardi..”. Mi viene in mente che avrei voluto prendere il telefono e sfogarmi con qualcuno ma non l’ho fatto. Non era il caso. Non ci sono solo io. O quanto meno, a me dovrei pensarci IO e smetterla di riservare questo compito agli altri. Scusa ma’, tu non c’entravi nulla, ma lo sai me ne sono accorta da quel ME LO VUOI DIRE CHE COS’HAI? Oh ma’, da dove comincio da dove?? Troppo complicato, troppo lontano da te, da cosa sei, dalle tue certezze marmoree. Ed è meglio così ma’. So che soffriresti se ti raccontassi. So che la delusione nei tuoi occhi la vedrei così limpida che non mi potrei riprendere più. Questo sì mi ucciderebbe davvero dentro. Mi infilo sotto le coperte e tu arrivi con dei biscotti al cioccolato. Niente domande. Forse hai capito che non ho risposte.
Continuo a guardare il telefono, mentre la testa mi scoppia, gli occhi bruciano e mi addormento sfinita, senza riuscire più a pensare, e forse è un bene.
Avrei voluto sostituire il post precedente con uno pieno di allegria, ma almeno qui desidero essere me stessa, almeno con voi non voglio preoccuparmi di sembrare patetica, malinconica, triste, una piattola, che fortuna che avete eh!?
Spero di essere all’altezza per questo Natale. Poco importa dove sarà la mia mente, dove andrà il mio sguardo, dovrò riuscire a simulare, devo farlo, se lo meritano, al resto ci penso io, sono brava a farlo.

Non ho motivi per immaginarmi una scena del genere, non so neanche se mai avrò dei bambini.. Saranno tutte queste pubblicità che ci fanno vedere fantomatici bambini che mettono panettoni davanti al camino per non far cadere sul duro Babbo Natale, le canzoncine cantate allegramente mentre si mangia il panettone. Insomma non si può sfuggire a tutto questo. Può anche essere un Natale diverso, lo senti dentro che lo è, lo vedi nei volti della gente che ami che la serenità non è spontanea, ma una continua lotta e ricerca.
E allora mi ritrovo in macchina a immaginarmi vecchia che racconto a mia nipote la storia di Babbo Natale. Perché una femminuccia?! Mah non lo so, forse perché VOGLIAMO crederci molto più dei maschietti, che non vedono l’ora di smascherare il povero Klaus. E poi perchè un nipote ce l’ho, ma tutto questo in spagnolo proprio non riuscirei a raccontarlo.. E così..
Fuori nevica, è la Vigilia, e sotto l’albero ci sono tanti di quei pacchetti che il prossimo anno bisognerà prendere un abete vero, penso.
La piccola è in fibrillazione, le hanno detto che è stata brava e che Babbo Natale queste cose le vede, la piccola… Credo che la chiamerò così anche quando avrà 50anni.
“Nonna me la racconti ancora una volta!?”
“Tesoro ma te la racconto tutti gli anni, non ti stufi mai!?”
“No, a me piace sempre”.
“E va bene tanto il tempo lo dobbiamo impegnare”.
Non credere a tutti quelli che ti dicono che Babbo Natale non esiste perché non è vero. IO l’ho conosciuto. Non sto scherzando. E’ la pura verità. E non è vero che si manifesta solo ai bimbi piccoli, lui arriva da qualsiasi persona abbia conservato in sé il suo lato ingenuo, infantile, e non se ne vergogna.
Quando lo vidi non lo riconobbi subito, io me lo immaginavo con il solito vestito rosso e la barba bianca, non sapevo che quello era il suo abito ufficiale, che sfoggiava solo nella notte tra il 24 e il 25. Molto tempo dopo, nelle altre visite, mi disse che era tempo che mi cercava, anche se non sapeva dove trovarmi. Lo so che ti sembra un discorso assurdo tesoro mio, ma a volte cerchiamo tanto le cose, ma sempre nel posto sbagliato.
Arrivò con la sua carrozza, pieno di doni per me, solo per me. Io non ci potevo credere, non era ancora Natale, era in anticipo di qualche giorno e quando glielo dissi mi rispose “Quella notte sarò impegnato altrove, ma ci tenevo che tu avessi quello che meriti”, spalancai gli occhi e gli chiesi “tutto questo è per me!?” e lui rispose “sì solo ed unicamente per te”. Ricordo che all’aprire quello scrigno vidi qualcosa di così prezioso che i miei occhi cominciarono a riempirsi di lacrime di gioia
“Ehi che succede!? Forse non era quello che ti aspettavi!?” disse con quel SUO sorriso pieno di ironia e caldo come pochi.
“In verità è quello che ho sempre sognato”, e lo abbracciai forte fortissimo per ringraziarlo.
Come al solito in questo punto venivo interrotta.
“Nonna perché io non l’ho mai visto!?”
“Eh piccola, Babbo Natale è timido. Ha paura che tutti voi vediate quanto gli dispiace lasciarvi dopo avervi consegnato i regali, e così scappa via prima che ve ne accorgiate”.
“Però da te si è fatto vedere…” dice perplessa.
“Credo di essere stata semplicemente fortunata. Una prescelta. Poteva capitare a chiunque, ma mi piace pensare che qualcosa di buono devo averlo fatto per averlo attirato fin da me”.
“E perché a Virginia i regali li ha lasciati davanti alla porta di casa, a Matteo li ha portati fino in camera e a me li ha lasciati sotto l’albero!?”, chiese incalzando con il gioco dei perché.
“Perché Babbo Natale e la sua slitta sono inseparabili e non in tutte le case riescono ad entrare. Lui non se ne separa mai, è come se perdesse i suoi poteri senza e si indebolisse, allora dove riesce raggiunge il destinatario del regalo fino in camera, altrimenti lascia tutto davanti alla porta”.
“Fortuna Nonna che casa tua non da problemi a Babbo Natale”
“Sì amore proprio una bella fortuna”, e non riesco mai a trattenere un sorriso quando mi fa questo appunto.
……
Chiudo gli occhi e rivedo tutto. Rivedo le risate a squarciagola, la bramosia nell’aprire i pacchetti e le facce meravigliate, rivedo quel cappello messo storto perché proprio non ne voleva sapere di stare, la tv accesa con la maratona di Telethon in onda, i nostri occhi luccicanti, di quella luce che parte da dentro e ti fa sentire viva e quella barba folta.
“E poi dicono che Babbo Natale non esiste!” dico guardandolo senza trattenere una sonora risata.
“Come non esiste e io chi sono!?!?”.
…..
“Nonna perché piangi!?”, dimentico ogni volta quanto sono attenti i bambini.
“Oh nulla tranquilla, è solo che quando si diventa vecchi gli occhi lacrimano più facilmente”.
E sono di nuovo in macchina, le decorazioni natalizie mi dicono che è un’ottima favola da raccontarmi in questi giorni, per raccontarmi che ci saranno regali diversi, sorprese che non ti aspetti, ma hai un modo per ritrovare il tuo Klaus e quello non te lo toglie nessuno.

Chiusa nella mia stanza mi dico che forse dovrei rimanere a casa. Prendere il telefono chiamare chi sa come posso stare e dirgli che proprio non ce la faccio. Penso alla serata che mi aspetterebbe, se prendessi questa decisione. Lacrime, ricordi, pesantezza, bruciore allo stomaco e gola chiusa in una morsa. Sola. Che poi alla fine in questi momenti si è sempre soli, potrebbe obiettare chiunque. Ed è vero. Ma io ho paura della solitudine fisica, da sempre, non mi ricordo di una volta in cui sono rimasta a casa da sola senza aver preso il telefono per sentire qualcuno, aver tentato di organizzare un’uscita. E’ una mia debolezza, ma la conosco e non mi sorprende più. La mia compagnia non mi aggrada per niente, rimango sconvolta ogni volta nel vedere che invece gli altri la ricercano tanto. Vedono cose a me sconosciute. E mi ritrovo ad uscire, non pentendomi minimamente della scelta.
Il mio Harry conosce come sto, quante volte mi ha raccolto lo sa solo lui ed è preoccupato.
CHISSA’ CHE UMIDITA’ SU QUEL CUSCINO…
L’occhio guarda il cellulare, non c’è nulla, non ci sarà nulla, lo so, mi conosco, ti conosco, quando è basta, è basta.
E’ finita.
Me lo sarò ripetuta non so quante volte ad alta voce.
E’ finita esattamente come è iniziata, strano gioco del destino. E non ho controbattuto alla tua pungente ironia. Ti ho lasciato fare. Non ho controbattuto alla tua cattiveria. Era giustificata.
E forse è stato un bene non aver sentito la tua voce, forse è stato per questo che hai deciso che sarebbe finita così. E non ho provato a farti cambiare idea. Sentendoci avremmo ceduto ancora e ancora, non ce l’avremmo fatta, lo strazio sarebbe stato troppo grande. Sì, voglio credere che sia per questo. Voglio credere che siamo entrambi troppo deboli, in questo momento, per affrontare situazioni in cui siamo già passati. La lenta agonia del distacco, che ci porta per un motivo o per l’altro a riallacciarci a filo triplo e indissolubile. Più forte di prima, più uniti di prima. Adesso non è possibile. Tutta quella forza l’abbiamo esaurita. E il nostro corpo ne risente. Ognuno a suo modo, da segni di cedimento che ci spaventano e spaventano chi ci sta affianco. Non possiamo esserci d’aiuto, per la prima volta da quando le nostre vite si sono incrociate.
FAI FINTA CHE SOLO PER NOI DUE PASSERA’ IL TEMPO, MA NON PASSERA’, QUESTA LUNGA STORIA D’AMORE..ORA E’ GIA’ TARDI MA E’ PRESTO SE TU TE NE VAI…
Maledette colonne sonore che arrivano dritte dal tuo cervello quando meno ne hai bisogno.
Questo giorno sapevamo sarebbe arrivato. Noi non siamo come tutti gli altri. E non è retorica. Noi non abbiamo vissuto credendo che la vita fosse in sfumature di rosa. No, noi ci siamo divorati ogni giorno, ogni maledetto giorno che ci siamo ricavati con sudore e sacrifici, con boicottaggi, sotterfugi, bugie al mondo. Per sorridere ogni volta che riuscivamo a gabbare il destino, e piangendo quando si è voluto prendere la sua rivincita. Non ci siamo illusi mai. Abbiamo deciso scientemente di non pensare a questo giorno, sapendo benissimo della sua esistenza. Abbiamo deciso che ne valeva la pena, in ogni caso, anche se il distacco ogni volta lacerava in modo sempre più profondo, anche se la realtà tendeva a schiacciarci con le sue regole e i suoi ostacoli non alla portata di tutti. Ho lottato per tutti questi giorni che poi sono diventati mesi che si sono trasformati in anni per stare con te, e tu hai fatto altrettanto se non di più. Perché io tutto quello che hai fatto per me non me lo sono mica dimenticata, non ha mica assunto un valore minore col passare del tempo. Io l’ho visto quel cuore, l’ho visto da vicino, sono stata ad aspettarlo e mi si è aperto in un modo così totale da sconvolgermi. Non ho dimenticato i colori forti della vita, il suo pulsare continuo, la frenesia e le nostre notti. VOGLIO TROVARE UN SENSO A QUESTA STORIA, ANCHE SE QUESTA STORIA UN SENSO NON CE L’HA AH… Guardarci e sorridere ogni volta, perché il senso ce l’ha, l’Unico senso possibile.
E’ finita, è vero, ma chiunque mi conosce sa che se dico che ti porterò con me ovunque andrò, è perché sarà così. Magari prenderò il cellulare in mano e lo riporrò nella borsa un milione di volte, dopo un po’ sarà solo più un centinaio di volte, fino a non prendere più quel mezzo che è stato il nostro punto di unione per tanto tempo, ciò non cambia che sarai in me. E non credo ai sempre e ai mai, ma credo al finché avrò fiato per poter pronunciare il tuo nome ogni sera per darti la buonanotte. Sì a questo credo ciecamente.
E’ finita.
E tutto questo avrei voluto forse dirti in questi giorni in cui non abbiamo parlato e ci siamo evitati per paura di affrontare il discorso. Proprio noi che con le nostre chiacchierate abbiamo riempito notti e giorni. Noi che siamo arrivati a dirci cose che non ripeteremo più a nessuno.
Non era giusto dirtelo ieri, avevi motivo per non ascoltarmi, per farti le tue ragioni.
Lo dico qui, nella mia casa virtuale, che poi tanto virtuale non è stata, che ringrazierò per tutta la vita, lo dico qui, perché so che quando passerai magari, la rabbia avrà lasciato spazio ad altro.
FOREVER ALWAYS SEEMS TO BE AROUND WHEN THINGS BEGIN, BUT FOREVER NEVER SEEMS TO BE AROUND WHEN THINGS END..
E’ finita e devo trovare il modo per ricostruirmi.
Abbiate pazienza se questo blog risulterà più lunatico del solito, sono Pesci, è il meno che potete aspettarvi.

Prova commissionata da Oscar
“Oscar dove sono gli altri!?” chiedo terrorizzata.
“Mari, questo è il TUO viaggio, non lo può percorrere nessun altro e lo scopo del viaggio dovrei avertelo, in qualche modo, suggerito prima..”.
“Ho paura”.
“Lo so, ma non è casuale che stia succedendo adesso. Seguimi”.
Tutto è assolutamente surreale. Il silenzio che ci circonda, la luce della candela che illumina lo stretto necessario e persino questo lungo corridoio che sembra non avere fine.
All’improvviso finiamo in una stanza enorme con 3 ascensori ciascuno riportante una scritta: PARADISO, PURGATORIO, INFERNO.
Io e Oscar ci guardiamo per un attimo che sembra non finire mai; penso, tra l’altro, che sia incredibile come un pupazzo possa avere degli occhi così intensi, deve leggermi dentro come un libro perché sento il suo sguardo che addosso, che scava dentro e interrompe questi miei pensieri chiedendomi “Non hai mai desiderato sapere cosa ti aspetta dopo?”
In effetti sì, ma adesso sono terrorizzata da quello che potrebbero vedere i miei occhi: il dubbio mi aveva sempre permesso di cullarmi nell’illusione che in fondo avrei anche potuto scamparla, so che quello che vedrò mi toglierà ogni illusione. Di nuovo Oscar indovina le mie riflessioni.
“ Non è casuale che ci sia scritto LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CHE ENTRATE”.
Sorrido sarcastica, qualcosa mi dice che l’Inferno mi sta aspettando e lui annuisce altrettanto beffardo. Entriamo nell’ascensore per gli inferi e al posto dei soliti numeri che identificano i piani c’è un monitor con un elenco: i sette peccati capitali.
ACCIDIA
CUPIDIGIA
IGNAVIA
GOLA
INVIDIA
IRA
LUSSURIA
“E si sa già in quale di questi piani andrò a finire?”
“Oh no cara, non ti è dato sapere tanto e, in fin dei conti, è poi così importante!?”. Senza lasciarmi rispondere, seleziona il piano dei peccati di gola.
“Oscar non è per nulla originale: lo sanno tutti che sono golosa fino all’eccesso…”
“Mari tu sai che non è solo questo vero?”, dice interrompendo i miei pensieri; ancora quello sguardo.
Le porte dell’ascensore si aprono e le mie orecchie sentono delle urla strazianti. Mi preparo al peggio. Una tavolata di cui non riesco a vedere la fine, imbandita di ogni leccornia viene presa d’assalto da persone di dimensioni a dir poco dilatate. Ogni volta che loro tentano di portarsi il cibo alla bocca vengono trafitti da dolori lancinanti e l’unico modo per porre fine alla sofferenza è lasciarlo. Quello che mi colpisce è che dopo un brevissimo lasso di tempo si ributtino sul cibo come se non sapessero quello che gli spetta.
“Oscar perché lo fanno?”
“Per tutte le volte che mangiare è stato molto più di un semplice piacere”.
Quelle urla mi trapanano il cervello; vedere quei corpi contorcersi mi fa mancare il fiato e Oscar puntuale mi chiede “Pensi di aver visto abbastanza?”
“Decisamente sì, fammi tornare indietro..”, gli dico mentre risaliamo in ascensore.
“Oh no Mari, non prima che tu abbia visto ciò che davvero desideri conoscere”.
Con quel suo ghigno digita il piano della Cupidigia. Ancora risposta esatta Oscar.
Quello che trovo davanti a me è un labirinto. Un affollato labirinto di corpi senza testa. Teste rotolanti ovunque e corpi che le inseguono confusi.
Rimango atterrita da quella immagine macabra anche se i corpi non sono sanguinanti e le espressioni dei volti sulle teste non sono maschere di dolore ma solo affrante. In un attimo sento lo stomaco stringersi e un dolore acuto farsi avanti; il mio sguardo si perde alla ricerca di qualcuno, una persona in particolare, ed è lì che Oscar mi dice: “Per tutte le volte che si perde la testa e la ragione viene messa da parte per dar spazio all’alibi dei sentimenti”.
“Perché mi fai questo Oscar?”gli chiedo.
“No, stai sbagliando: lo hai fatto tu a te stessa”
“Possiamo andare per favore?” dico con voce tesa senza abbassare lo sguardo.
“Ma certo il viaggio è ancora lungo!”, non vorrei sbagliare ma mi è sembrato di sentire una certa eccitazione nella sua voce “E adesso..”
“No ti prego Oscar basta, ti prego” la voce comincia a tremarmi mentre quei corpi continuano la loro ricerca. “Voglio tornare indietro, mi sento soffocare”.
“Ma come di già!?”. No, non mi sbaglio: si sta proprio divertendo.
“Sì hai vinto. Volevi mettermi a nudo? Hai vinto! Volevi rimarcare ogni mia debolezza? Beh complimenti ce l’hai fatta”. Non riesco più a tenere sotto controllo lo sconforto misto a rabbia.
“E dove la mettiamo la tua curiosità per tutto questo?”
“Beh Oscar hai soddisfatto anche quella, sono completamente disarmata e vorrei tornare al mio mondo, visto che questo prima o poi mi attende”.
L’ascensore prende a salire, si spalancano le porte, mi metto a correre non vedo l’ora di raggiungere l’uscita. Ad un tratto mi fermo. Maledetta curiosità.
Guardo l’ascensore che porta al Paradiso. Guardo Oscar.
“Non posso proprio vedere cosa mi sono persa?”
Un guizzo nei suoi occhi. Un sorriso sincero questa volta e mi dice parole che non potrò mai dimenticare: “Oh Mari lo sai: il Paradiso è solo per chi ci crede”.

Tutta colpa del raffreddore.
Sarà per questo che ho lo stomaco tagliato in due e se ad un certo punto non riesco più a respirare devo massaggiarmi gli addominali (e mentre lo scrivo sorrido e penso a chi li chiama lardominali).
Sarà per questo che ho la gola che mi brucia e un principio di tosse che da stamattina non mi molla proprio.
Sarà per questo che ho sempre i fazzoletti a portata di mano, e chiunque mi conosca sa che io sono la classica figlia degenere che usciva di casa perennemente senza fazzoletti.
Sarà per questo che gli occhi sono sempre lucidi CHE TI E’ SUCCESSO!? Niente perché!? HAI GLI OCCHI LUCIDI eh sai, col raffreddore che c’è in giro. Banalità che ti salvano sempre.
Sarà per questo che il sonno proprio non arriva, e quando crollo gli incubi fanno a gara per venirmi a trovare.
Sarà per questo che guardo il monitor sperando che le parole escano fuori da sole, non vedendo nessun risultato fisso la tastiera come a chiederle di collaborare un po’, che questo non è periodo di fare gli snob… Sono raffreddata.
Avrei voluto fare un altro post, magari recensire il libro di Trenta, che una bella recensione assolutamente non professionale la merita proprio, ma sarà per un’altra volta.
Sono troppo stanca, ho una marea di conti da far quadrare, bonifici da spedire, ordini da fare, cellulare da tenere sotto controllo per aggiornamenti vari, la prossima volta tenterò di essere più brillante promesso, per il momento questo è il mio massimo.
Vi bacio
