chi sono

Nome: Mari..Ma quanto vorrei essere Ilallallero!

Compleanno: eh no! dovete ricordarvelo da soli..

Non sono i miei occhi...O forse si!

la mia passione

ognuno ha bisogno di un piccolo mondo tutto suo dove rifugiarsi quando sente di non farcela più.. Nel mio io ballo e rinasco ogni volta!

links

 MUSCOLI DI CARTONE, CUORI RARI..

PER SCONFIGGERE LA DISTROFIA MUSCOLARE DUCHENNE

Uagliòòòò quanti siete!

hanno visitato a passo di danza *loading* volte





lunedì, novembre 27, 2006

Tanta attesa per un concerto che la merita tutta.
Mariella riesce a trovare la scaletta del concerto di Milano, e si sa che lui difficilmente le cambia. Leggo la mail che contiene la scaletta sperando che sia il MIO concerto, e ce l’ho appena vedo la sequenza di quelle canzoni. FAREWELL, INCONTRO, VORREI, SIGNORA BOVARY, ESKYMO, CYRANO. L’adrenalina comincia a salire, e continuo a ripetere nella mia mente Canterà Vorrei canterà Vorrei, Mariella mi da la conferma che in tutti i concerti che ha fatto gliel’hanno sempre chiesta, ma non l’ha mai cantata. E io divento una bimba ancora più contenta, perché la canta per me sì sì ne sono sicura, la fa perché sa che ne ho bisogno, come ho bisogno di questo concerto.
Il Mazda Palace si riempie poco a poco, c’è gente di tutte le età e tipi, non lo si apprezza solo se ci si rifiuta di ascoltarlo e conoscerlo per preconcetti , altrimenti non si possono non apprezzare i testi delle sue canzoni, e l’intensità della sua voce.
E c’è poco da fare quando uno è carismatico non c’è bisogno che dica nulla o faccia niente di particolare, ti affascina in ogni caso. La sua erre moscia, la sua ironia per niente scontata, fin troppo ricercata, il suo essere diretto quando gli urlano per burla VECCHIO e senza pensarci due volte risponde “NO, io sono un sopravvissuto!”. Non è solo un concerto, almeno non per me. Per me è tanto tanto di più. Attendo che cominci la sequenza che mi sconquasserà dentro, facendomi vibrare come le corde di quelle chitarre.
E comincia “non fate l’errore di pensare che sia il nome di una ragazza come ha fatto qualcuno una volta, vuol dire semplicente addio”..FAREWELL.. Fin dalla prima volta ho avuto immagini talmente nitide su questa canzone, che l’ho di nuovo cantata con quella rabbia, quella che ti dice addio, quella che ti dice ti ho amato, quella che con un sollievo si rende conto che è tutto passato. “Questa non è una canzone d’amore, si parla di grande amicizia qui..”.. INCONTRO, e come sempre non mi trattengo quando arriva il pezzo E PENSAVO DONDOLATO DA UN VAGONE, CARA AMICA IL TEMPO PRENDE IL TEMPO DA, NOI CORRIAMO SEMPRE IN UNA DIREZIONE MA QUAL SIA E CHE SENSO ABBIA CHI LO SA… SIAMO QUALCOSA CHE NON RESTA FRASI VUOTE NELLA TESTA E IL CUORE DI SIMBOLI PIENO.
Nessun preambolo per VORREI, sa che non ce n’è bisogno, sa che il pubblico la riconoscerà dai primi accordi, che esulterà perché non crederà alle sue orecchie, e così è stato. Cellulare in mano in direzione della sua voce, cuore a mille, voce che doveva superare le barriere chilometriche LA LA SENTI!?!?!? Sìììììììììììììììììì VORREI CANTARE IL CANTO DELLE TUE MANI, GIOCARE CON TE UN ETERNO GIOCO PROIBITO, CHE L’OGGI RESTASSE OGGI FINO A DOMANI, O DOMANI POTESSE TENDERE ALL’INFINITOOOOO…
E mi commuove sentirlo mentre spiega che in tutti noi si nasconde una Signora Bovary, a tutti capita la notte di non riuscire a dormire ed essere catturati “dall’ora del lupo” quella in cui i pensieri peggiori prendono il sopravvento e le ore sembrano non passare mai.. SIGNORA BOVARY. E mi ritrovo a cantarla proprio come quando sto in macchina da sola, torno a casa ed è notte, e a squarcia gola urlo IN FONDO A QUEST’OGGI C’E’ ANCORA LA NOTTE IN FONDO ALLA NOTTE C’E’ ANCORA C’E’ ANCORA… E sentire il sax che si introduce a darci le risposte che cerchiamo, con gli occhi lucidi.
ESKIMO mi riporta ad un tempo che, raccontato da lui, avrei proprio voluto vivere. Ricordo la prima volta che la ascoltai e il modo UNICO di scandire il tempo tra una strofa e l’altra.
CYRANO e tutti si alzano, chiedo a Mariella come mai, tutti sanno che ci si alza solo alla sua ultima canzone, sarebbe capace di interrompere un concerto per far sedere tutti. DEV’ESSERCI LO SENTO IN TERRA O IN CIELO UN POSTO, DOVE NON SOFFRIREMO E TUTTO SARA’ GIUSTO..PERCHE’ ORAMAI LO SENTO NON HO SOFFERTO INVANO, SE MI AMI COME SONO…PER SEMPRE TUO PER SEMPRE TUO PER SEMPRE TUO CYRAAAAANOOOOO..
E quando canta il suo cavallo di battaglia, quello per cui tutti sventolano bandiere rosse e pugni alzati io sorrido… Gli stessi lo fotografavano con i cellulari fino a pochi secondi prima, ma si sa la coerenza non è di questo tempo. Per me questa canzone significa solo una cosa: il concerto è finito, sempre troppo in fretta, sempre tanto intenso. Tornando a casa, descrivevo a colui che me lo ha fatto conoscere, quanto era stato GRANDE, ed ho avuto la conferma che sono riuscita a rendere perfettamente l’idea, tra foto, messaggi e filmati… Era quello che volevo.
 
Concludo questo lungo post facendo gli auguri alla donna che stamattina dopo una notte insonne mi ha svegliata riempiendomi di bacetti.
AUGURI MAMMA
Grazie Marì, i regali sono bellissimi
LI HAI PROVATI!?!
Sì sì perfetti, come fatti su misura e poi il mio genere
YUPPIIIEE MA’ SONO CONTENTA
Dai alzati che c’è la macedonia per colazione.  
 
E sorrido c’è chi nasce mamma… Lei ne è l’esempio lampante.
 
Buona settimana a tutti!

Gozado para LeMieMari a 12:19 commenti (35)

giovedì, novembre 23, 2006

Una giornata che non è andata bene, tanto che decido di non andare a casa e vagare un po’ prima di passare a prendere le pizze e andare da lei.
Mi ripeto che tanto da qualche parte si deve cominciare, urlo e mi incazzo, tanto che spero che la gente che mi vede non chiami nessuno. Ma sono nella mia macchina , potrò fare quello che mi pare almeno qui!? A lavoro sempre tutta efficiente, a casa non ci sono motivi per essere nervosi ( e speriamo che riesca a continuare a farglielo credere), fuori è meglio non esserlo perché in fin dei conti gli altri non hanno colpe. Gli altri non hanno colpe me lo ripeterò chissà quante volte in una giornata. Te la sei voluta TU Mari, hai scelto TU, sempre, tutta impettita e orgogliosa di questo quando reggi e adesso che tutto sembra vacillare che fai!? Niente. Non faccio niente. Prendo fiato, ancora uno, accendo la radio, canto, la spengo. Solo dei versi mi tornano in mente QUANTE COSE CHE NON SAI DI ME, QUANTE COSE CHE NON PUOI SAPERE… Prendo le pizze e arrivo da lei già scarica, pronta a godermi la serata.
Mi inonda di parole sul concerto della sera prima, sugli avvenimenti col bambino, che poi non è un bambino, che poi non c’è niente da raccontare, che però è divertente e non ci facciamo mancare neanche il pettegolezzo sulla bambina sguattera che lo accompagnava, tra soggetti che mancano e difficoltà nel capire CHI, COME e QUANDO.
 
E TU COME STAI?
Bene
MA NON E’ VERO
Sì lo so che non è vero Lele
COM’E’ ANDATA!?
Io ti avverto se ne parliamo potrebbe succedere che piango a dirotto per ore e non mi fermo
BEH COME SE NON TI AVESSI MAI VISTA!
Lo so che mi hai già vista ma potresti non averne voglia, e credimi che ti capirei
PERCHE’ COM’E’ ANDATA!?
 
E non ho pianto. Perché ci sono persone che entrano piano piano dentro quello che provi, prendono posto, tentano di capire cosa c’è e ascoltano. Basta. Riuscire a spiegare agli altri quello che in prima persona non riesci a decifrare completamente non è cosa semplice, così ho evitato di provarci. Le ho detto esattamente quello che pensavo nell’ordine in cui mi veniva in mente e sembra essere sopravvissuta allo shock.
Apre la dispensa, mi fa scegliere tra le varie leccornie, così opto per una girella mentre lei si sbafa un rollino o come cavolo si chiama, un pezzo di cioccolato alle nocciole e tutto sembra assumere una visione differente. E tesoro mio come vedi glisso e lo faccio solo per te, sull’argomento geografia italiana, poi dimmi che non ti adoro.
 
CI SONO ANCHE QUELLE e mi indica le Nutelline
Quelle tienili in caso di emergenza dopo, altro che Rescue Remedy!
 
Ci accomodiamo sul divano, con un bicchierino di liquore alla cannella ed è il suo turno.
Dubbi su tutto, sulla strada presa, su discorsi che non si vogliono affrontare, su priorità differenti, sesso, una valanga di parole, di sguardi complici pieni di TI CAPISCO TESORO e MA COME CI SONO FINITA IN QUESTO CASINO!?
Guardiamo l’ora e sono quasi le 23, c’è il nostro film che ci aspetta…. PRIME.
La premessa era che doveva prendere un film stupido, ma proprio stupido di quelli che piacciono a noi, in cui il finale è scontato per me mentre lei pensa che sia aperto. Un classico insomma.
Ripeto qui quello che ho già detto ieri alla fine della proiezione.
Ringrazio di aver bevuto un paio di bicchieri di liquore, che Massi sia arrivato in tempo per assaporare un po’ di monella fatta in casa, e che la ridarola era partita altrimenti con sto film ci beccavamo la mazzata finale. Perché, sì Lele, la Streep è meravigliosa, i dialoghi facevamo a tratti morire dal ridere, il film mi è piaciuto, ma il finale non è per niente APERTO!  E non ammetto repliche. Con il film di 14anni fa, adesso me ne devi due… A proposito lo trasmettono questa settimana.. ti ho detto tutto!
E in macchina, mentre ritorno a casa, sorrido. Non ho risolto dubbi amletici, non è scomparso niente, è sempre tutto lì pronto a travolgermi di nuovo, però sorrido. Perché è come sapere che la tua nave sta naufragando e cadrai in mare, ma hai dei salvagente a disposizione. La possibilità di salvarti ce l’hai, ed è un motivo più che sufficiente per sorridere.

Gozado para LeMieMari a 11:23 commenti (31)

martedì, novembre 21, 2006

Eseguita la prova nel post sotto non posso non ricordare in questo diario una giornata come questa...

BENVENUTO NICOLO'!

ANCORA AUGURI ZIO!

Gozado para LeMieMari a 16:51 commenti (10)

Prova commissionata da Oscarblog

Sto tornando a casa di notte e loro sono lì ad aspettarmi. Stanno chiacchierando appoggiati ad un'auto proprio davanti al portone di casa. Li vedo e mi prende un po’ d'ansia, ma decido di non accelerare il passo e camminare sicura. Loro mi si parano davanti, barba lunga e sguardo intenso, e mi dicono senza indugiare che gli servo per raggiungere il loro obbiettivo.
Ci metto un po’ per capire quel discorso sconclusionato. Inizialmente non lo noto, ma per ogni gamba i tizi hanno due piedi, e dieci dita per mano: non vorrei drammatizzare, ma sembrano proprio degli alieni.
“Signorina mi sta ascoltando?”, mi chiede Mister AlienoUno.
“No, veramente no, mi scusi, io.. ”
“Allora mi ascolti bene, perché come avrà potuto intuire, non possiamo farci vedere e dobbiamo tornare ad Alcox il prima possibile”.
Il racconto che segue è il più assurdo mai sentito. Hanno intercettato un'astronave mandata dalla Terra nello spazio e sono riusciti a farla atterrare sul loro pianeta per analizzarla. All’interno hanno trovato qualcosa di sconosciuto e commestibile di cui non sarebbero più riusciti farne a meno.
“Cosa avete trovato di così eccezionale?”
“Questo.", e dalla tasca mi porge una scatola di praline!
“Cioè, siete rimasti stregati dal cioccolato?” dico incredula, cominciando a pensare di essere simile a loro.
Il Re di Alcox, vedendo gli effetti strabilianti avuti su di loro, gli ha ordinato di venire sulla Terra e recuperare TUTTO il cioccolato esistente, compresa la ricetta per farla, e di lasciarci senza. E’ convinto che sia grazie al cioccolato che gli umani si sono avvicinati tanto alla loro galassia, e vista la cattiva reputazione che abbiamo persino lassù, non vuole rischiare di diventare l’ennesimo pianeta colonizzato dal potere e dall’odio. Con il cioccolato dalla loro parte avrebbero avuto la forza necessaria per combattere qualsiasi invasore; e qui entro in gioco io, e il mio impiego in un’azienda di cioccolato.
Provo ad opporre resistenza, ma un fascio di luce mi avvolge e mi ritrovo nella mia ditta. Sono come un automa che esegue ordini senza poter reagire.
“PRENDI LA RICETTA DEL CIOCCOLATO E TUTTE LE SCORTE”, mi dice la voce.
All’improvviso sento le parole che mio padre ripete ogni volta che mia madre gli rimprovera di essere troppo goloso: LA VITA E’ COSI’ AMARA, ALMENO LASCIAMI UN CIOCCOLATINO!
Mi riprendo di colpo.
Loro non ci sono, devo trovare un espediente, e la disperazione mi suggerisce qualcosa per tenerli buoni almeno per un po’.
Esco dallo stabilimento più veloce che posso. Come pensavo, sono fuori ad aspettarmi, ma quando consegno lo zucchero e il caffè recuperato mi dicono:
“Bene, visto che hai lavorato qui, saprai darci una dimostrazione”, e il teletrasporto mi conduce all'istante nella mia cucina.
Per avere campo libero li piazzo davanti alla tv, che ha l’effetto calamita, continuando a convincermi che forse siamo più simili di quel che pensiamo.
Preparo il caffè più zuccherato della storia e ci metto anche un po’ di cioccolato in polvere, giusto per riprodurre almeno una parvenza di quel sapore, e glielo porto.
Quello che è successo non lo dimenticherò mai.
Bevono tutto d’un sorso e l’effetto è sorprendente. Cominciano a guardarsi in giro straniti, mi fissano senza dire una parola. Quando provo a chiedergli se gli è piaciuta la cioccolata calda, balzano in piedi, chiedendomi chi ero. Arretrando spaventati mi dicono che non ricordano nulla.
Prendo la palla al balzo, li accompagno in strada e indico loro una strada lontana dove, invento, hanno lasciato la loro navicella.
"Fate in fretta, il Re vi sta aspettando e non è per niente contento!".
I poveretti cominciano a correre come se avessero le ali ai piedi.
Qualche settimana più tardi mi trovo in macchina con mio fratello e un barbone si avvicina con il cartello con su scritto "AIUTATEMI A TORNARE SUL MIO PIANETA".
Era uno dei due. Sfreccio al verde più veloce della luce.
“Eheheh non sanno più che inventarsi.”
“Già..”

Gozado para LeMieMari a 14:45 commenti (23)

lunedì, novembre 20, 2006

Continui a guardare il tuo viso riflesso nel vetro di quello scompartimento. Paradossalmente se fosse quello di un altro potresti ipotizzare miriadi di stati d’animo, il perché di quello sguardo, l’incrinatura delle labbra, i pugni serrati. Invece ci sei tu riflessa in quel vetro. Quello che sai è che questo treno ti sta di nuovo allontanando e non avvicinando, quello che sai e che per quanto sei stata “brava” hai ceduto alla fine davanti a quegli occhi.
E squilla il telefono, uno dei tuoi angeli vuole sapere com’è andata, vuole sentire la tua voce, e tu vorresti chiedere al Signor Conducente del Treno di cambiare rotta, di fare dietro front perché ne hai proprio bisogno, invece sono rimasta li, tutta rannicchiata nel mio sedile. Non avevo molte parole, come non ne ho adesso.
E arriva l’sms che aspettavi, a cui non sai che rispondere, ma d’altra parte non ti si chiede niente, e non poteva essere altrimenti visto che ti conosce più di chiunque altro.
 
Finalmente una bella giornata di sole CERTO CHE C’E’ IL SOLE ME L’HA PORTATO MARI..
 
“Allora io vado” occhi negli occhi
“Ok..” occhi negli occhi
“Ehi…”
“scccccc impossibile, come smettere di respirare”.
E scappo via, in una specie di trance che mi accompagna ancora adesso. Come sempre.
 
Avrei voluto stare a letto, ero pronta con la telefonata che mi dichiarava in preda a bolle e chiazze (che poi proprio una bugia non è), e invece eccomi qui, per lo meno il mio corpo c’è, e qui è quello che conta.
 
Eccola alla radio, di nuovo. L’avrò sentita due volte di sfuggita da un mese a sta parte e poi la trovo, la sera prima della partenza, mentre vado in stazione, e questa mattina a darmi il buongiorno… continuo a cantarla…Ottima colonna sonora di questo post, GLI OSTACOLI DEL CUORE – Eliza & Ligabue
 
Ehi…ne vale comunque sempre la pena..

Gozado para LeMieMari a 10:09 commenti (11)

venerdì, novembre 17, 2006

UN POST AL SOLE (un cross-post al sole) – Parte 2°
Un irriverente commento a Un Posto al Sole, scritto a quattromani da Mari e Mauri.
 
(Prefazione di Mari) Capita che devi cominciare a pensare cosa metterti per uscire due ore dopo ma proprio non hai voglia, allora ti metti sotto il piumone al caldo, prendi il tuo amico telecomando, guardi l’ora e pensi “ahhhhhhh stasera riesco a guardarmelo chissà come vanno le cose..”, e ti ricordi di una conversazione avvenuta in un pub solo la settimana scorsa e così…
(Prefazione di Mauri) Ah, che bello arrivare a casa dopo una dura giornata di lavoro, sedersi sul divano ed accendere il tv. Ah, che rilassamento, ah che gioia. Ma cosa vedono i miei occhi? Cipiribaccoli posseduti! Essa è proprio UPAS, detta confidenzialmente Un Posto al Sole. Fatti più in là, gatta, che è giunto il momento di vedere…
(Prefazione dei telefonini di Mari&Mauri) Eravamo tranquilli per i ‘zzi nostri quando ‘sti 2 hanno cominciato a premerci i tasti per mandare sms. Cheppoi sparavano cazzate a caso, mica robe culturali: commentavano ‘sta soap. Ma si può disturbare le gente così? Si può?
Nota: In grassetto gli sms, normale i commenti di Mari, in corsivo i commenti di Mauri, il tutto uncensored. Shhht! comincia...
 
Sigla:….. e un posto al sole ancora ci saràaaaaaa! Plin-plin-plin-plin
 
La prima parte la trovate qui..
 
continua la scenetta del topo, poi stacco su Raffaele, Suor Viola e Filippo che entra disperato sbattendo la testa sul soffitto e sulle porte (tanto l’amministratore paga) dalle corna che tiene. Raffaele paragnosta fa 4+4 e capisce che c’entra Diego che ha trombato Carmen, che a sua volta ha tradito Filippo almeno n-volte (il DJ su tutti). Che a sua volta, innamorato di Carmen, non ci ha pensato due volte ad andare a letto con la prima che gli capitava o che diceva il copione anche lui per n-volte (La tipa con la bambina). E poi ha il coraggio di incazzarsi!
 
Oh cazzus ho letto adesso il tuo riassunto sopra, mi ero persa che anche Filippo era stato fedifrago, schifoso… Beh adesso effettivamente assume dei connotati simpatici, l’aura di perfezione non la sopporto proprio!
 
Mari: "Mi sto ammazzando dal ridere..."
 
Il povero cameraman gira furioso per la stanza squittendo pregustandosi la mutua per il troppo piegato.
 
Mau: "Anche io ci mancava solo il topo! ma adesso è la scena madre!"
 
Carmen va da Filippo che, freddo come un gelato ghiacciatissimo, ma di quelli che dentro hanno tipo millemila gradi che basta un capello di lei che caschi per fargli distruggere lei, la stanza, il set e tutto palazzo Paladini compresa quella lagna di Giulia Poggi, che diciamocelo, ci ha rotto proprio i cabbasisi. Anche lì: corna a gò-gò, ma si incazzano sempre (lei non ha ereditato 2 milioni di euro dal tipo con cui stava mentre era sposata con Renato? Ma mi faccia il piacere!)
 
Ecco io non mi ricordavo dei milioni di Euro ma mi ricordo del dottore che abitava nel palazzo a cui la Signora Giulia ha distrutto il cuore, tanto da farlo partecipare ad una missione in Africa in cui forse è morto di colera invocando il suo nome… No dico son cose.
 
Mari: "Va beh ma anche Carmen ha la faccia come il culo"
 
Scena madre, Carmen prende la valigia che Filippo ha fatto in 3 minuti netti (e ha dovuto pure andare in bagno) giusto per togliersi dalle palle la tipa. Carmen esce piangendo e supplicando. Tanto c’è sicuramente una strafiga che si tromberà Filippo e dall’altra parte Diego-avvoltoio in attesa. Sigla… No, non me ne frega niente dell’immagine dei protagonisti. No, non lo mando l’essemmesse da 3000 euro per una cazzo di foto che trovo su Wikipedia, no
 
Se se adesso Diego ha rovinato la vita a Carmen, ma lei si ricrederà, Filippo perderà tutto quello che si può perdere, diventerà cattivo e perfido come il padre e bla bla bla… Ma il punto è il topo muore?!
Senti io non ci voglio neanche credere che c’è gente che manda DAVVERO gli sms per avere anticipazioni quando, ci sono i giornaletti gratuiti al supermercato che possono farlo!
 
Mau: "Tutto questo è bellissimo. Commentare un posto al sole via sms, bisogna scrivere qualcosa!"
Mari: "Sono assolutamente d'accordo!"
Mau: "Sto tirando giù i messaggi dal tel, così vedi a che punto siamo arrivati!"
Mari: "Fighissimo! della serie fai incontrare due pazzi e vedi che ne esce fuori!"
Mau: "Sta venendo fuori proprio così!"
 
Nota finale: Il topo si salva, state tranquilli!
 
E adesso i miei ringraziamenti. Eh si devo ringraziare l’ex fidanzata di mio fratello. Averla avuta in casa è stata una “gioia”, per quasi due anni. Ha compiuto miracoli di fattura inestimabile, come far andare mio fratello ad un concerto di Baglioni (io ancora rido..), per poi incazzarsi perché è stato seduto tutto il tempo (devi avere faccia pure per questo!); la sua “simpatia” ha travolto la mia famiglia inondandola di allegria e serenità (spero che si capisca il tono ironico…) e per ultimo ma non meno importante ci ha infognato completamente con questa soap! Lei non c’è più da tempo nella mia famiglia, in compenso se io sono a casa per le 20.30 mi sintonizzo su rai3 come un automa pronta a farmi due risate… Grazie Elisa Alias versione cattolica di Marylin Manson, spero almeno che come contropartita tu sia ossessionata notte e giorno da Gigi D’agostino e parenti!
E un grazie all’ideatore di tutto questo MauriElica!

Gozado para LeMieMari a 10:43 commenti (12)

martedì, novembre 14, 2006

Non so come successe che ne parlammo la prima volta. Sono sicura che eravamo nella sua macchina, che mi stava accompagnando a casa e che suonava l’unica cassetta che avevamo in comune. Troppo commerciale e dai gusti banali io (suo punto di vista), troppo metallaro, alternativo, di quei tipi a cui piace per principio tutto quello che il resto del mondo detesta, per partito preso (mio punto di vista). In realtà entrambi difendevamo i nostri gusti alla stregua senza mai, e dico MAI,  trovare un punto di incontro, urlando, fino a quando uno dei due faceva una battuta idiota e si scoppiava a ridere senza riuscire a smettere un attimo.
“Non è che ti faccio allungare troppo la strada”.
“ No tanto devo passare di qui”.
Non era vero e io lo sapevo, e lui sapeva che io sapevo, ma avevo bisogno di parlare con qualcuno che mi ascoltasse davvero.
Fatto sta che in quella uno blu si sono fatti i discorsi più intimi che io ricordi. ADDIRITTURA MARI!?!? Beh sì, almeno per noi a quei tempi. Adesso siamo di gran lunga peggiorati, ma non è di adesso che voglio parlare o forse non ancora.
Ero nella sua macchina, mi stavo sfogando parlando del ragazzo di turno che non sapeva cosa voleva dalla vita, quando gli dissi:
“E come disse qualcuno IL PUNTO NON E’ CHE LUI NON SI VUOLE SPOSARE, IL PUNTO E’ CHE NON VUOLE SPOSARE ME…”, stavo per spiegargli il perché di quella citazione e lui mi interruppe.. “Adesso ci mettiamo a cantare il calesse dalle frange blu?!!”
“E’ IL MIO FILM PREFERITO LO SO A MEMORIA!”
“Beh non mi stupisce… E’ anche il mio!”.
Da allora, ben 10anni, Harry e Sally ci hanno fatto compagnia in milioni di discorsi, abbiamo avuto la conferma che entrambi abbiamo tratti dell’uno o dell’altra, ma il nostro finale sarà diverso!
Sono decisamente ad alto mantenimento ma convinta del contrario, e lui è decisamente l’angelo della morte, ma è pronto ad innamorarsi ogni volta perdutamente. Beh magari con le dovute distinzioni.
Dieci anni in cui si sono accumulate lettere lunghissime con mittenti che meritano un post a parte; sguardi complici, un capodanno da brivido (non sempre reperita juvant..), dialoghi esilaranti al limite del teatro dell’assurdo, discorsi cervellotici sui massimi e minimi sistemi.
Come loro ci siamo persi per ritrovarci chissà quante volte. E il motivo è sempre lo stesso. Non accettiamo che qualcuno si permetta di ferirci più di quanto non lo facciamo già noi stessi. Ci diciamo cose crudeli, cattive, che arriviamo anche a pensare davvero per un certo periodo… Poi accade qualcosa. Un odore, una battuta, una data importante, la voglia di essere capiti fino in fondo, la voglia di piangere e di avere qualcuno imbarazzato che ti passa il fazzoletto, la voglia di avere un ancora di salvezza, quel ancora non una qualunque.. E torniamo. Sorprendendoci ogni volta nel trovarci ancora fianco a fianco.
Vite diverse, adesso. Vite che per scelta non si incontreranno mai. Rimaniamo chiusi nel nostro microcosmo in cui pochi, pochissimi entrano. E si sprecano i dialoghi in cui tento di capire perché, e lui mi spiega le sue motivazioni, difficilmente concilianti con le mie, per entrare in quel circolo da cui non ne usciamo vivi finché uno dei due non cambia discorso causa mal di testa.
Eppure tutte le volte che ci salutiamo, ho il sorriso, anche quando fino a pochi secondi prima ho trattenuto a stento le lacrime, perché comunque c’è. E’ sceso a compromessi, proprio lui che li odia tanto. Ci siamo riusciti. Non senza litigi, rinfacciamenti vari, incomprensioni al limite dell’assurdo, difficoltà oggettive.. MARI TU NON SEI LA VARIABILE TU SEI LA COSTANTE QUANDO LO CAPIRAI? Tu ripetimelo ogni tanto, che per quanto non sono vanitosa fa sempre piacere sentirselo dire, sai tutta colpa di quella maledettissima sindrome dell’abbandono.
 
Scrivo tutto questo oggi, oggi che inizia qualcosa per me, qualcosa che mi fa un po’ paura come tutto ciò che non si conosce, e ripensare alla nostra amicizia mi ha lasciato un sorriso.
 
E come colonna sonora del film “Every breath you take” rigorosamente versione Police.

Gozado para LeMieMari a 16:22 commenti (41)

giovedì, novembre 09, 2006

“Il punto è che avrei così tanto da dire che non saprei da dove cominciare, mi scontro con il limite di non riuscire a rendere sufficientemente l’idea..”
“concentrati su delle immagini e prova a descriverle allora, non un insieme solo quelle immagini”…
 
E come se mi avessero bendata e mi stessero dicendo raggiungi l’angolo e svolta a sinistra, e io non lo so quanto sono distante dall’angolo , non lo so se c’è un marciapiede che mi farà cadere, un palo che prenderò dritto in fronte, o la strada è completamente sicura. In realtà c’è una voce che mi guida, ma io non mi fido. Eh certo che così non vado lontano, o mi fido o mi fermo e aspetto, ancora e ancora e ancora. Che a me aspettare mica piace alla fine, ho sempre pensato che fosse un modo per far decidere agli altri della tua vita. Devo fidarmi per forza, la voce la riconosco, dovrebbe volere solo il mio bene. Dovrebbe…
 
Sto completamente bene solo quando ballo. Non ho bisogno di parole, non ho bisogno di sforzarmi per sembrare “felice”, non ho bisogno di fingere una sicurezza che non ho. Perché sono realmente e completamente serena, il sorriso esce spontaneo, divento un tutt’uno con la canzone, sono a mio agio come mi piacerebbe essere nelle restanti 20ore della giornata. Però la musica finisce, il mondo reale prende nuovamente il sopravvento, e devo correre ad aprire l’armadio per cercare in fretta un’armatura bella spessa, constatando sulla mia pelle che comunque in quelle che ho si riesce in ogni caso a fare breccia.
 
Ed ho una serie di immagini che non mi abbandonano mai, che mi fanno provare sentimenti contrastanti a cui non si può impedire di toccarti. E la notte è lunga mille ore, le giornate non passano più, faccio sempre più fatica a sorridere e quando ci riesco un cd passa “wish you were here”, lo trovo uno scherzo di cattivo gusto, il sorriso diventa amaro e faccio fatica a trattenere le lacrime, persino adesso, e non me lo posso permettere.
 
Vedo tante persone che mi vogliono bene, un affetto sincero, fidato, e mi sento un’ingrata perché neanche questo in questo periodo riesce a sollevarmi da queste sabbie mobili che mi stanno tirando giù, giù davvero.
 
Vedo uno specchio che riflette qualcuno che non conosco, qualcosa che non mi piace, e con cui dovrò convivere per tutta la vita, meglio cominciare a fare qualcosa di serio.
 
Ok adesso faccio un bel respiro, un altro ancora più grande… ecco meglio “non è vero” direbbe la mia Lele, eh già, è solo un periodo, voglio che lo sia, DEVE esserlo, e questa volta non aspetterò il tempo, questa volta provo a prendere una strada diversa, provo ad aprire scatoloni che erano nascosti e chiusi da troppo tempo, forse da sempre. Provo a scoprire chi sono davvero, provo a pensare a me, e spero che chiunque mi stia vicino lo capisca, ed attenda il mio altruismo spasmodico. Tanto ritorna, dare affetto è la cosa che mi riesce meglio, forse dovrei ricordarmi che ci sono anch’io.
 
Mi è appena arrivata tramite una mail della mia Lele questa frase di Chaplin, che con la canzone di prima, sarebbero capaci di togliermi il sonno per giorni… E’ ovviamente per TE…
“ci vuole un minuto per notare una persona Speciale,un'ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, ma poi tutta una vita per dimenticarla”.

Gozado para LeMieMari a 15:03 commenti (43)

giovedì, novembre 02, 2006

Favola commissionata direttamente da Oscarblog
 
Nello splendido Paese delle Favole ognuno nasceva con un destino. Se nascevi drago dovevi aspettarti di essere sconfitto dalle forze del bene, se nascevi rana avevi una buona percentuale di possibilità di diventare principe, che non è poco, e se invece alla nascita mamma e papà avevano deciso di chiamarti Fortunella, beh, non potevano esserci dubbi sul tuo destino. E così era stato: la piccola avrebbe ottenuto tutto quello che desiderava e la buona sorte non l’avrebbe abbandonata mai.
 
Fortunella non aveva fatto grandi richieste nel corso degli anni: aveva le idee ben chiare. Era cresciuta ascoltando i racconti della vita di alcune donzelle del Paese delle Favole ed era cresciuta con l’unica certezza di emulare se non superare i suoi miti.
 
A questo punto è quasi superfluo dirvi che il più grande desiderio di Fortunella era quello di poter conquistare un bel principe azzurro.
 
“Mi dispiace” le aveva detto il re del Paese delle Favole. “I principi al momento sono tutti ammogliati”.
“ Ma com’è possibile, sire?” aveva chiesto stupita Fortunella.
“Eh cara, sei arrivata troppo dopo Biancaneve, Cenerentola, La Bella Addormentata, la Sirenetta…” aveva tentato di spiegare il re.
“E mi vuole dire maestà che da allora nessuno ha voluto più aspirare al ruolo di principe azzurro?!” aveva detto spalancando gli occhi sempre più sorpresa.
“A quanto pare, mia cara, preferiscono tutti essere cavalieri valorosi o personaggi dai poteri magici pronti a sconfiggere draghi, mostri, streghe”.
“Mi sta dicendo, sire, che se voglio sperare di incontrare qualche bel principe devo diventare cattiva e pericolosa?!” aveva chiesto la piccola Fortunella.
“Purtroppo i tempi sono cambiati, adesso una Lady Oscar verrebbe battuta ai botteghini dai Pokemon”aveva tentato di spiegare il Re facendole un esempio attuale.
“Oh sire, non è mia intenzione che si racconti nelle favole che la fortuna non prova tutte le strade possibili. Posso farle una richiesta?”.
“Certo mia cara”aveva risposto il Re incuriosito.
“ Desidero diventare una strega potente e temuta da tutti, con un regno da governare e dei sudditi che obbediscano ai miei ordini” aveva chiesto tutta contenta Fortunella e il Re esaudì il suo desiderio.
 
Fortunella non aveva preso in considerazione però il rovescio della medaglia e se ne accorse ben presto. Governare un regno non era cosa semplice, con quel consigliere malefico, poi, addirittura impossibile. Era capace di proporle incantesimi per uccidere, per pietrificare persone ritenute “pericolose”; con l’ultima richiesta aveva superato il limite però: Fortunella non poteva neanche sentir parlare di far sparire i bambini del regno confinante per usarli come merce di scambio.
“Assurdo!” aveva esclamato facendo dileguare il consigliere, ma sapeva che sarebbe tornato all’attacco presto.
“Perché mai sono stata così sciocca da chiedere qualcosa così distante da me? Io che faccio del male a qualcuno: è impensabile. Come ho potuto credere che diventare una strega cattiva potesse rendermi felice? Chissà cosa penseranno i miei genitori che mi hanno cresciuta ripetendomi che la vita era rispetto per il prossimo. Che vergogna! Voglio tornare a casa, rivoglio la mia famiglia, sono disposta anche a rimanere sola per sempre. Se i principi ormai vogliono sconfiggere i mostri e streghe cattive pazienza! Rimarrò senza principe perchè io non sono così e non voglio diventarlo per nessuna ragione al mondo. Ora lo so”.
 
Le lacrime di Fortunella non andarono sprecate: il Re del Paese delle Favole le sentì e non riuscì a rimanere indifferente, proprio lui così attento ai desideri di ogni suo suddito.
Fu così che Fortunella si risvegliò nel suo letto, corse subito ad abbracciare i suoi genitori e li rassicurò. Aveva imparato la lezione: è importante avere dei sogni e cercare di realizzarli ma a tutto c’è un limite. L’importante è rimanere sempre se stessi, qualsiasi cosa ci riservi il destino.

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