Mentre io sono qui a scrivere, voi cosa state facendo? C’è chi dormirà ancora, chi è presa in un corso, sta disperatamente cercando di non addormentarsi e assimilare tutto; c’è chi sta facendo lezione ad un’aula di ragazzini che nel frattempo non vedono l’ora di tornare a casa e giocare alla play; mia madre starà pensando a cosa preparare per pranzo, papà sta lavorando, voi siete davanti al pc forse a leggere tutto questo, mentre il capo vi chiede gli ultimi resoconti di chissà cosa, o magari mentre squilla il telefono, o mandate un sms. E’ un pensiero che ho spesso CHISSA’ COSA STARA’ FACENDO IN QUESTO MOMENTO…
Me lo chiedo quando sono ferma al semaforo e guardo il personaggio dell’auto affianco alla mia. E ci costruisco su una storia. La signora che va a prendere il figlio dalla scuola calcio, il tamarro che va in centro per “pompare” lo stereo al massimo e conquistare le tamarre coetanee; l’imprenditore che torna a casa dopo l’ultima riunione, i giovani rampolli che si incontrano per il branch solo per poter continuare a parlare di lavoro, mentre la musica va e il mio cervello costruisce immagini su immagini.
Al ristorante poi mi perdo completamente. Vengo attratta come una calamita dai personaggi degli altri tavoli. Comincio ad osservare i loro sguardi, riesco a percepire se il cibo è di loro gradimento o no (o almeno questo è quello di cui mi convinco), se la compagnia che hanno è noiosa, oppure si stanno divertendo un sacco. Di solito se mi imbatto nelle coppiette melense che stanno tutto il tempo a tenersi per mano, a sorridersi in modo ebete con gli occhi a cuore, cerco subito di meglio, e mi meraviglio mentre penso chissà che noia quando fanno sesso!! Oh non chiedetemi perché ma la vedo così.
Adoro invece quelle coppie di vecchietti, tutte curate, lei con la piega, il rossetto e lo smalto perfetto, lui pieno di attenzioni, che ridono di sottecchi, esprimendo in pochi gesti anni di complicità. E mi lascio coinvolgere sempre un po’ da chi invece mangia senza guardare negli occhi chi ha davanti. Quel muso duro, quegli sguardi sfuggenti, e poi le parole taglienti che non sento, ma so che ci sono o ci saranno. E’ terribile cenare con chi hai dei conti in sospeso, è orribile decidere di sistemare o chiarire qualcosa a cena. Non ti puoi sfogare. Non puoi urlare se ne hai voglia, ma nemmeno piangere o tirargli uno schiaffo o riempirlo di parolacce, che sì va bene non serve a niente, ma forse il tuo fegato ti ringrazierà un giorno.
E poi c’è chi mangia da solo. Ecco io non lo farei mai. E questo è un male, è sintomo di qualcosa. Chi mangia da solo in un luogo pubblico, non ha paura della solitudine. Perché vedrà tavoli pieni di gente e non si rattristerà, vedrà gli scenari raccontati sopra e farà spallucce. Magari non apprezza la solitudine però la sa affrontare, e io lo ammiro. Io non ci riuscirei, i miei fantasmi verrebbero fuori tutti insieme, mi sentirei a disagio. Chi mangia da solo accetta come unica compagnia la sua coscienza con cui può dialogare, scontrarsi, ma in ogni caso le fa spazio e le dice Prego accomodati. Io e lei siamo ai ferri corti da un po’, e sempre e solo una continua a chi ha ragione, estenuante come commensale. Nello stesso ristorante, tante vite diverse si incontrano, sono estranee tra di loro, eppure non si sono indifferenti.
E come mi è venuto in mente di scrivere un post del genere? Beh capita che un concorso ti faccai conoscere un sacco di blog nuovi, capita che alcuni di loro li trovi geniali, altri scritti veramente in modo eccezionale, altri scopri che sono tutto questo insieme e in più chi lo scrive è un tuo concittadino. Mi sono lasciata ispirare dal blog di Elica, ho raccolto il suo consiglio ed eccomi qui..
A voi che vi state preparando per il ponte… Tanta invidia da parte mia, qui lo schiavismo continua!
E come colonna sonora Cheap honesty – Skunk Anansie

Lo confesso a volte sono troppo spigolosa, troppo intransigente, netta. E che io chi non difende se stesso dagli attacchi gratuiti proprio non lo capisco. Come si arriva a lasciare tanto potere agli altri da farti trattare come una pezza e non reagire!? No perché l’amore è altra cosa. No perché ho amato, ma non ho mai usato mezzi termini per difendere le mie idee, e mai nessuno che ha condiviso con me anche solo un giorno si è permesso di mancarmi di rispetto senza ricevere la sua contropartita.
E un po’ mi sono anche rotta di dire sempre le stesse cose, e un po’ mi sono anche rotta di vedere che cambiano i soggetti, ma la storia è sempre la stessa. Almeno questa votla cercherò di cambiare il mio ruolo. L’amica silenziosa che fa finta di non vedere per il quieto vivere, lascia il posto all’amica che vede, sente e parla a modo suo quando non ne può più. Si vede che la soglia è già quasi stata superata?!
E’ un periodo strano, in cui troppo spesso scatto per niente, in cui atteggiamenti particolari mi infastidiscono più del normale, in cui non dormo bene, in cui stento a riconoscermi. O forse non voglio riconoscermi, perché non ho più 15anni e certi pensieri, certi comportamenti non li accetto più da me. RISOLVILI QUESTI PROBLEMI VISTO CHE SONO SICURAMENTE PIU’ FACILI DI ALTRI. Pragmatismo maschile. Loro risolvono un problema col pc con la stessa naturalezza con cui risolvono un problema emotivo. Beati loro. Io quando il pc mi si ribella lo lascio stare per un po’, poi torno e magari è tutto a posto; se non è così, spengo e riaccendo, che non ho mai capito perché ma spesso è la soluzione di tutto, e soltanto alla fine decido di chiamare il tecnico e resettare. E’ SOLO CHE DOVRESTI VOLERTI PIU’ BENE, e tu vorresti abbracciarla forte dirle di non preoccuparsi che poi starò meglio che è solo un momento, mentre ti abbandoni in un pianto liberatorio, invece sorridi e le dici come se ci credessi davvero EH SI’ LO SO COL TEMPO…
Venerdì sera l’ho rivisto. Ho rivisto l’uomo che mi fece appassionare nuovamente alla lettura, l’uomo che quando parlava aveva una classe intera che prendeva appunti, che si segnava le parole che diceva e non si conoscevano (molte, moltissime..). Ho rivisto l’uomo che con una naturalezza senza fine mi sconvolse dicendo MAI E SEMPRE SONO PAROLE CHE NON ESISTONO, e poi aveva spiegato anche il perché che nel tempo ho modificato, ma l’essenza è rimasta. Mi ricordo ancora lì a bocca aperta, tutta la classe ammutolita, tutte le ragazzine al primo flirt che già avevano giurato amore eterno quasi risentite e lui ad infierire COSA SONO QUELLE FACCE, FORZA ALLORA SPIEGATEMI COS’E’ “SEMPRE” O “MAI”. Ovviamente nessuno rispose. Solo un grande sorriso sul mio viso.
Ho visto il suo lato umano, ha riso con noi in un pub qualunque, in una Torino che sembrava magica, con quella sua voce bassa, profonda, quel suo cervello capace di ipnotizzare ancora e ancora. Non so se mi ha fatto più bene o male rivederla professore. Ha messo di fronte la Mari che ero e quella che sono adesso, quello che volevo e quello che ho adesso. Spero non abbia notato il mio sguardo assolutamente rapito dal suo carisma. Ha visto come sono migliorata negli anni? Ha visto come le ho parlato in maniera disinvolta, come sono riuscita a fare la cabarettista con Lele, a non uccidere quel supponente di Davide? Sorrido adesso al pensiero che eravamo tutti molto attenti trovare esclamazioni che non trascendessero troppo nel volgare, mentre lei ci guardava divertito, eh sì perché in fondo eravamo una classe che non ha mai saputo classificare e continuiamo ad esserlo. A dire il vero non eravamo una classe ma una serie di individui che erano costretti a trovarsi nella stessa classe, ma non ci siamo fatti mancare grasse risate e aneddoti da raccontare.
Mi spiace aver deluso chi sperava che questo post andasse a parare da qualche parte, in realtà ho cercato di sedare un po’ la mia inquietudine con le parole.
Stasera ho afro, attendo con ansia i racconti del week-end della mia Lele, niente psicoanalisi su Mari, lei sa quando lasciar perdere, e credetemi è un sollievo saperlo.
Come è un sollievo sapere che un amico è riuscito a seminare i suoi fantasmi ed ha ritrovato la strada, un sollievo sapere che sei tornato davvero, ti aspettavamo.. adesso siamo di nuovo al completo.
Colonna sonora del post “Black hole sun” – Soundgarden… Per una miriade di motivi..

Ma dove diavolo sono finita?! Sembra un cubo. Forse una cella ma, visto il freddo, potrebbe anche essere una cella frigorifera; non c’è odore di cibo però. Che mal di testa.
Ben svegliata Mari!
Chi parla?! non vedo niente con questa “luce”. Se è uno scherzo non mi sto divertendo!
Sono il tuo inconscio
Ah, certo! Senti, smettila! Ieri sera non ho bevuto, ero troppo stanca persino per una birra. Te lo ripeto: CHI SEI!?
Ma non eri abbastanza stanca da aspettare di leggere il tuo nuovo libro.
Beh sì ma, cosa c’entra adesso? Ho sempre avuto la passione per la psicologia…
Hai capito adesso?!
Senti inconscio, non ti vedo ma lo sento il tuo ghigno, potresti evitare il tuo lato stronzo?! No perché quello ce l’ha già la mia parte conscia.
Non rido DI te, rido CON te
Ciccio il gioco del girare le frittate l’ho inventato io, passa ad un’altra tattica.
Come sei ostile, sarà forse il senso di claustrofobia che avanza?
Se è vero che sei il mio inconscio saprai che tra un po’ comincerò ad urlare e sbattere la testa ovunque pur di uscire di qui. Tu non dovresti essere in grado di aiutarmi?!
Soltanto se è quello che desideri veramente
No, no! La condiscendenza che si riserva ai pazzi no, non ancora almeno, sto parlando con te da solo 5 minuti!
Ma guarda che l’hai voluta tu questa condizione!
Io non ricordo niente.
Allora ti rinfresco la memoria: cena davanti alla tv, voci sommesse di chissà quale vecchio film in sottofondo; il tuo solito panino e il tuo libro sulla psicoanalisi e le tecniche di ipnosi; il cellulare che squilla e quel messaggio che ti ha scosso non poco...
…E la voglia di capire cosa mi porta tutte le volte a questo punto.
Esatto
Allora dovrei cominciare ad analizzare il perché del cubo e di questo freddo?
Forse
O forse dovrei capire perché è tutto in penombra e non riesco a trovare un interruttore?
Forse
Senti, l’inconscio dovrebbe custodire quello che non riusciamo ad ammettere a noi stessi, non essere un disco incantato che dice FORSE!
Mi hai chiesto tu di creare questa situazione; io percepisco le sensazioni e gli do una dimensione: hai voluto un faccia a faccia con me, adesso non puoi avere paura!
Ti ho sottovalutato. Questo freddo che sento mi spaventa eccome: è la paura della solitudine. La conosco perché è una morsa allo stomaco che non riesco ad allentare neanche con grandi respiri; non mi chiedere di dare un perché alla mia claustrofobia mi farei pagare 100Euro l’ora se avessi la risposta, vestirei tailleur di alta moda, starei un mese all’anno in una beauty farm, avrei borse super fighe, tra cui la tanto bramata Birkin, e non avrei a che fare con camionisti tutto il giorno!
E il tuo voler sempre ironizzare sulle situazioni difficili invece come lo definiresti?!
Spirito di sopravvivenza. Sono al limite, e questo lo sai. Non so se sarò mai pronta ad affrontare i miei PERCHE’ ma è evidente che non lo sia adesso.
Bisogna saper riconoscere i propri fallimenti
Bisognerebbe anche non infierire, ma essendo il MIO inconscio so di non potertelo chiedere. Come hai intenzione di tirarmi fuori di qui!?
Un modo c’è, mi devi dire quelle due paroline.
Scordatelo!
E’ l’unico modo Mari, quanto meno non avresti fatto tutto questo per niente, e poi già altre volte sei stata tentata..
Ogni tanto si deve scendere a compromessi,lo sai bene, questa è la tua via d’uscita. Sarà poi tanto male?!
Forse hai ragione; forse non è poi tanto male ma tienilo per te, non lo dire in giro, tanto non ti crederebbero, io per prima non voglio ricordarmelo quando mi sveglierò..
Promesso
Allora: TI AMO

La vedo arrivare dalla finestra in versione autunnale… jeans, maglioncino e giacca, rigorosamente stivalata, so già l’effetto che avrà in officina, guardo Tony da leonessa e gli dico se qualcuno si azzarda a commentare giuro che me la paga.. E le vado incontro..
Lele io non ti ho portato la maglia non pensavo passassi oggi
LO SAPEVO! VA BEH DAI TANTO CI VEDIAMO SABATO CHE PROBLEMA C’E’?!
Ma mi entrerà sta roba!?!?
HAI DUE PAIA DI PANTALONI, GIACCA E CORPETTO VEDI DI ENTRARCI!
Ok allora non mangio niente da qui a sabato secondo me potrei farcela!
NON TI RISPONDO NEANCHE, NON NE HO DUBBI!
Nel frattempo il telefono squilla e lei si allontana, la guardo dalla finestra e neanche 5secondi dopo arriva Tony IO NON NE FACCIO COMMENTI PERO’… sì lo so che è bellissima lo so…
E ripenso a ieri sera. Due farinate, due pizze al tegamino, rigorosamente acqua naturale, e tante chiacchiere. MI FAI LE COCCOLE??? Diceva il messaggio mentre andavo a prenderla ieri sera. Così l’ho stupita con effetti speciali dopo la doccia mostrandole la crema per il corpo che mi ero portata, l’ho fatta ridere come una scema con le mie teorie mentre guido, teorie tra l’altro applicabili alla vita quotidiana di ogni persona sana di mente, e non ci siamo negate i discorsi esistenziali.
E non lo vorresti vedere quello sguardo così smarrito in una persona che ami tanto, anzi vorresti darle solo risposte che sai essere giuste; lei è lì che mangia piano piano la sua pizza a piccoli bocconi, spesso di interrompe per raccontarsi e io tutta rivolta verso di lei che scruto ogni suo gesto, perché spesso le cose importanti non le diciamo con la voce, e quegl’occhi mi hanno svelato molto un sacco di volte.
Non so se ho fatto un buon lavoro, so che sono riuscita a farla sorridere, CHE CINICA CHE SONO solo realista Lele solo realista PENSI CHE LA DIFFERENZA SIA MOLTA penso che basti un attimo per essere dall’altra parte GIA’…
E mi piace il sorriso che le esce tutte le volte che tento di riportarla alla realtà, tutte le volte che le ricordo il perchè del comportamento di sua madre, piuttosto che quello di Massi. E mi fa la faccia da “UFFA MARI MA TU SEI MIA AMICA MI DEVI DIFENDERE” e io faccio quella da “sempre e comunque con gli altri, ma qui siamo io e te permettimi di cazziarti!”
HO PARLATO SEMPRE IO ANCHE QUESTA VOLTA MI SA CHE DEVO FARE AFRO 2VOLTE A SETTIMANA ALMENO QUALCHE VOLTA PARLI ANCHE TU!
Non ti preoccupare Tesoro se avessi qualcosa di urgente o che mi preoccupa te lo direi
AH OK… PERO’ MARI COME SEI SAGGIA A VOLTE..
Sì a volte appunto…
E’ CHE SEI INCONGRUENTE
Ecco io odio chi predica bene e razzola male e alla fine sono così pure io!?
NON HO DETTO INCOERENTE HO DETTO INCONGRUENTE
E’ che le cose che dico agli altri io le penso anche della mia vita, il fatto che io non abbia il coraggio per farle non vuol dire che non mi auguri che lo abbia tu anzi..
E oggi sento uno strano peso sul petto, devo fare grandi respiri per non soffocare, devo mettere la radio ad alto volume per tentare di non ascoltare i mille pensieri, è uno di quei giorni in cui stare ferma non mi fa bene, ma non ho neanche l’energia per continuare ad andare. Forse dovrei ascoltarmi di più. E’ ora di finire questo post, il momento introspettivo può attendere, anzi DEVE.
E concludo con la canzone che ultimamente mi ruba una lacrima tutte le volte che l’ascolto, difficile spiegare al ballerino di turno il perché, mi limito ad un semplice E’ BELLISSIMA, il resto lo esprime il mio corpo…
“Como es que te amo asi con todo el pensamiento
Como lograste entrar asi sin preguntar robandote el momento
Como es que te amo asi
sin tanto sufrimiento
Como es que es natural que cada a manecer quiero parar el tiempo
Y es que te he dado todo y nada es suficiente
no porque me lo pidas sino porque faltan frenos al quererte....”

Mari fai con calma, una cosa per volta.
Ecco questa frase me la sento dire da quando sono piccola e vale tutt’ora., solo che si è trasformata in TU FARE UNA COSA PER VOLTA NO EH?! Ebbene sì lo ammetto non ce la faccio.
Riesco a scrivere una mail e sentire nel frattempo la telefonata del capo col fornitore, così che quando lui mi dirà NON MI RICORDO PIU’ A CHE ORA GLI HO DETTO io incalzerò con un Alle 16.. E lo so che lo sorprendo lo stronzo, ma ovviamente non lascia trapelare nulla.
Questo non vuol dire che non sono sufficientemente interessata alla mail che scrivo, vuol solo dire che non sono a compartimenti stagni.
Se a lavoro qualcuno mi parla, ma sto registrando le fatture e non posso guardarlo, non vuol dire che le mie orecchie mi si sono tappate di colpo. Con gli occhi VEDO mica SENTO!
Ci ho messo un po’ per farlo capire anche a Lele. Situazione tipo da 15anni a sta parte:
Casa mia, cameretta, momento del “cosa mi metto o dio non mi sta bene niente faccio schifo”, l’armadio è il nemico da sconfiggere, lei mi parla della serata con Paolo, piuttosto che dell’avvocato di Roma, piuttosto che del ragazzino, del lavoro, della casa…MA MI CAGHI!?!? Lele ti ascolto anche se non ti guardo ALLORA COSA HO DETTO?!?! E io ripeto pedestremente con tanto di particolari IO VORREI CAPIRE COME CAVOLO FAI IO FACCIO FATICA A FARE UNA COSA, FIGURATI DUE!
Al mare quest’anno le offro una cuffietta per leggere con il sottofondo musicale, lei mi guarda stranita PER CARITA’ NON RIESCO A LEGGERE CON LA MUSICA la mia faccia era da fumetto con tanti punti interrogativi sopra E perché mai!?! MI DECONCENTRO chi mi conosce sa come ho scosso la testa senza proferire parola… Io sarò strana ma lei non è da meno!
Nella mia camera la tv è sempre accesa, anche se non la guardo, mi da la sensazione che ci sia sempre qualcuno, nel frattempo leggo, o scrivo, o parlo al telefono, ma lei è sempre accesa. Guido e parlo al telefono, e non per questo sono un’impedita che non sa dove andare o si rincojonisce davanti ad una rotonda. Sfatiamo questo luogo comune, è pur vero che molte donne mi fanno vergognare di essere donna quando guidano, ma vado fiera di essere parte delle eccezioni che comunque ci sono. E lo so che non si dovrebbe, ma praticamente sto sempre in macchina che dovrei fare tagliare i ponti col mondo!?! In realtà è il mio momento di relax pensate un po’!
Una cosa per volta, una cosa per volta e sorrido. Con tutti i giorni della settimana disponibili faccio afro il martedì e il giovedì, secondo voi quando mi hanno piazzato le prove di rueda col gruppo!??! Il GIOVEDI’! Così alle 19 esco da lavoro, alle 19.10 arrivo a casa, alle 19.12 c’è Lele sotto casa che mi aspetta, facciamo la lezione dalle 20 alle 21.30, mi asciugo che sono inguardabile, una lavata alle ascelle ci sta tutta e alle 22 sono già fuori dalla scuola per prelevarmi (neanche chi riscuote il pizzo è così puntuale), e via direzione colline del Roero, una 60ina di km per arrivare a scuola dalla maestra, spararmi altre 2 ore di lezione ed arrivare a casa con un solo pensiero NOOOOOOOOOO DOMANI LAVORO NON E’ DOMENICA! E rispondo subito a chiunque di voi stia leggendo e si stia chiedendo “Va beh scusa ma chi te lo fa fare?!”, a voi rispondo la PASSIONE. “Solo” questo. Ho scoperto nella danza afro una valvola di sfogo incredibile, il mio corpo reagisce al suono di quei tamburi come neanche io pensavo potesse fare, la mia mente ormai memorizza i passi molto più facilmente di prima, l’insegnante di quest’anno è a dir poco meravigliosa, senza contare la presenza del mio sole. Il resto non è neanche da mettere in discussione. Comunque la rueda finchè avrò un’età per farla (e grazie al cielo ho un po’ di anni davanti), un gruppo con cui condividere questa esperienza, e il mio fisico non cederà alla stanchezza, la farò perché è sempre un’emozione indescrivibile attraversare la pista del Rio Grande sentire quella voce ormai nota che ci annuncia, avere gente ovunque che fa il tifo, sentire il pre ascolto e azzerare il contatore, via, nessun pensiero, nessuno sforzo, sorriso, schiena dritta, per fortuna il sedere fa il suo dovere senza doverlo controllare!
E mentre scrivo tutto questo, mi è già capitato di rispondere al telefono due volte, e mandare due messaggi di buongiorno, come direbbe la mia Sa E’ LA VITA MIA E’ LA VITA MIA!
Bacio grande per voi, con le dovute distinzioni ovviamente ;-)

Crizia guarda il vuoto nella sua camera d’albergo. Sembra quasi che dica “Fermi tutti questa non può essere la mia vita c’è un errore”!! Ripercorre gli ultimi giorni come se fossero un’insieme di fotogrammi, cerca di dare un ordine a tutto ma non ci riesce
Brian, o come si chiama, che le dice di scendere dalla macchina e salire in camera al sicuro, la sua rabbia di fronte all’unica risposta che ricevono le sue domande: silenzio.
Non riesce a darsi pace, cammina su e giù per la stanza, accende la televisione cercando notizie, la spegne innervosita dal vuoto che provocano quelle voci. Il mondo sembra non interessarsi della sua reclusione forzata. Guarda fuori dalla finestra, non un cenno che possa sembrarle familiare, e sorride pensando che in fin dei conti i segnali di fumo sono un po’ troppo retrò… Ed ecco di nuovo l’angoscia che le sale stringendole la gola. Cerca di dare un senso a tutto quello che ha vissuto, ma proprio non ci riesce. Come ci è arrivata fin qui!? Com’è successo che quelle poche certezze che credeva di avere, sono sfumate davanti ai suoi occhi?! Accadde tutto in quella sera della festa al Castello di Padernello, in cui le sue verità venivano sbugiardate all’aprirsi di una porta. Mio padre è vivo, si ripete, ricorda quanto ci ha messo per convincersi del contrario, ricorda il suo orgoglio uscire fuori tutte le volte che la realtà le sbatteva in faccia di non essere mai prioritaria nella vita di quell’ uomo. Ricorda che il suo cuore le si è fermato per un attimo nel rivederlo.
Parla ad alta voce nella stanza perché le parole ascoltate e non solo pensate diventano reali, assumono una dimensione.
Un posto di lavoro da invidia, ottimo come ambiente, come stipendio, che la gratificava, si scopre essere un luogo dove avvengono loschi giri, in cui nessuno è chi dice di essere. Il suo ragazzo non è solo il genio della rete che risolve tutti i problemi con efficienza e di cui tutti sono soddisfatti, no anche lui le nasconde molto. Si è presentato sotto falso nome, non le dice il perché, e conosce molto bene tutti i cunicoli sotterranei che partono dalla Triton e permettono di attraversare tutta la città. Ricorda tutti i suoi discorsi, tutte le frasi interrotte a metà con scuse che adesso capiva fossero ridicole. E poi tutte quelle sere davanti al suo portatile a fare chissà cosa, pronto a spegnere tutto appena lei si avvicinava. John Titor doveva essere il suo vero nome secondo suo padre, e anche questo non le suonava nuovo. Non ce la fa più ad aspettare deve trovare una via d’uscita, un contatto con l’esterno. Una sua amica ha aperto un blog, potrebbe essere un modo. Magari spera in un commento di uno sconosciuto che non la faccia sentire così sola. Magari è solo un modo per togliersi, per un minuto, quel peso dal cuore.. è diventato tutto TROPPO per lei. Molto probabilmente è convinta che John o Brian che sia, possa trovare un modo per darle un segno, ma se così fosse sarebbe un bene!? Ormai non sa più niente. In quella hall si guarda le spalle, non è più al sicuro da nessuna parte, sui siti dei quotidiani nessun accenno a niente che le interessi, si arrabbia con se stessa, sperava di trovare sulla Stampa in prima pagina TRANQUILLA AMORE PAPA’ VERRA’A SALVARTI!? Per fortuna riesce ad addormentarsi, piangere ha anche i suoi lati positivi, ma al risveglio un pensiero le si insinua nella mente. Cosa c’è dentro quel cd? Perché proprio Progetto Timeo? Perché Timeo? Attende con ansia l’ora della colazione per scendere nella hall. Ha il cd in mano, sa che Brian le ha ricordato di custodirlo, ma vuole sapere, in fondo sembra essere l’unica che non conosce le regole del gioco.
Il file è protetto, c’è una strana estensione, non la conosce, è coperto da password, tutto troppo difficile, Brian non è così sprovveduto, e lei non è così pratica Sfogliando tra i file ce n’è uno che si chiama Gilles de Rais, si posiziona col mouse, fa un bel respiro e clicca due volte. Ci sono una serie di date, di città, di nomi sconosciuti. Forse non sei pronta a sapere cosa c’è dentro questo cd, si dice, forse dovresti semplicemente chiudere e aspettare. C’è troppa gente, le sembra che tutti stiano guardando cosa fa, e ritorna in camera. La sua mente va a mille, non la controlla più, è evidente che Gilles nasconde qualcosa di importante, e evidente che c’entrano le scatole che hanno spostato di nascosto l’altro giorno dalla cantina a chissà dove. Cosa può esserci di così prezioso lì dentro, continua a domandarsi… Gille de Rais, Gilles de Rais, John Titor, Gilles, John, nomi che ormai la tormentano e quelle date, come se fossero.. “Non ti sei mai chiesta cosa ci sia nella casa dei bambini urlanti!??”. Ma allora anche Brian.. Pioggia di sale che a stento trattiene, rabbia contro non sa nemmeno lei chi, tutto gira vorticosamente intorno a lei. E’ proprio vero che l’amore può essere la trappola mortale perfetta, si dice mentre ripensa alle frasi che spesso scriveva sui suoi diari di scuola. Si sente immobilizzata, completamente impossessata da una sensazione di panico devastante. Deve fare qualcosa ma non sa cosa, ecco sì chiamare Biancamaria, di lei si può fidare, sì. Subito dopo la telefonata si sentì meglio, non sa nemmeno lei perché, le mancava quella voce così rassicurante,riesce a sentirsi persino ottimista. Le cose si risolveranno, mi nasconderò da lei finchè non si calmano le acque e non capisco da chi devo scappare.. Poi qualcuno bussa alla porta, il suo passo veloce e quel sorriso sulle labbra prima di aprirla posso vederlo, esattamente come vedo il suo viso diventare di pietra quando capisce che, si era sbagliata, ormai nella sua vita non poteva più fidarsi di nessuno.
